domenica 24 maggio 2015

Nuova recensione Cineland - Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino


Youth – La giovinezza 
di Paolo Sorrentino 
con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda 
Drammatico, 118 min., Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, 2015 

“Ho capito che nel mondo ci sono due tipi di persone: quelle belle e quelle brutte. In mezzo ci sono i carini.” E ancora: “Siamo solo comparse.” Queste sono un paio (e nemmeno le peggiori) delle massime che letteralmente permeano l’ultima fatica (?) di Sorrentino, accozzaglia di scenette mal legate tra loro costruite attorno a battute poco memorabili e animate da personaggi tanto inconsistenti quanto poco credibili

Ancora una volta il regista premio Oscar punta tutto sul perturbante, ma qui massicciamente, e allora ci dobbiamo sciroppare: un Maradona che ha tatuato il faccione di Marx sulla schiena, una ragazzina/massaggiatrice con l’apparecchio che esalta con malizia le qualità del contatto fisico e balla (rigorosamente al ralenti) davanti all’Xbox Kinect, una coppia che in pubblico non si parla e che poi urla il suo piacere nei boschi, un monaco buddhista che cerca di levitare, una miss universo con l’herpes labiale, una giovane e goffa escort, un attore hollywoodiano che si prepara ad interpretare Hitler. Bestiario che finisce per soffocare la figura del protagonista, un Michael Caine inespressivo accompagnato da una figlia (Rachel Weisz) che lo ama e lo disprezza (boh!). Forse il personaggio più centrato è quello interpretato da Harvey Keitel, regista al tramonto che lavora alla sceneggiatura del suo ultimo film con un gruppo di giovani sceneggiatori. 

Un film che riflette sulla vecchiaia? Un’opera che parla metaforicamente della giovinezza? Niente di tutto questo. Solo la voglia di buttare sul mercato un prodotto, benché approssimativo e irrisolto, per sfruttare l’onda dell’Oscar recentemente conquistato

Voto: 1 ½ su 5 

(Film visionato il 21 maggio 2015)

mercoledì 20 maggio 2015

Nuova recensione Cineland - Il racconto dei racconti (Tale of Tales) di Matteo Garrone


Il racconto dei racconti – Tale of Tales 
di Matteo Garrone 
con Salma Hayek, Vincent Cassel, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher 
Fantasy, 125 min., Italia, Francia, Gran Bretagna, 2015 

Da gustare con gli occhi. Questa è la considerazione che si fa dopo aver guardato Il racconto dei racconti, ultima opera di Matteo Garrone in concorso a Cannes. 

Il regista mette tutto il suo talento artistico al servizio della trasposizione di tre racconti di Giambattista Basile (tratti da Lo cunto del li cunti, 1634-1636), per un’operazione che, nonostante ciò che hanno scritto alcuni critici, così poco si avvicina a quella pasoliniana del Decameron (1971). Poco, perché in questo caso ogni intento metaforico cede il passo al puro gusto narrativo

Ci sentiamo, in poche parole, come un bambino che presta la sua attenzione ad un genitore affabulatore. Il problema è che nel frattempo noi siamo cresciuti e facciamo un po’ fatica ad accontentarci dell’intrattenimento fine a se stesso, seppur d’alta classe. 

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 16 maggio 2015)

martedì 5 maggio 2015

Novità da Blockbuster. Joe, The Equalizer, Una folle passione, Posh, Clown

Joe 
di David Gordon Green 
con Nicolas Cage, Tye Sheridan, Ronnie Gene Blevins 
Drammatico, 117 min., USA, 2013 
** ½ 

Cage torna a vestire i panni di un emarginato dal cuore d’oro, ruolo che gli si confà particolarmente. Con quell’andatura un po’ così e quello sguardo un po’ così riesce a reggere un film altrimenti inconsistente. La retorica abbonda ma il Cage-antieroe, la provincia statunitense e la fauna che la popola hanno sempre il loro fascino.

The Equalizer – Il vendicatore 
di Antoine Fuqua 
con Denzel Washington, Chloë Grace Moretz, Marton Csokas, Melissa Leo 
Azione/Thriller, 131 min., USA, 2014 
** 

Vi piacciono i film d’azione e di vendetta? Questo potrebbe essere il film che fa per voi. Anche se… Anche se Denzel Washington non è poi così credibile nel suo ruolo (il problema è principalmente anagrafico), anche se la storia non è poi così avvincente (anzi, direi quasi soporifera), anche se la figura del vendicatore non è poi così innovativa essendo stata ampiamente sfruttata in tutte le salse, soprattutto in tempi recenti (Io vi troverò, Taken, Fuori controllo, per citarne solo alcuni).

Una folle passione (Serena
di Susanne Bier 
con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Rhys Ifans, Toby Jones 
Drammatico, 102 min., USA, Repubblica Ceca, 2014 
** 

Avevamo apprezzato Susanne Bier per film come Dopo il matrimonio (Efter brylluppet, 2006) e, soprattutto, Non desiderare la donna d’altri (Brodre, 2004). Con questo suo primo film statunitense la sua abilità registica soccombe all’inconsistenza di una storia talmente datata e scontata da inficiare la prova di un cast d’eccezione.

Posh (The Riot Club
di Lone Scherfig 
con Max Irons, Sam Claflin, Douglas Booth, Holliday Grainger 
Drammatico, 106 min., Regno Unito, 2014 
* ½ 

Racconto affrettato e approssimativo delle vicissitudini di un club di ricchi studenti di Oxford che non sanno come tirar sera. Dovrebbero essere i membri di un club esclusivo che raccoglie i migliori rappresentanti (per pedigree e preparazione) dell’università, dediti a propositi di carriera e d’edonismo. E invece di edonistico c’è ben poco. Tanto alcol sì, ma niente droga e, soprattutto, niente sesso (siamo inglesi!). Il risultato è un film di un’ora e quarta sul nulla che ci fa rimpiangere e recuperare immediatamente, per disintossicarci e per certe affinità tematiche, Cose molto cattive (Very Bad Things, Peter Berg, 1998) e Le regole dell’attrazione (The Rules Of Attraction, Roger Avary, 2002).

Clown 
di Jon Watts 
con Andy Powers, Laura Allen, Elizabeth Whitmere 
Horror, 102 min., USA, Canada, 2014 

Tutti gli stilemi dell’horror classico raccolti in un tedio lungo un’ora e mezza. Grottesco, a lunghi tratti anche troppo inverosimile per il genere (e ho detto praticamente tutto!), con attori inconsistenti e una trama da mettersi le mani nei capelli. Da evitare come la peste se volete continuare ad avere paura dei clown.
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