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martedì 12 aprile 2016

Nuova recensione Cineland. Hitchcock/Truffaut di K. Jones


Hitchcock/Truffaut 
di Kent Jones 
Documentario, 80 min., USA, 2015 

Hitchcock è il miglior regista al mondo. Questa era la convinzione di Truffaut, che volle conoscere ed intervistare il Maestro. Ne nacque un’amicizia e un libro (Il Cinema secondo Hitchcock), passato alla storia come una delle più importanti opere sulla comprensione della settima arte. 

Cos’è il Cinema? Qual è il ruolo del regista? E quello degli attori? Su cosa fondare una narrazione che tenga incollato il pubblico allo schermo? Le riflessioni di Hitchcock, restituite dalle registrazioni della voce del regista, sono massime scolpite nella pietra, assunti imprescindibili per chi voglia operare nel campo. I registi statunitensi e francesi chiamati in causa (Scorsese, Anderson, Fincher, Schrader, Gray, Assayas, Desplechin) parlano del regista inglese come un punto di riferimento, un innovatore, un preciso e rigoroso creatore di storie e d’immagini

Peccato che il documentario non riesca a scavare maggiormente in profondità, rimanendo confortevolmente a livello di lezioncina

Voto: 2 su 5 

(Visionato il 5 aprile 2016)

domenica 14 giugno 2015

Nuova recensione Cineland. Dior and I di Frederic Tcheng


Dior and I 
di Frederic Tcheng 
con Raf Simons, Pieter Mulier, Florence Chehet, Monique Bailly 
Documentario, 90 min., Francia, 2014 

Possiamo parlare di documentario realizzato con punto di vista “embedded” (come nel giornalismo, per intenderci). La telecamera entra infatti nell’atelier della maison Dior ma segue solo alcune fasi dell’operato dei professionisti che lavorano per la sezione haute couture. 

A capo di questi il nuovo direttore artistico Raf Simons che, tra colpi di genio e qualche bizza, cerca di scrollarsi di dosso l’etichetta di minimalista (lavorava per Jil Sander) senza però perdere di vista la filosofia Dior (la donna intesa come fiore). 

Ecco allora che vediamo Simons sfogliare la biografia del fondatore, guarda caso ristampata e disponibile nelle librerie, senza però avere il coraggio di leggerla (tradotto: marketing e ansia da prestazione). Ecco allora che la sua apparente freddezza si scioglie in pianto durante la prima sfilata (tradotto: travaglio interiore). 

Nonostante la retorica, anche questo documentario contribuisce a far maturare in noi la convinzione che un certo modo di fare moda sia una delle più sublimi forme d’arte. Convinzione maturata grazie anche a Valentino: The Last Emperor, altro esempio di documentario "embedded" ma emozionante

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 3 giugno 2015) 

martedì 2 giugno 2015

Nuova recensione Cineland. Louisiana (The Other Side) di Roberto Minervini


Louisiana (The Other Side) 
di Roberto Minervini 
con Mark Kelley, Lisa Allen, James Lee Miller
Film documentario, 92 min., Italia, Francia, 2015

Tossici che vivono di espedienti, reduci che trovano rifugio nell’alcol, ragazzi che si addestrano con armi d’assalto per essere pronti a contrastare una non meglio identificata minaccia interna. Comune denominatore le critiche all’amministrazione Obama e le aspettative sugli scenari futuri (si auspica una vittoria di Hillary Clinton, perché solo lei può dare voce agli emarginati). 

Lo sguardo di Minervini segue con sapienza tutto questo, sempre attento a cogliere l’essenza dei personaggi e delle situazioni attraverso una puntuale costruzione delle immagini. Si usano volutamente i termini “personaggi” e “costruzione delle immagini” perché si avverte come il documentario sia comunque il frutto di una, seppur lieve, rielaborazione della realtà. Era il caso del bellissimo e toccante Stop the Pounding Heart, dove la scelta di concentrarsi su un unico protagonista si era rivelata vincente. 

Qui, invece, Mark, ovvero il primo e più interessante personaggio che ci viene presentato con la sua storia d’amore e le sue vicissitudini di drogato, viene improvvisamente abbandonato per concentrarsi su un altro tema. Questo provoca un calo della tensione narrativa, e tutta l’opera finisce per perdere in incisività. 

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 28 maggio 2015)

venerdì 4 ottobre 2013

Nuova recensione Cineland. Sacro GRA di G. Rosi

Sacro GRA 
di Gianfranco Rosi 
Documentario, 93 min., Italia, 2013 

Il Grande Raccordo Anulare, ovvero la grande autostrada urbana che abbraccia Roma, e chi attorno ad esso vive ed opera sono i protagonisti di questa pellicola. C’è un nobile decaduto che vive in un monolocale con la figlia, un paramedico con una madre affetta da Alzheimer, un nobile che affitta la propria dimora a chi realizza fotoromanzi, un botanico che combatte per la sopravvivenza delle palme, un pescatore d’anguille, ragazze immagine che lavorano in un bar, transessuali, prostitute e clienti. 

Film o documentario? Realtà o finzione? Svaniscono i confini di genere in quest’opera che è stata presentata al pubblico come documentario. Ma lo è? Ammettendo che i personaggi siano reali, scovati dal regista in due anni di peregrinazioni attorno al Sacro GRA, sorge comunque un dubbio legato al modo in cui l’autore ha deciso di filmare le situazioni. Le inquadrature sono studiate nei minimi particolari, come pure la disposizione dei personaggi in scena e, talvolta, i loro dialoghi (si pensi alle riflessioni a voce alta del pescatore su un articolo di giornale incentrato, guarda caso, sulle anguille che cattura ogni giorno o alla scena strappalacrime del congedo del paramedico dalla madre malata). Sotto il punto di vista narrativo il regista decide di operare almeno tre “giri di valzer”: uno per la presentazione del GRA e di chi lo “abita”, uno per aiutarci a distinguere tra comparse e protagonisti, l’ultimo per rendere questi ultimi (i più interessanti?) indimenticabili. L’operazione ha una forza dirompente limitatamente al primo “giro”. Poi, nonostante ottime scene impreziosite da memorabili battute di qualche personaggio, diventa ridondante e si comincia ad avvertire la mancanza di una storia che eviti il calo di attenzione del già visto e del già sentito. 

È dunque necessaria una riflessione sulla decisione della giuria capitanata da Bernardo Bertolucci di premiare l’opera con il Leone d’Oro dell’ultimo Festival di Venezia. Questo perché è altamente improbabile che nella competizione non ci fosse un film di pura fiction avvincente e ben realizzato che si potesse aggiudicare il riconoscimento. Probabilmente è stata premiata la novità di un’opera che ibrida i generi, che (s)corre sul confine tra realtà e finzione valicandolo più e più volte, che ridimensiona con il suo valore artistico i video caricati in rete che si elevano a vera testimonianza della realtà. Con quest’opera Rosi ha certamente cercato di rendere epica la presenza di una periferia che esiste, che è al centro del mondo ma spesso fuori dal nostro cono ottico. Novità tecnica e contenutistica, dunque. Forse è per questo nuovo linguaggio che l’autore ha conquistato il gradino più alto del podio

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 2 ottobre 2013)
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