lunedì 18 luglio 2016

Nuova recensione Cineland. It Follows di David Robert Mitchell


It Follows 
di David Robert Mitchell 
con Maika Monroe, Keir Gilchrist, Jake Weary, Olivia Luccardi 
Horror, 94 min., USA, 2014 

Tutto quello che ci piace della tradizione horror statunitense mixato in un’opera tesa e intelligente. Ci sono echi delle atmosfere di Halloween (John Carpenter, 1978), la sensazione di non avere via d’uscita di Nightmare (Wes Craven, 1984), le corse disperate di Scream (Wes Craven, 1996), la fintamente tranquilla periferia di It (Tommy Lee Wallace, 1990), il lago del nord di Friday the 13th (Sean S. Cunningham, 1980). 

Il risultato è ben diverso dal deludente The Cabin in the Wood (Drew Goddard, 2012), ridondante accozzaglia di rimandi. David Robert Mitchell sfrutta invece, sapientemente, le caratteristiche del genere ma procede per sottrazione. Ciò che rimane è un film asciutto, maturo, in cui le vicissitudini di un gruppo di ragazzi vengono narrate con un’epica sui generis che ricorda lo stile di Refn: ralenti non banali, musica accattivante e sempre funzionale, inquadrature, spazi e colori studiati. 

Mitchell è riuscito nell’arduo compito di svecchiare un genere che da anni ormai non riusciva più a produrre opere d’interesse. 

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 13 luglio 2014) 


sabato 9 luglio 2016

Il Manifesto del Cinema della Trasgressione


"[...] Noi rinunciamo apertamente e rigettiamo lo snobismo accademico radicato che ha eretto a monumento la pigrizia conosciuta come Strutturalismo e ha escluso quei film-maker che possedevano la capacità di vedere attraverso questa sciarada.
Noi ci rifiutiamo di fare nostro il loro semplice approccio alla creatività cinematica; un approccio che ha rovinato l'underground degli anni Sessanta, quando il flagello di una cinematografia scolastica e ripetitiva fu rimosso.
Legittimando ogni manifestazione idiota di film sdolcinati fatti da una generazione di studenti di cinema sviati che emulavano i fallimenti di non-talenti profondamente immeritevoli come Brakage, Snow, Frampton, Gehr, Breer, ecc.; i tetri centri di media-art e i critici di cinema geriatrico hanno totalmente ignorato gli esilaranti risultati di quelli del nostro gruppo - tali underground invisibili come Zedd, Kern, Turner, Klemann, DeLanda, una nuova generazione di film-maker che osano strappar via le soffocanti giacche ordinate di teoria cinematografica in un diretto attacco ad ogni singolo sistema di valore noto all'uomo.
Noi proponiamo che le scuole cinematografiche siano fatte saltare in aria e che tutti i film noiosi non vengano più fatti. [...]"

[Nick Zedd, Manifesto del Cinema della Trasgressione, in Antonio Tedesco, Underground e Trasgressione, Roma, Castelvecchi, pp. 85-86]
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