martedì 20 maggio 2014

Remember Us: L'angelo del male, Videodrome, I soliti sospetti

L’angelo del male (La bete umaine
di Jean Renoir 
con Jean Gabin, Simone Simon 
Drammatico, 110 min., Francia 1938 
**** 

Tratto da La bestia umana di Èmile Zola, il film risente del passare del tempo ma rimane comunque un bellissimo esempio di opera che tratta il lato oscuro dell’animo umano. Amore, gelosia, vendetta e sangue sono gli elementi principali di un film sicuramente da riscoprire, uno dei più grandi del cinema di Jean Renoir.


Videodrome 
di David Cronenberg 
con James Woods, Sonja Smits, Deborah Herry 
Fantascienza, Thriller, 87 min., Canada, 1983 
*** ½ 

Cronenberg definisce una cifra stilistica ottimale per indagare il rapporto “epidermico” tra uomo e tecnologia. Riflessione, qui ancora acerba, che avrebbe successivamente toccato il suo vero apice con il più riuscito Crash (1996).


I soliti sospetti (The Usual Suspect
di Bryan Singer 
con Kevin Spacey, Gabriel Byrne, Kevin Pollak, Benicio Del Toro 
Thriller, 105 min., USA, 1995 
*** 

Cinque malfattori si mettono d’accordo per il colpo della vita. Durante il percorso si rendono conto di essere in balia di qualcuno che però riesce sempre a rimanere nell’ombra. Colpo di scena finale e un Kevin Spacey (claudicante) memorabile.

domenica 11 maggio 2014

Remember Us. Diario di un curato di campagna, America 1929 - Sterminateli senza pietà, The American

Diario di un curato di campagna (Journal d’un curé de campagne
di Robert Bresson 
con Claude Laydu, Jean Rivière, Armand Guibert 
Drammatico, 110 min., Francia, 1951
***** 

Lettura laica della fede, della vita. Un’opera difficile, immensa, che non abbandona.


America 1929 - Sterminateli senza pietà (Boxcar Bertha
di Martin Scorsese 
con Barbara Hershey, David Carradine, Barry Primus, John Carradine 
Drammatico, 85 min., USA, 1972 
** ½ 

Scorsese sceglie, per la sua seconda opera, di mettere in scena la storia vera di una ragazza che ha cercato di sopravvivere alla Grande Depressione tra omicidi, prostituzione, lotte sindacali e regolamenti di conti. Ne è uscita un’opera un po’ troppo spesso sopra le righe. Ma si sa, che in quegli anni, il Cinema stava vivendo una profonda rivoluzione.

The American 
di Anton Corbijn 
con George Clooney, Violante Placido, Thelka Reuten, Filippo Timi 
Thriller, 106 min., USA, Italia, 2010 
* ½ 

Bastano due cose: bar di paese usati come tavole calde americane e inseguimenti in motorino tra le stradine vuote, inabitate, scoscese di Castel del Monte. Era del tempo che non vedevamo un film così brutto.


venerdì 2 maggio 2014

Nuova recensione Cineland. Locke di Steven Knight



Locke 
di Steven Knight 
con Tom Hardy 
Drammatico, 85 min., GB, USA, 2013 

Ivan Locke (Hardy) è un capo cantiere. Finita la sua giornata lavorativa entra in macchina e riceve una telefonata da una donna di nome Bethan. Decide di raggiungerla a Londra. Durante il viaggio in macchina veniamo a sapere che la sua decisione rischia di distruggere per sempre la sua vita famigliare e lavorativa. 

Siamo andati al cinema pieni di aspettative. Un film scritto e diretto dallo sceneggiatore della Promessa dell’assassino (Eastern Promises, David Cronenberg, 2007), ambientato tutto all’interno dell’abitacolo di un’auto in cui il protagonista, attraverso una ragnatela di telefonate in vivavoce, distrugge la sua vita. 

Siamo usciti un po’ delusi. Certamente non sarebbe corretto omettere che il film è tutto sommato gradevole e mosso da buoni proponimenti. Ma il meccanismo narrativo architettato non ha dimostrato tutta quella dirompenza trovata, ad esempio, in Buried (Rodrigo Cortés, 2010). Innanzitutto le motivazioni che spingono il protagonista a prendere scomode decisioni vengono esplicitate sin da subito, attenuando completamente l’effetto di qualsiasi successivo colpo di scena. Così come viene quasi subito svelato il rapporto conflittuale che lega il protagonista al ricordo del padre (reso con un artificio fin troppo scontato e banale). Protagonista caratterizzato in modo abbastanza efficace ma poco credibile nelle reazioni e nelle relazioni che lo legano ai colleghi, alla moglie e ai figli. 

Probabilmente il film, totalmente basato sulle parole, perde troppo per colpa di un doppiaggio scriteriato: i discorsi bambineschi dei figli stridono con le loro voci da adolescenti; una donna matura ha una voce da ventenne; il protagonista sembra non tradire emozioni, forse colpa del raffreddore? Considerando una regia praticamente inesistente possiamo dire che, nonostante la rilevanza dei temi trattati, la vera star del film si rivela la BMW: stabile, confortevole e con un impianto vivavoce da paura. 

Voto: 2 su 5 

(Film visionato l’1 maggio 2014)

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