sabato 24 aprile 2010

Affinità e divergenza tra il compagno Berlusconi e noi

Vorrei commentare i fatti interni al Pdl che si sono registrati lo scorso giovedì 22 aprile in occasione dell’assemblea. Come ormai tutti sanno Silvio Berlusconi ha sfidato in una singolar tenzone verbale il compagno Gianfranco Fini, accusandolo di aver puntualmente e quotidianamente criticato tutte le sue dichiarazioni. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio concentrare l’attenzione sulle parole che sono state utilizzate nel conflitto verbale.
Il «Corriere della Sera» ha riportato ieri, venerdì 23, questo virgolettato del Premier, il quale avrebbe intimato all’ex leader di An: «Vuoi fare politica? Dimettiti». Ecco, davanti a queste parole rimango turbato. Ho capito bene o Berlusconi ha implicitamente affermato che chi ricopre una carica istituzionale, in questo caso la presidenza della Camera, non può fare politica? Ovvero che un politico – colui che fa della politica il suo mestiere – non può fare politica? A questo punto bisognerebbe rivedere tutto l’operato dei ministri, dei senatori e dei parlamentari del Pdl. Le direttive di partito – sempre che il Pdl possa essere considerato tale dato che, tra le tante dichiarazioni, Berlusconi ha rilasciato anche questa: «Il Pdl è un popolo, non un partito» – sono dunque per loro insindacabili?
Leggo successivamente che il Premier avrà la facoltà di espellere i dissidenti dal partito.
Cribbio, ma allora lo spettro del comunismo si aggira veramente per l’Europa! E la situazione è più grave del previsto. Oltre ad essere amico di Putin, Berlusconi sta adottando nel suo "partito" accorgimenti palesemente staliniani.
Il prossimo passo?
Sistema Gulag.

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