sabato 24 settembre 2011

Nuova recensione Cineland. Carnage di R. Polanski

Carnage
di Roman Polanski
con Jodie Foster, Christoph Waltz, John C. Reilly, Kate Winslet
Drammatico, 79 min., Francia, Germania, Polonia, Spagna, 2011

Senza usare troppi giri di parole, è giusto mettere subito in chiaro che Carnage è un film ineccepibile. «Come?», direte voi. E io vi ripeto che sì, è impeccabile. Per vari motivi che espliciterò qui di seguito e in modo schematico. Vediamoli.

La storia
Nei titoli di testa si legge che la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani. Nella voce figurano infatti i nomi del regista Roman Polanski e di una donna, Yasmina Reza. Drammaturga, scrittrice e attrice francese la Reza ha scritto per il teatro nel 2007 Le Dieu du carnage (Il Dio del massacro o Il Dio della carneficina), opera dalla quale è stato tratto il film in questione. Come si può intuire Polanski avrà certamente giocato un ruolo fondamentale nel rendere il testo conforme ai tempi filmici. Ma la sostanza non cambia. La storia della Reza è molto calibrata, capace di mettere a nudo i difetti e le carenze di una generazione di genitori di mezz’età che vivono sempre di più avulsi dalla realtà dei loro figli. Per colpa del lavoro, per presunzione, per il loro meschino idealismo o per ignoranza ed egoismo. E la scrittura della Reza non mette in luce solo questo. Accentua infatti anche le differenze tra uomini e donne con sottile e caustica ironia. Insomma, una sceneggiatura assolutamente completa che fa dei dialoghi il suo punto di forza.

Gli attori
Tutti praticamente perfetti. C’è chi risalta di più, come Jodie Foster e Christoph Waltz, c’è chi sembra coprire il ruolo di comprimario e invece è altrettanto importante, come John C. Reilly e Kate Winslet. Come se non bastasse nessuno di loro è sprovvisto del phisique du role. Riassumendo: tutti bravi, tutti credibili.

La regia
La vicenda si svolge in quattro (ribadisco, 4) ambienti: salotto, pianerottolo, cucina e bagno. Nonostante questo il film non ha niente a che vedere con le tragedie italiane tutte crisi esistenziali, salotto con immancabile credenza della nonna, un tavolo e quattro sedie. Questo non solo perché l’arredamento è differente, ma soprattutto perché le scene sono state girate con assoluta maestria. Le riprese e il montaggio, infatti, fanno in modo che le immagini seguano le battute, all’occorrenza enfatizzandole, e il ritmo che ne deriva è perfettamente omogeneo e bilanciato. Da notare che non c’è un’inquadratura che duri più di dieci secondi e l’uso sapiente della messa a fuoco che, all’occorrenza, esclude o include i personaggi disposti in primo o secondo piano.

E così Polanski ha creato un’opera pienamente cinematografica schivando uno ad uno i riverberi della messa in scena teatrale.

Voto: 4/5

(Film visionato il 21 settembre 2011)

domenica 18 settembre 2011

Nuova recensione Cineland. Terraferma di E. Crialese

Terraferma
di Emanuele Crialese
con Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Beppe Fiorello
Drammatico, 88 min., Italia, Francia, 2011

Come nella seconda pala di un dittico, ovvero dopo aver parlato in Nuovomondo (2006) dell’immigrazione italiana negli USA ad inizio Novecento, Crialese tratta in Terraferma il tema dei viaggi disperati degli africani che cercano di arrivare in Europa (la terraferma del titolo). Prima tappa obbligata del percorso le isolette che gravitano attorno alla Sicilia. Ed è proprio in una di queste (Linosa, ma tutti sono portati a pensare a Lampedusa) che si svolge l’azione. Azione che, a pensarci bene, si articola in un lungo elenco di contrapposizioni (abitanti-villeggianti, abitanti-immigrati, villeggianti-immigrati, pescatori-finanza, speranza-rassegnazione, ecc.) che è possibile palesare parlando brevemente di ciò che accade nel film.

Filippo (Filippo Pucillo), giovane uomo orfano di padre, vive con la madre Giulietta (Donatella Finocchiaro) e il nonno Ernesto (Mimmo Cuticchio). Durante una battuta di pesca i due uomini prestano soccorso ad alcuni immigrati che rischiano di affogare. Tra di loro figurano anche una donna gravida ed il suo figlioletto. Seguendo la "legge del mare" Ernesto decide di dare asilo alla donna, che gli partorisce in casa la stessa notte. La mattina seguente iniziano i problemi: la guardia di finanza sequestra al vecchio la barca, con l’accusa di aver aiutato alcuni immigrati; i villeggianti sono sempre più spaventati dalla situazione ma pretendono comunque di essere serviti e riveriti; i pescatori vivono momenti di tensione con i rappresentanti di una legge che gli chiede di contravvenire alla legge del mare "girandosi dall’altra parte" alla vista di persone in difficoltà.

È da notare come ogni situazione abbia un personaggio emblematico di riferimento. Nino (Beppe Fiorello) è il rappresentante di una nuova generazione che vede il futuro solo nel turismo e che è pronta a negare ogni evidenza (gli sbarchi) pur di non perdere il denaro dei vacanzieri-clienti. Filippo, interpretato da un Pucillo che nella recitazione ricorda molto il Ninetto Davoli dei film di Pasolini, vive la tensione tra i valori tramandatigli dal nonno e le pulsioni giovanili. Nonno Ernesto, nella presenza fisica e nella generosità, è una figura ieratica che si distingue dalle altre (ma non da quelle dei pescatori della sua generazione) per carità innata. Infine Giulietta è il simbolo della compassione, lei che dopo aver superato una prima reticenza si lega alla donna cui ha dato asilo grazie alla comune sensibilità materna.

Come si è potuto capire l’opera di Crialese è, nella sua apparente semplicità, complessa e ramificata a livello tematico. Inoltre (onore al merito) la regia è notevole: anche questa volta ci rimarranno impresse almeno un paio di sequenze (v. l’immagine della locandina). Quello che non funziona fino in fondo è un cortocircuito che nasce dal rapporto tra la recitazione della Finocchiaro e quella di Cuticchio. La prima, pur nella sua bravura, rappresenta un cinema fatto da divi che male si sposa con le tematiche trattate. Ovvero, anche se la Finocchiaro è stata diretta con l’intento di ricordare Anna Magnani (soprattutto nella fisicità più che nella recitazione) l’effetto è quello di una falsa isolana troppo poco cotta dal sole e consumata dalla salsedine. Il secondo è invece il personaggio che funziona di più, soprattutto in rapporto al tema e al contesto. È sublime la riunione dei vecchi pescatori, nella quale è tra i protagonisti, che ci fa ripensare alla tradizione del Neorealismo che i giovani registi cercano troppo spesso di evitare (senza successo).

Cosa resta da dire? I sentimenti ci sono, i valori anche, come pure gli interrogativi. I dubbi però rimangono di fronte all’ennesimo tentativo di stiparli (è proprio il caso di dirlo) tutti dentro un’unica opera.

Voto: 3½/5

(Film visionato il 14 settembre 2011)

lunedì 8 agosto 2011

Novità da Blockbuster. Cosa vedere e cosa no.

Da vedere

Rango
di Gore Verbinski
Animazione, 107 min., USA, 2011
***½

Sì, non c’è più così tanta differenza tra un film d’animazione e un lungometraggio "canonico". E non mi riferisco alla qualità (quella dei primi sta già superando abbondantemente quella dei secondi) quanto alla forza dell’immagine. Qui nessun dettaglio è stato lasciato al caso. Persino la luce che passa attraverso i cocci di bottiglia è stata ricostruita con maestria. Come se non bastasse la sceneggiatura non fa una grinza, i personaggi sono tutti più o meno memorabili e ciò che viene trattato è un tema tanto delicato quanto universale: la guerra per il controllo dell’acqua. Vi ricorda qualcosa?

Unknown – Senza identità
di Jaume Collet-Serra
con Liam Neeson, Diane Kruger, Bruno Ganz
Thriller, 115 min., Gran Bretagna, Giappone, Canada, Francia, Germania, USA, 2011
***

Avevamo visto recentemente Liam Neeson impegnato a ritrovare la figlia rapita in Io vi troverò (2008). La sua recitazione non ci aveva colpito più di tanto, la storia era semplice semplice ma tutto sommato gradevole. Qui la recitazione di Neeson, sempre più protagonista, non migliora. Tuttavia la storia riesce a tenerci qua e là col fiato sospeso riservando anche un paio di colpi di scena niente male. Dopo l'ottima prova di Orphan (2009) il regista Jaume Collet-Serra mette a segno un altro bel colpo. Ben fatto.

Da vedere (con riserva)

I ragazzi stanno bene
di Lisa Cholodenko
con Annette Bening, Julianne Moore, Mark Ruffalo
Commedia, 104 min., USA 2010
** ½

Carino, non c’è che dire. Ma i dubbi permangono. Per parlare di una famiglia guidata da una coppia lesbica è sufficiente fare finta che tra le due donne intercorrano gli equilibri di una qualsiasi coppia etero?

giovedì 4 agosto 2011

Università di Bologna: nuovo statuto

Dopo molte battaglie e polemiche, mercoledì 27 luglio è stato approvato il nuovo statuto dell'Università di Bologna, riscritto ad hoc dal rettore Ivano Dionigi sulla base del Ddl Gelmini, nonostante l'opposizione di un referendum interno a cui hanno aderito 2300 persone, tra professori, studenti e ricercatori.

Ecco i cambiamenti che verranno apportati:

- il Senato Accademico non potrà sfiduciare il Consiglio di Amministrazione;

-tra i principi costitutivi dell'Alma Mater figurano "pubblica, autonoma, pluralista e laica", ma nel nuovo statuto è sparito laica;

- sostituzione delle 23 tradizionali Facoltà con 11 Scuole: non più Facoltà di Ingegneria, Lettere o Giurisprudenza, ma Scuola di Ingegneria, Lettere o Giurisprundenza. A vivere quindi saranno solo i Dipartimenti e le Scuole, che sosterranno sia la didattica che la ricerca. Quest'ultima, come accusa il personale d'ateneo, a causa dei poteri conferiti al Consiglio d'Amministrazione nel nuovo statuto, rischia di essere penalizzata, specialmente per quanto concerne la ricerca di base: essa infatti potrebbe essere giudicata non valida dal CdA solo perchè meno remunerativa nell'immediato.

Il rettore Ivano Dionigi viene quindi accusato di essere troppo accondiscendente nei confronti del Ddl Gelmini e di non tenere conto delle richieste mosse dai docenti e dagli studenti dell'Alma Mater.

domenica 24 luglio 2011

Novità da Blockbuster. Cosa vedere e cosa no

Da vedere (con riserva)

Fair Game
di Doug Liman
con Sean Penn, Naomi Watts, Sam Shepard
Drammatico, 107 min., USA 2010
**

Tratto da una storia vera. Valerie Plame (Naomi Watts), agente della CIA, finisce nella bufera quando il marito (interpretato da Sean Penn) cerca di fermare l’imminente guerra in Iraq. Buona la prima ora: niente armi, ma la tensione si fa sentire. Poi, nei restanti quaranta minuti, la sceneggiatura si concentra più sulla relazione matrimoniale (che rischia di naufragare) che sui problemi internazionali. Che vada letto come un film d’amore? Anche se così fosse il film costituisce un’ulteriore (piccola) parentesi sulla guerra in Iraq. Questa volta però combattuta negli USA. Buona la recitazione di un Penn sovrappeso.


Che bella giornata
di Gennaro Nunziante
con Checco Zalone, Nabiha Akkari, Rocco Papaleo, Tullio Solenghi
Commedia, 97 min., Italia, 2011
**

Dopo Cado dalle nubi la regia si è raffinata, e con questa la recitazione di Zalone. Inutile parlare della trama in modo approfondito. L’unica cosa da sottolineare è che se nella sua prima opera Zalone aveva parlato della condizione di un meridionale al Nord, qui si parla di un meridionale del nord che entra in contatto con alcuni extracomunitari aspiranti attentatori (quante novità!). Si (sor)ride e ci si chiede come un film del genere sia riuscito a diventare campione di incassi. Frase cult dedicata a tutti gli universitari: «Tu studi? Non serve a un cazzo qui (in Italia)»

giovedì 7 luglio 2011

Novità da Blockbuster. Cosa vedere e cosa no

Da vedere

Il Grinta
di J. e E. Coen
con Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Josh Brolin, Matt Damon
Western, 110 min., Usa 2010
***

Cast d’eccezione per un western sui generis, storia di vendetta che vede come mandante una determinata ragazzina di quattordici anni. La aiuteranno, dietro compenso, uno sceriffo alcolizzato (Jeff Bridges) e un testardo texas ranger (Matt Damon). Ultima (e ruffiana) opera cinematografica dei due fratelli culto del cinema (euro)americano. Meglio la loro penultima prova (A Serius Man) ma si sa, la gallina continua a fare le uova d’oro e allora è meglio tenersela buona.

Da vedere (con riserva)

127 ore
di Danny Boyle
con James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn
Avventura, 90 min., Usa, G.B., 2010
** ½

Volete sapere come fa una persona a sopravvivere in un canyon con un braccio intrappolato sotto un masso? Allora questo è il film che fa per voi. Pathos e adrenalina scorrono a fiumi in un film assolutamente… statico. Merito del regista e della buona recitazione di Franco. Certo, la storia non è niente di eccezionale, ma ha il pregio di essere vera. Scena cult: Aron Ralston (questo il vero nome dell’escursionista rimasto bloccato) si taglia un nervo del braccio che “suona” come una corda di una chitarra elettrica distorta. Per stomaci forti.

The Fighter
di David O. Russell
con Mark Wahlberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo
Drammatico, 115 min., Usa, 2010
** ½

Micky (Marck Wahlberg) è un pugile che continua a perdere, tanto da conquistarsi l’appellativo di “trampolino” (in gergo pugilistico indica colui che viene utilizzato per lanciare colleghi più sponsorizzati). Le sfortune sportive di Micky dipendono quasi tutte dalla sua famiglia: una madre manager (Melissa Leo) che gli organizza incontri fuori dalla sua portata, un fratello (Christian Bale) ex pugile nonché allenatore dipendente da crack, numerose sorelle pettegole e ficcanaso. Il suo destino cambia non appena conosce Charlene, giovane barista che lo allontana dalla sua famiglia. Il regista sembra non aver imparato nulla né da Scorsese (vedi la capacità di rendere epici gli incontri sul ring in Toro scatenato) né da Clint Eastwood (vedi come viene trattato il rapporto figlia pugile e famiglia ingrata in Million Dollar Baby). Ne esce un filmetto pieno di retorica hollywoodiana, dove il perdente si riscatta e redime fratello e famiglia. Da notare solo la recitazione di un Christian Bale (premiato con Oscar e Golden Globe come miglior attore non protagonista) comunque troppo facilmente borderline.

venerdì 1 luglio 2011

Io non voglio essere cancellato


In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.

Cosa puoi fare:

- se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci

- vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;

- firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;

- partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti;

Mi sa che è ora di darsi da fare: altrimenti tra poco rischiamo di essere cancellati.
A me la prospettiva non piace per niente.
E a voi?




fonte: Metilparaben
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
BlogItalia - La directory italiana dei blog

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. La riproduzione del titolo, dei testi e delle immagini originali è possibile solo citando con link il sito e l’autore. E’ vietata ogni modifica e utilizzo a scopo commerciale. L’autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all’interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Per tal motivo questo non implica l’approvazione dei siti stessi, sui cui contenuti è declinata ogni responsabilità. L'autore, infine, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo andreavighi@inwind.it