mercoledì 19 agosto 2015

L'anteprima


"Essendo arrivato con grande anticipo, mi metto a guardare il pubblico che entra in sala. Mi sembrano tutti nemici, senza distinzione. Sono arrivati in pantaloni corti, maglietta e scarpe da ginnastica. Le pettinature sembrano fatte apposta per non permettere a chi è seduto dietro di vedere. Vecchie signore arrivate dalle case di riposo si accalcano insieme a quarantenni muscolosi le cui pance gonfie di birra fuoriescono dai calzoncini. Capisco che sono nervoso. Prima ho chiesto all'autista della limousine di portarmi in giro per il vicinato, per farmi un'idea del posto. Le case ben tenute e i giardini curati sembrano non avere nulla in comune con questi cretini che aspettando di entrare in sala". 

[Sidney Lumet, Fare un film, Roma, Minimum Fax, 2010, pp. 241-242]

domenica 14 giugno 2015

Nuova recensione Cineland. Dior and I di Frederic Tcheng


Dior and I 
di Frederic Tcheng 
con Raf Simons, Pieter Mulier, Florence Chehet, Monique Bailly 
Documentario, 90 min., Francia, 2014 

Possiamo parlare di documentario realizzato con punto di vista “embedded” (come nel giornalismo, per intenderci). La telecamera entra infatti nell’atelier della maison Dior ma segue solo alcune fasi dell’operato dei professionisti che lavorano per la sezione haute couture. 

A capo di questi il nuovo direttore artistico Raf Simons che, tra colpi di genio e qualche bizza, cerca di scrollarsi di dosso l’etichetta di minimalista (lavorava per Jil Sander) senza però perdere di vista la filosofia Dior (la donna intesa come fiore). 

Ecco allora che vediamo Simons sfogliare la biografia del fondatore, guarda caso ristampata e disponibile nelle librerie, senza però avere il coraggio di leggerla (tradotto: marketing e ansia da prestazione). Ecco allora che la sua apparente freddezza si scioglie in pianto durante la prima sfilata (tradotto: travaglio interiore). 

Nonostante la retorica, anche questo documentario contribuisce a far maturare in noi la convinzione che un certo modo di fare moda sia una delle più sublimi forme d’arte. Convinzione maturata grazie anche a Valentino: The Last Emperor, altro esempio di documentario "embedded" ma emozionante

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 3 giugno 2015) 

martedì 2 giugno 2015

Nuova recensione Cineland. Louisiana (The Other Side) di Roberto Minervini


Louisiana (The Other Side) 
di Roberto Minervini 
con Mark Kelley, Lisa Allen, James Lee Miller
Film documentario, 92 min., Italia, Francia, 2015

Tossici che vivono di espedienti, reduci che trovano rifugio nell’alcol, ragazzi che si addestrano con armi d’assalto per essere pronti a contrastare una non meglio identificata minaccia interna. Comune denominatore le critiche all’amministrazione Obama e le aspettative sugli scenari futuri (si auspica una vittoria di Hillary Clinton, perché solo lei può dare voce agli emarginati). 

Lo sguardo di Minervini segue con sapienza tutto questo, sempre attento a cogliere l’essenza dei personaggi e delle situazioni attraverso una puntuale costruzione delle immagini. Si usano volutamente i termini “personaggi” e “costruzione delle immagini” perché si avverte come il documentario sia comunque il frutto di una, seppur lieve, rielaborazione della realtà. Era il caso del bellissimo e toccante Stop the Pounding Heart, dove la scelta di concentrarsi su un unico protagonista si era rivelata vincente. 

Qui, invece, Mark, ovvero il primo e più interessante personaggio che ci viene presentato con la sua storia d’amore e le sue vicissitudini di drogato, viene improvvisamente abbandonato per concentrarsi su un altro tema. Questo provoca un calo della tensione narrativa, e tutta l’opera finisce per perdere in incisività. 

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 28 maggio 2015)

domenica 24 maggio 2015

Nuova recensione Cineland - Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino


Youth – La giovinezza 
di Paolo Sorrentino 
con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda 
Drammatico, 118 min., Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, 2015 

“Ho capito che nel mondo ci sono due tipi di persone: quelle belle e quelle brutte. In mezzo ci sono i carini.” E ancora: “Siamo solo comparse.” Queste sono un paio (e nemmeno le peggiori) delle massime che letteralmente permeano l’ultima fatica (?) di Sorrentino, accozzaglia di scenette mal legate tra loro costruite attorno a battute poco memorabili e animate da personaggi tanto inconsistenti quanto poco credibili

Ancora una volta il regista premio Oscar punta tutto sul perturbante, ma qui massicciamente, e allora ci dobbiamo sciroppare: un Maradona che ha tatuato il faccione di Marx sulla schiena, una ragazzina/massaggiatrice con l’apparecchio che esalta con malizia le qualità del contatto fisico e balla (rigorosamente al ralenti) davanti all’Xbox Kinect, una coppia che in pubblico non si parla e che poi urla il suo piacere nei boschi, un monaco buddhista che cerca di levitare, una miss universo con l’herpes labiale, una giovane e goffa escort, un attore hollywoodiano che si prepara ad interpretare Hitler. Bestiario che finisce per soffocare la figura del protagonista, un Michael Caine inespressivo accompagnato da una figlia (Rachel Weisz) che lo ama e lo disprezza (boh!). Forse il personaggio più centrato è quello interpretato da Harvey Keitel, regista al tramonto che lavora alla sceneggiatura del suo ultimo film con un gruppo di giovani sceneggiatori. 

Un film che riflette sulla vecchiaia? Un’opera che parla metaforicamente della giovinezza? Niente di tutto questo. Solo la voglia di buttare sul mercato un prodotto, benché approssimativo e irrisolto, per sfruttare l’onda dell’Oscar recentemente conquistato

Voto: 1 ½ su 5 

(Film visionato il 21 maggio 2015)

mercoledì 20 maggio 2015

Nuova recensione Cineland - Il racconto dei racconti (Tale of Tales) di Matteo Garrone


Il racconto dei racconti – Tale of Tales 
di Matteo Garrone 
con Salma Hayek, Vincent Cassel, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher 
Fantasy, 125 min., Italia, Francia, Gran Bretagna, 2015 

Da gustare con gli occhi. Questa è la considerazione che si fa dopo aver guardato Il racconto dei racconti, ultima opera di Matteo Garrone in concorso a Cannes. 

Il regista mette tutto il suo talento artistico al servizio della trasposizione di tre racconti di Giambattista Basile (tratti da Lo cunto del li cunti, 1634-1636), per un’operazione che, nonostante ciò che hanno scritto alcuni critici, così poco si avvicina a quella pasoliniana del Decameron (1971). Poco, perché in questo caso ogni intento metaforico cede il passo al puro gusto narrativo

Ci sentiamo, in poche parole, come un bambino che presta la sua attenzione ad un genitore affabulatore. Il problema è che nel frattempo noi siamo cresciuti e facciamo un po’ fatica ad accontentarci dell’intrattenimento fine a se stesso, seppur d’alta classe. 

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 16 maggio 2015)

martedì 5 maggio 2015

Novità da Blockbuster. Joe, The Equalizer, Una folle passione, Posh, Clown

Joe 
di David Gordon Green 
con Nicolas Cage, Tye Sheridan, Ronnie Gene Blevins 
Drammatico, 117 min., USA, 2013 
** ½ 

Cage torna a vestire i panni di un emarginato dal cuore d’oro, ruolo che gli si confà particolarmente. Con quell’andatura un po’ così e quello sguardo un po’ così riesce a reggere un film altrimenti inconsistente. La retorica abbonda ma il Cage-antieroe, la provincia statunitense e la fauna che la popola hanno sempre il loro fascino.

The Equalizer – Il vendicatore 
di Antoine Fuqua 
con Denzel Washington, Chloë Grace Moretz, Marton Csokas, Melissa Leo 
Azione/Thriller, 131 min., USA, 2014 
** 

Vi piacciono i film d’azione e di vendetta? Questo potrebbe essere il film che fa per voi. Anche se… Anche se Denzel Washington non è poi così credibile nel suo ruolo (il problema è principalmente anagrafico), anche se la storia non è poi così avvincente (anzi, direi quasi soporifera), anche se la figura del vendicatore non è poi così innovativa essendo stata ampiamente sfruttata in tutte le salse, soprattutto in tempi recenti (Io vi troverò, Taken, Fuori controllo, per citarne solo alcuni).

Una folle passione (Serena
di Susanne Bier 
con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Rhys Ifans, Toby Jones 
Drammatico, 102 min., USA, Repubblica Ceca, 2014 
** 

Avevamo apprezzato Susanne Bier per film come Dopo il matrimonio (Efter brylluppet, 2006) e, soprattutto, Non desiderare la donna d’altri (Brodre, 2004). Con questo suo primo film statunitense la sua abilità registica soccombe all’inconsistenza di una storia talmente datata e scontata da inficiare la prova di un cast d’eccezione.

Posh (The Riot Club
di Lone Scherfig 
con Max Irons, Sam Claflin, Douglas Booth, Holliday Grainger 
Drammatico, 106 min., Regno Unito, 2014 
* ½ 

Racconto affrettato e approssimativo delle vicissitudini di un club di ricchi studenti di Oxford che non sanno come tirar sera. Dovrebbero essere i membri di un club esclusivo che raccoglie i migliori rappresentanti (per pedigree e preparazione) dell’università, dediti a propositi di carriera e d’edonismo. E invece di edonistico c’è ben poco. Tanto alcol sì, ma niente droga e, soprattutto, niente sesso (siamo inglesi!). Il risultato è un film di un’ora e quarta sul nulla che ci fa rimpiangere e recuperare immediatamente, per disintossicarci e per certe affinità tematiche, Cose molto cattive (Very Bad Things, Peter Berg, 1998) e Le regole dell’attrazione (The Rules Of Attraction, Roger Avary, 2002).

Clown 
di Jon Watts 
con Andy Powers, Laura Allen, Elizabeth Whitmere 
Horror, 102 min., USA, Canada, 2014 

Tutti gli stilemi dell’horror classico raccolti in un tedio lungo un’ora e mezza. Grottesco, a lunghi tratti anche troppo inverosimile per il genere (e ho detto praticamente tutto!), con attori inconsistenti e una trama da mettersi le mani nei capelli. Da evitare come la peste se volete continuare ad avere paura dei clown.

martedì 28 aprile 2015

Nuova recensione Cineland. Mia madre di N. Moretti


Mia madre 
di Nanni Moretti 
con Margherita Buy, Nanni Moretti, John Turturro, Giulia Lazzarini 
Drammatico, 106 min., Italia, Francia, Germania, 2015 

Margherita (Buy) è una regista di successo. Durante la lavorazione del suo ultimo lungometraggio, per il quale deve tenere a bada un attore americano (Turturro) sempre sopra le righe, la salute della madre comincia ad aggravarsi. Tra una pausa e l’altra dal lavoro sul set si intensificano le sue visite all’ospedale col fratello (Moretti), sino alla morte della madre. 

Scene di vita lavorativa si alternano a scene di vita famigliare secondo una costruzione narrativa che si sviluppa su due rette parallele (e quindi mai tangenti). Non abbiamo mai l’impressione che ciò che sta accadendo alla protagonista nel privato si ripercuota sulla sua vita lavorativa e viceversa. Non siamo dunque testimoni né di una sua crescita interiore né di una più ampia riflessione sulla morte di una persona cara. Come se non bastasse, l’autobiografismo di Moretti si fa in questa sua ultima opera particolarmente stucchevole e pruriginoso. Il regista/attore finge di defilarsi e intanto mette in scena un alter ego che fa il suo stesso lavoro, una madre che come la sua insegnava latino e una preparazione al lutto evidentemente provata in prima persona ma nei fatti dalle caratteristiche universali. Moretti prova quindi, ma come nel più goffo dei tentativi, ad elevare la sua esperienza ad arte. 

L’operazione risulta banale, sconclusionata, e non basta certo qualche scena onirica ad elevare il livello di un film desolatamente datato sia tecnicamente che contenutisticamente

Voto: 2 su 5 (Film visionato il 22 aprile 2015)

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