mercoledì 30 settembre 2015

Nuova recensione Cineland. Sicario di D. Villeneuve


Sicario 
di Denis Villeneuve 
con Benicio Del Toro, Emily Blunt, Josh Brolin, Jeffrey Donovan 
Thriller, 121 min., USA, 2015 

Ritorno al Cinema (sì, con la C maiuscola). Constatiamo infatti con piacere che in questa ultima opera di Villeneuve ogni inquadratura è studiata e costruita nei minimi particolari, ogni sequenza ragionata, ogni panoramica e campo lungo o medio sfruttato per accentuare il senso di solitudine dei personaggi che attraversano le infinite distese desertiche del sud del Texas, al confine con il Messico. 

Ed è proprio su un confine, che è insieme geografico (El Paso/Ciudad Juàrez) e interiore, che i protagonisti si muovono per cercare di sconfiggere a loro modo il male. Peccato che, come ne La donna che canta (2010) e Prisoners (2013), il male venga ancora una volta trattato come un elemento talmente eterogeneo nelle sue manifestazioni da rendere vani gli sforzi di coloro che da esso cercano di allontanare loro stessi e il prossimo. 

Forse è proprio questa ripetizione tematica, palese per chi abbia visto e apprezzato le precedenti opere del regista citate, che ci lascia con l’amaro in bocca: niente di nuovo sullo schermo, per di più trattato tramite una storia “sottile”, lineare, troppo spesso didascalica, e dal finale scarno e affrettato. Una narrazione perfettibile, dunque, ma pur sempre dall’affascinante e dirompente impatto visivo

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 26 settembre 2015)

lunedì 21 settembre 2015

Nuova recensione Cineland. Inside Out di P. Docter


Inside Out 
di Pete Docter 
Animazione, 94 min., USA, 2015 

Una boccata d’ossigeno. Nel senso che nel desolante panorama cinematografico contemporaneo, quest’opera della Pixar si staglia in modo netto e convincente. Merito non tanto della maestria tecnica degli autori, quanto della freschezza di una storia comprensibile nella sua complessità e, quel che più ci importa, inedita e convincente

Proprio l’aver reso “facile” una tematica articolata come l’interiorità di una persona, e averlo fatto senza mai cadere nel retorico o nello scontato, è la vera forza di questo lungometraggio che resisterà all’oblio. Ridiamo, piangiamo, rimaniamo a bocca aperta davanti a soluzioni registiche e narrative che non vedevamo da tempo. E, contrariamente a quello che accadeva a certi altri film della Pixar, la seconda parte è al livello della prima. Anzi, qui si rimane incollati allo schermo anche durante i titoli di coda

Voto: 4 ½ su 5 

(Film visionato il 18 settembre 2015)

lunedì 14 settembre 2015

Il montaggio (Degli sguardi)


"Montare un film vuol dire legare le persone fra loro e agli oggetti con gli sguardi."

[Robert Bresson, Note sul cinematografo, Venezia, Marsilio, 2008, p. 21]

giovedì 10 settembre 2015

Nuova recensione Cineland - Southpaw – L’ultima sfida di A. Fuqua


Southpaw – L’ultima sfida 
di Antoine Fuqua 
con Jake Gyllenhaal, Forest Whitaker, Rachel McAdams, Naomie Harris 
Drammatico, 124 min., USA, 2015 

Billy Hope (Gyllenhaal) ha una moglie bellissima (McAdams) che lo ama, una figlia che lo adora, ma prende la vita a pugni. È un campione di boxe che sul ring e nella vita adotta una strategia insolita: incassare e sanguinare fino alla reazione, brutale. La provocazione di un contendente al titolo dei medio-massimi fa degenerare la situazione, e nella rissa che ne scaturisce la moglie viene mortalmente colpita da un proiettile vagante. Qui parte la sua discesa agli inferi e la sua inevitabile e hollywoodiana risalita, fino alla redenzione finale. 

Qualcuno potrebbe gridare allo spoiler ma, tranquilli, il finale è telefonato fin dall’inizio. Fuqua e il suo sceneggiatore (Kurt Sutter) imbastiscono infatti una storia già vista, senza quindi quegli elementi d’innovazione che hanno recentemente mostrato altre pellicole (su tutte Moneyball, che parla egregiamente di un uomo che lavora nel mondo del baseball senza praticamente mai far vedere il diamante). La resa della boxe si fa sì spettacolare ma, benché Gyllenhaal ci metta tutto l’impegno possibile con un’ottima prova attoriale, il travaglio interiore del protagonista non si avverte (pensiamo a The Wrestler o Toro scatenato) e le traversie famigliari sono inanellate in un crescendo di cliché che sembrano non avere mai fine. Subiamo, nello specifico, un martellamento emotivo (Sutter sfrutta tutti i tasti da toccare per commuovere il pubblico) che alla lunga diventa irritante. Quando usciamo dal cinema avvertiamo di non esserci né appassionati al protagonista né tantomeno di apprezzare ancor di più la boxe (!). 

Voto: 2 ½ su 5 

(Film visionato il 5 settembre 2015)

venerdì 28 agosto 2015

Di cosa parliamo quando parliamo di Cinema


"Ma di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una forma d’arte che ha prodotto capolavori come La passione di Giovanna d’Arco, Zero in condotta, Il padrino, prima e seconda parte, Lo sceicco bianco, Luci d’inverno. Parliamo di film come Infedeltà e I migliori anni della nostra vita. Della Scampagnata, e poi Le vacanze di Monsieur Hulot, Schindler’s List, Rapacità, Il generale, Amarcord, Otto e mezzo. Cantando sotto la pioggia, Dumbo, Ladri di biciclette, Furore, A qualcuno piace caldo, Quarto potere e Intolerance. Roma città aperta, Ran, Il nemico pubblico e Casablanca. Il mistero del falco, I racconti della luna pallida d’agosto, Rashomon e Fanny e Alexander. Devo continuare? Quanti titoli potrei ancora aggiungere?" 

[Sidney Lumet, Fare un film, Roma, Minimum Fax, 2010, p. 249]

lunedì 24 agosto 2015

Novità da Blockbuster. Foxcatcher, The Imitation Game, Whiplash

Foxcatcher – Una storia americana 
di Bennett Miller 
con Steve Carrell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Sienna Miller, Vanessa Redgave 
Drammatico/Biografico, 134 min., USA, 2014 
**½  

Storia di Mark e Dave Schultz, campioni olimpici, e della follia di John E. du Pont, che li assoldò per fare della lotta libera uno strumento di propaganda per redimere gli Stati Uniti. Ottima recitazione e tecnica registica per l’ennesima storia (vera) che tratta della fine del sogno americano. Peccato per l’eccessiva linearità della trama e per l’inefficace approfondimento psicologico dei personaggi.

Whiplash 
di Damien Chazelle 
con Miles Teller, J.K. Simmons, Melissa Benoist, Austin Stowell, Paul Reiser 
Drammatico, 105 min., USA, 2014 
**½ 

Film classico che più classico non si può. Ovvero storia di un’ossessione (un ragazzo vuole diventare il più grande batterista di jazz al mondo) sviluppata come nella migliore delle tradizioni: l’ossessione, le esercitazioni sfiancanti, i contrasti con la famiglia, i contrasti con il mentore, l’amore perso a causa dell’ossessione, la crisi e, infine, la risalita. Niente di nuovo, purtroppo.

The Imitation Game 
di Morten Tyldum 
con Benedict Chumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Charles Dance 
Biografico/Drammatico/Storico, 113 min., USA, GB, 2014 
** 

Il film dovrebbe essere incentrato sul lavoro di Alan Turing durante la Seconda Guerra Mondiale, ovvero quando il matematico costruì una macchina per decrittare Enigma, il marchingegno tedesco per i messaggi cifrati. E invece… E invece della macchina non sappiamo quasi nulla, men che meno della sua genesi. Subiamo invece due ore di dialoghi didascalici, effetti speciali imbarazzanti (le sagome degli attori che si muovono, giustapposte, in una Londra sotto attacco ricreata al computer), divagazioni sull’infanzia da incompreso di Turing e sulla sua omosessualità. Retorica a palate e una miriade di imprecisioni/invenzioni storiche rovinano ulteriormente questa copia venuta male di A Beautiful Mind.

mercoledì 19 agosto 2015

L'anteprima


"Essendo arrivato con grande anticipo, mi metto a guardare il pubblico che entra in sala. Mi sembrano tutti nemici, senza distinzione. Sono arrivati in pantaloni corti, maglietta e scarpe da ginnastica. Le pettinature sembrano fatte apposta per non permettere a chi è seduto dietro di vedere. Vecchie signore arrivate dalle case di riposo si accalcano insieme a quarantenni muscolosi le cui pance gonfie di birra fuoriescono dai calzoncini. Capisco che sono nervoso. Prima ho chiesto all'autista della limousine di portarmi in giro per il vicinato, per farmi un'idea del posto. Le case ben tenute e i giardini curati sembrano non avere nulla in comune con questi cretini che aspettando di entrare in sala". 

[Sidney Lumet, Fare un film, Roma, Minimum Fax, 2010, pp. 241-242]
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