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domenica 2 febbraio 2020

Nuova recensione Cineland - 1917 di Sam Mendes



1917 
di Sam Mendes 
con George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong 
Guerra, Azione, Drammatico, 119min., USA, UK, 2019 

Bellissimo film d’azione da vedere al cinema, possibilmente nella sala con lo schermo più grande in città. Dico questo perché l’ultimo film di Sam Mendes è intrattenimento prima che ricostruzione storica. Di poco, ma è così. 

Le trincee brulicano di soldati sporchi e affamati, il campo di battaglia è fangoso, pieno di buche abitate da cadaveri e carcasse di animali in decomposizione. Ma quello che riempie letteralmente lo schermo è la "missione a livelli" (sì, quasi come in un videogioco) che ha per protagonisti due soldati incaricati di fermare un attacco suicida. La telecamera li segue in due (finti) piani sequenza che mettono in luce tutta la bravura del regista e della sua squadra. Due veri e propri capitoli distinti che concorrono a comporre la stessa storia, con momenti di pathos, momenti di suspense, momenti onirici e momenti di pura poesia. 

Detto così sembrerebbe essere tutto perfetto. Invece qualche momento di troppo di computer grafica e un protagonista che a tratti sembra più un supereroe che un uomo fatto di carne e ossa (cosa già vista nella seconda parte di Revenant) tolgono forza ad un film che altrimenti sarebbe stato memorabile. 

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 25 gennaio 2020)

martedì 13 novembre 2012

Nuova recensione Cineland. Skyfall di S. Mendes

Skyfall
di Sam Mendes
con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes
Azione, 145 min., UK, Usa, 2012

Una pallottola buca il torace dell’agente segreto più famoso al mondo mettendo in luce tutta la sua vulnerabilità e svelando la “dichiarazione di poetica” del regista. Lo 007 di Mendes non è invulnerabile. Lo 007 di Mendes non è l’uomo-automa dei capitoli precedenti. Peccato che l’opera non sviluppi il proponimento, presentandoci una versione di Bond che determina una frizione tra quello che dovrebbe essere (e che tale rimane) e quello che è.

Ne esce così, se è possibile, una versione di 007 ancora più artefatta delle precedenti le quali, in confronto, conservavano una loro coerenza di fondo. Doveva essere un Bond più umano, dunque, ma sin dalle prime scene si intuisce che la musica è la stessa. Pensiamo ad esempio che ad inizio pellicola il protagonista rischia la morte ma viene immediatamente salvato da… una morettona che gli si concede (eh certo, lui è Bond!). Come se non bastasse ritroviamo spesso l’agente interpretato da un Daniel Craig pompato più che mai e impeccabilmente vestito, anche nelle (poche) scene d’azione, sempre più bloccato in pose plastiche che accentuano la volontà di non recidere il cordone ombelicale con la tradizione. Tradizione rappresentata anche da prodotti che hanno fatto la storia della serie (Martini e Aston Martin su tutti). Qui la lista viene riproposta e ampliata, per un’indigestione di marchi che rasenta l’indecenza. Durante la visione vengono citati, più o meno esplicitamente: Bmw, Volkswagen Beatle, Omega Seamaster, Range Rover, Audi e via dicendo, per una colossale operazione di product placement che si dipana lungo tutto il film. E se bambole e marchi trendy abbondano, lo stesso non si può dire delle scene d’azione, ridotte all’osso e comunque debitrici nei confronti di altre pellicole ben più memorabili di questa.

L’orizzonte filmico al quale Mendes si ispira è presto ricostruito: Apocalypse Now (F. F. Coppola, 1979), Cane di paglia (S. Peckimpah, 1971) e Il cavaliere oscuro (C. Nolan, 2008). Soprattutto quest’ultimo viene riproposto in maniera massiccia: Bond sembra Bruce Wayne ma non ne ha il tormento (non è sufficiente una dipendenza da alcol per farlo sembrare più umano); Bardem è Joker, con la stessa voglia di vendetta  e la medesima menomazione facciale; Londra è una Gotham City sì più luminosa ma ugualmente sfregiata e in balia delle forze oscure.

Usciti dal cinema ho esposto queste ragioni alla mia ragazza. La risposta, pragmatica e puntuale, è stata:  «Ma 007 è così. È un figo, c’ha le gnocche… Non è che si può innovare più di tanto». Ho pensato che in fondo avesse ragione. Nulla però mi vieta di continuare a pensare che ciò che ho visto rimane una pacchianata nemmeno troppo di classe.

Voto: 3 su 5

(Film visionato il 10 novembre 2012)
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