domenica 14 giugno 2015

Nuova recensione Cineland. Dior and I di Frederic Tcheng


Dior and I 
di Frederic Tcheng 
con Raf Simons, Pieter Mulier, Florence Chehet, Monique Bailly 
Documentario, 90 min., Francia, 2014 

Possiamo parlare di documentario realizzato con punto di vista “embedded” (come nel giornalismo, per intenderci). La telecamera entra infatti nell’atelier della maison Dior ma segue solo alcune fasi dell’operato dei professionisti che lavorano per la sezione haute couture. 

A capo di questi il nuovo direttore artistico Raf Simons che, tra colpi di genio e qualche bizza, cerca di scrollarsi di dosso l’etichetta di minimalista (lavorava per Jil Sander) senza però perdere di vista la filosofia Dior (la donna intesa come fiore). 

Ecco allora che vediamo Simons sfogliare la biografia del fondatore, guarda caso ristampata e disponibile nelle librerie, senza però avere il coraggio di leggerla (tradotto: marketing e ansia da prestazione). Ecco allora che la sua apparente freddezza si scioglie in pianto durante la prima sfilata (tradotto: travaglio interiore). 

Nonostante la retorica, anche questo documentario contribuisce a far maturare in noi la convinzione che un certo modo di fare moda sia una delle più sublimi forme d’arte. Convinzione maturata grazie anche a Valentino: The Last Emperor, altro esempio di documentario "embedded" ma emozionante

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 3 giugno 2015) 

martedì 2 giugno 2015

Nuova recensione Cineland. Louisiana (The Other Side) di Roberto Minervini


Louisiana (The Other Side) 
di Roberto Minervini 
con Mark Kelley, Lisa Allen, James Lee Miller
Film documentario, 92 min., Italia, Francia, 2015

Tossici che vivono di espedienti, reduci che trovano rifugio nell’alcol, ragazzi che si addestrano con armi d’assalto per essere pronti a contrastare una non meglio identificata minaccia interna. Comune denominatore le critiche all’amministrazione Obama e le aspettative sugli scenari futuri (si auspica una vittoria di Hillary Clinton, perché solo lei può dare voce agli emarginati). 

Lo sguardo di Minervini segue con sapienza tutto questo, sempre attento a cogliere l’essenza dei personaggi e delle situazioni attraverso una puntuale costruzione delle immagini. Si usano volutamente i termini “personaggi” e “costruzione delle immagini” perché si avverte come il documentario sia comunque il frutto di una, seppur lieve, rielaborazione della realtà. Era il caso del bellissimo e toccante Stop the Pounding Heart, dove la scelta di concentrarsi su un unico protagonista si era rivelata vincente. 

Qui, invece, Mark, ovvero il primo e più interessante personaggio che ci viene presentato con la sua storia d’amore e le sue vicissitudini di drogato, viene improvvisamente abbandonato per concentrarsi su un altro tema. Questo provoca un calo della tensione narrativa, e tutta l’opera finisce per perdere in incisività. 

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 28 maggio 2015)

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