domenica 30 dicembre 2012

Remember Us: Il conformista, Albert Nobbs, L'uomo puma, Il pranzo di Babette, Poetry

Il conformista
di Bernardo Bertolucci
con Jean-Luis Trintignant, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Gastone Moschin
Drammatico, 112 min., Italia-Francia-Germania Ovest, 1970
*** ½

Ciò che colpisce di questo film è sicuramente la ricerca puntigliosa dell’inquadratura perfetta e la costruzione del racconto. Tratto da un romanzo di Moravia, non tradisce i temi cari allo scrittore (soprattutto la critica alla società borghese) ma li piega alle proprie esigenze. Ci sono così, in nuce, tutte le tematiche che troveremo nella produzione bertolucciana successiva: la contrapposizione fascisti/antifascisti, le manifestazioni di piazza al grido di bandiera rossa, il sesso come convenzione sociale.


Poetry
di Lee Chang-dong
con Jeong-hie Yun, Da-wit Lee, Hira Kim
Drammatico, 139 min., Corea del Sud, 2010
***

Come rappresentare la miseria umana attraverso la frizione tra la bellezza (la voglia di poetare dell’anziana protagonista) e la bruttezza (ciò che ha fatto il nipote insieme ai suoi amici e la reazione dei genitori) che abitano la società. Operazione riuscita, pur con qualche sbavatura.


Il pranzo di Babette
di Gabriel Axel
con Stéphane Audran, Brigitte Federspiel, Bodil Kjer, Jarl Kulle
Commedia, 102 min., Danimarca, 1987 ** ½

In un paesino danese di fine XIX secolo due sorelle castrate dal padre pastore protestante accolgono una donna francese che anni dopo si sdebiterà preparando una maestosa cena alla francese che riporterà l’armonia tra i litigiosi seguaci della loro comunità religiosa. Sarà la "deformazione Masterchef", ma della cena qui si vedono solo i piatti finiti e a noi interesserebbe di più la preparazione o, in alternativa, una riflessione meno buonista della società protestante dell’epoca. Trasposizione fin troppo lineare di una storia di Karen Blixen che è riuscita ad aggiudicarsi l’Oscar al miglior film straniero nel 1988.


Albert Nobbs
di Rodrigo Garcìa
con Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Janet Mc Teer
Drammatico, 113 min., Gran Bretagna-Irlanda, 2011
**

Film sull’identità sessuale? No. Film sulla società inglese di fine XIX secolo? No. Esercizio di stile? Neanche. Breve storia spalmata su due ore che poggia tutta sulla buona recitazione di Glenn Close. Cosa rimane? Quasi nulla. Finale patetico.




L’uomo puma
di Alberto Di Martino
con Walter George Alton, Miguel Angel Fuentes, Donald Pleasence
Trash, 96 min., Italia, 1980
*

Classico del cinema trash. E non poteva essere altrimenti. Solo un genio "del cinema spazzatura" poteva concepire un supereroe chiamato Uomo Puma che vola come Superman e che, per giustificare la sua natura felina, tiene le dita delle mani a mo’ di artigli?

martedì 18 dicembre 2012

Nuova recensione Cineland. Moonrise Kingdom di W. Anderson

Moonrise Kingdom
di Wes Anderson
con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton
Drammatico, 94 min., Usa, 2012

Carrello laterale iniziale, inquadrature simmetriche, jump cut che giustifica sviluppi narrativi altrimenti improbabili, ralenti, colori pastello, e “i cattivi non sono cattivi e i nemici non sono nemici e anche i buoni non sono buoni”. Con Moonrise Kingdom la poetica di Wes Anderson raggiunge la sua piena maturità tecnica e stilistica e dà vita ad una riflessione sulla (pre)adolescenza che mette a nudo i limiti dell’età adulta: la fuga d’amore tra due ragazzini “diversi”, “emarginati”, vuole essere il pretesto per parlare dell’innocenza in un sentimento, quello d’amore, che negli adulti si perde, inevitabilmente.

A metà tra favola e fiaba in immagini, il film (“tutto tenerezza e finali agrodolci”) evidenzia una leggera frizione tra lo stile assolutamente personale del regista, che a livello visivo propone effettivamente qualcosa di nuovo ed inconfondibile, ed una mancanza di originalità a livello di trama. Certo, ci sono delicate metafore come quella dei buchi nelle orecchie della protagonista femminile (allusione alla perdita della verginità) e tributi alla tradizione cinematografica più raffinata, ma poi non bastano vestiti bizzarri, giradischi e un gattino nella cesta di vimini per confondere le acque e vendere come nuovo qualcosa di obiettivamente già visto.

Voto: 3 ½ su 5

(Film visionato il 14 dicembre 2012)

domenica 9 dicembre 2012

Nuova recensione Cineland. Killer Joe di W. Friedkin

Killer Joe
di William Friedkin
con Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Juno Temple, Gina Gershon
Drammatico 103 min., Usa, 2011

Guardando questo film una sola parola può venire in mente allo spettatore. Questa parola è “cattivo”. Il film di Friedkin è molto cattivo e, considerato il regista, non poteva essere altrimenti. Già con Il braccio violento della legge (1971), L’esorcista (1973) e Vivere e morire a Los Angeles (1985) Friedkin aveva definito il suo stile: la contrapposizione tra fiction (personaggi e situazioni inventate) e ambientazioni documentaristiche dava vita ad una frizione che faceva scattare il meccanismo della verosimiglianza.

In quest’ultima opera l’operazione viene perfezionata e ciò che viene messo in scena acquista forza proprio grazie a questo assottigliamento dei limiti tra finzione e realtà. In questo caso abbiamo una famiglia disastrata della periferia di Dallas che si impantana in una storiaccia che esplode in un finale di inaudita violenza fisica e verbale. Ma quel che più colpisce è la splendida atmosfera che il regista è riuscito a creare, aiutato da un’ottima prova degli interpreti (tutti credibili, tutti nella parte) e da un’ambientazione più che azzeccata. Tutto merito di Friedkin, dunque, che ha sfruttato una sceneggiatura di Tracy Letts da molti definita “alla Tarantino” e l’ha fatta dipanare in una di quelle periferie americane talmente disastrate che poco si possono discostare dalla realtà.

E qui, infatti, tutti cercano di fregare tutti, ma quando qualcuno cerca di fregare “Killer” Joe Cooper, assoldato da un ragazzo con debiti di droga per uccidere la madre e riscuotere l’assicurazione sulla vita, si scatena il putiferio. I personaggi vengono progressivamente risucchiati agli inferi e devono fare i conti con la legge del contrappasso: la lussuriosa viene umiliata attraverso una coscia di pollo fritto; l’ignavo trova una morte subdola, più subdola della sua vita; il delinquente/barattiere cade vittima della propria stoltezza.

In tutto questo “Killer” Joe non funge, come si potrebbe pensare, da semplice delinquente corrotto, bensì da giustiziere postmoderno che accelera e perfeziona il processo di espiazione.

Voto: 3 ½ su 5

(Film visionato il 5 dicembre 2012)

martedì 4 dicembre 2012

Nuova recensione Cineland. Il sospetto di T. Vinterberg

Il sospetto
di Thomas Vinterberg
con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkoop
Drammatico, 115 min., Danimarca, 2012

In una piccola cittadina di uno stato nordico le case e le strade sono sempre pulite, i bambini possono scorrazzare senza paure e tutti sono amici da sempre dacché si conoscono dalla nascita. In questo paese c’è Lucas, insegnante divorziato che ha trovato da lavorare in un asilo e che cerca in tutti i modi di ricostruirsi una vita con l’obiettivo di ottenere l’affidamento del figlio Marcus. Lucas è un uomo affascinante e divertente, soprattutto per i bambini dell’asilo. Tra questi c’è Klara, figlia del suo migliore amico, che lo vede come un punto di riferimento paterno, sino a provare per lui un sentimento che si declina in un regalino e un bacio rubato dato sulla bocca. Lucas mette subito le cose in chiaro: per una bambina di quell’età, regali e baci sono da riservare ai coetanei. È a questo punto che Klara metterà in moto la sua tremenda vendetta, una piccola bugia che darà il via ad un crescendo di accuse che vedranno Lucas incolpato di pedofilia e rifiutato da (quasi) tutta la società.

Lontano dai dettami di Dogma 95 e dalla loro declinazione in Festen (1998), l’ultima opera di Vinterberg si qualifica per un impianto stilistico e narrativo assolutamente classico. Basti pensare alla caratterizzazione dei personaggi: sottili occhiali neri ricordano allo spettatore che Lucas (l’ottimo Mikkelsen) è un uomo di cultura, mentre il suo fisico proporzionato lo rende affascinante (anche agli occhi di una bambina); Klara è una biondina da spot pubblicitario, bella e intraprendente quanto basta per farla spiccare rispetto agli altri infanti del film. La morbosità nello spettatore è presto attivata. Ma il regista mette in atto qualcosa di sorprendente. Benché si sappia fin dall’inizio che Lucas è innocente (diversamente da Il dubbio di J. P. Shanley, 2008), l’interesse per la vicenda rimane alto. Le due domande che permettono questo sono: fin dove si spingerà la società nell’emarginare e nel torturare fisicamente e psicologicamente Lucas (non a caso il titolo originale è Jagten, “caccia” in danese)? Quando la società scoprirà, se lo scoprirà, che Lucas è innocente lo riabiliterà?

Vinterberg ci fa capire che siamo sì pensanti, ma pur sempre degli animali. Vigono dunque l’atavico istinto di conservazione di sé e della prole nonché la legge del branco. Anche nel 2012.

Voto: 4 su 5

(Film visionato l’1 dicembre 2012)
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