domenica 11 maggio 2014

Remember Us. Diario di un curato di campagna, America 1929 - Sterminateli senza pietà, The American

Diario di un curato di campagna (Journal d’un curé de campagne
di Robert Bresson 
con Claude Laydu, Jean Rivière, Armand Guibert 
Drammatico, 110 min., Francia, 1951
***** 

Lettura laica della fede, della vita. Un’opera difficile, immensa, che non abbandona.


America 1929 - Sterminateli senza pietà (Boxcar Bertha
di Martin Scorsese 
con Barbara Hershey, David Carradine, Barry Primus, John Carradine 
Drammatico, 85 min., USA, 1972 
** ½ 

Scorsese sceglie, per la sua seconda opera, di mettere in scena la storia vera di una ragazza che ha cercato di sopravvivere alla Grande Depressione tra omicidi, prostituzione, lotte sindacali e regolamenti di conti. Ne è uscita un’opera un po’ troppo spesso sopra le righe. Ma si sa, che in quegli anni, il Cinema stava vivendo una profonda rivoluzione.

The American 
di Anton Corbijn 
con George Clooney, Violante Placido, Thelka Reuten, Filippo Timi 
Thriller, 106 min., USA, Italia, 2010 
* ½ 

Bastano due cose: bar di paese usati come tavole calde americane e inseguimenti in motorino tra le stradine vuote, inabitate, scoscese di Castel del Monte. Era del tempo che non vedevamo un film così brutto.


venerdì 2 maggio 2014

Nuova recensione Cineland. Locke di Steven Knight



Locke 
di Steven Knight 
con Tom Hardy 
Drammatico, 85 min., GB, USA, 2013 

Ivan Locke (Hardy) è un capo cantiere. Finita la sua giornata lavorativa entra in macchina e riceve una telefonata da una donna di nome Bethan. Decide di raggiungerla a Londra. Durante il viaggio in macchina veniamo a sapere che la sua decisione rischia di distruggere per sempre la sua vita famigliare e lavorativa. 

Siamo andati al cinema pieni di aspettative. Un film scritto e diretto dallo sceneggiatore della Promessa dell’assassino (Eastern Promises, David Cronenberg, 2007), ambientato tutto all’interno dell’abitacolo di un’auto in cui il protagonista, attraverso una ragnatela di telefonate in vivavoce, distrugge la sua vita. 

Siamo usciti un po’ delusi. Certamente non sarebbe corretto omettere che il film è tutto sommato gradevole e mosso da buoni proponimenti. Ma il meccanismo narrativo architettato non ha dimostrato tutta quella dirompenza trovata, ad esempio, in Buried (Rodrigo Cortés, 2010). Innanzitutto le motivazioni che spingono il protagonista a prendere scomode decisioni vengono esplicitate sin da subito, attenuando completamente l’effetto di qualsiasi successivo colpo di scena. Così come viene quasi subito svelato il rapporto conflittuale che lega il protagonista al ricordo del padre (reso con un artificio fin troppo scontato e banale). Protagonista caratterizzato in modo abbastanza efficace ma poco credibile nelle reazioni e nelle relazioni che lo legano ai colleghi, alla moglie e ai figli. 

Probabilmente il film, totalmente basato sulle parole, perde troppo per colpa di un doppiaggio scriteriato: i discorsi bambineschi dei figli stridono con le loro voci da adolescenti; una donna matura ha una voce da ventenne; il protagonista sembra non tradire emozioni, forse colpa del raffreddore? Considerando una regia praticamente inesistente possiamo dire che, nonostante la rilevanza dei temi trattati, la vera star del film si rivela la BMW: stabile, confortevole e con un impianto vivavoce da paura. 

Voto: 2 su 5 

(Film visionato l’1 maggio 2014)

domenica 27 aprile 2014

Nuova recensione Cineland. Nymphomaniac Vol. I e II di Lars von Trier


Nymphomaniac (vol. I e II) 
di Lars von Trier 
con Charlotte Gainsbourg, Stacy Martin, Stellan Skarsgård, Christian Slater, Uma Thurman, Shia LaBeouf 
Drammatico, 240 min., Danimarca, Germania, UK, Belgio, 2013 

Joe (Gainsbourg) è una cinquantenne che viene trovata da Saligman (Skarsgård) in un vicolo, tumefatta. L’uomo le offre ospitalità. Lei gli racconta la propria vita di ninfomane a partire dall’infanzia. 

È sempre meglio aspettare di avere la visione d’insieme prima di dare un giudizio su un’opera divisa in due parti. Ci si aspetta che i temi rimasti in sospeso nella prima parte trovino un senso alla luce degli eventi del secondo capitolo e che le conclusioni finali siano il frutto di un percorso che si fa forte di premesse convincenti. In Nymphomaniac rimane tutto troppo irrisolto

Ogni capitolo in cui è organizzata la narrazione cerca di farsi forte del rapporto antitetico tra i due protagonisti, contrapposti come il diavolo e l’acqua santa: da una parte Joe, la narratrice ninfomane; dall’altra Saligman, l’uditore colto che interviene con parallelismi tra ciò che ascolta e ciò che ha letto e studiato (si va dal cristianesimo bizantino alla storia romana per arrivare a… Freud, non l’avremmo mai detto). Uno stratagemma che il regista utilizza per dare libero sfogo alle proprie fantasie sessuali, che cerca di nobilitare affiancandole ad una galleria di simmetrici riferimenti culturali (troppo spesso forzati). 

Il frutto di questa operazione è un film a conti fatti gradevole per merito di una comunque ottima tecnica registica, che però a livello contenutistico risente della mancanza di un adeguato approfondimento critico. Gli spunti interessanti infatti non mancano, ma i discorsi ad essi collegati vengono spesso lasciati a metà. Ad esempio, nella prima parte von Trier ha avuto l’occasione di sviscerare un tabù, ovvero di trattare i rapporti di forza che intercorrono tra il sesso femminile e quello maschile. Avrebbe potuto dare una propria interpretazione all’interdipendenza tra i sessi, scovandone le ragioni e smascherandone le ipocrisie. Non l’ha fatto. Del resto, mi faceva notare un mio amico, per aver detto la verità sulla differenza tra uomo e donna Tiresia venne accecato. Von Trier non ha voluto correre il rischio. 

Ed è anche il caso della confusione, condita da un finale disgustosamente banale, che il regista crea nella seconda parte riguardo la vera natura e i veri proponimenti della protagonista. Dapprima ninfomane orgogliosa di esserla, Joe si ripromette poco dopo di voler guarire dalla propria condizione. Come se non bastasse von Trier ne ferma la discesa agli inferi, fatta da un vortice sempre più profondo di violenza, ma solo per farle incontrare il mondo della malavita (mancava solo quella). Altra occasione persa. Se avesse letto di più e meglio, il regista danese avrebbe saputo che spesso nell’arte la degenerazione sessuale è collegata ad una escalation di violenza poi sfociata nell’autodistruzione fisica del degenerato. Come Pasolini, per intenderci. 

Von Trier ha dichiarato: “Un film dovrebbe essere un sasso nella scarpa”. Non abbiamo avvertito neanche un granello di polvere

Voto: 2 ½ su 5 

(Film visionato il 5 e il 24 aprile 2014)


giovedì 24 aprile 2014

Remember Us. Dopo il matrimonio, Hannah e le sue sorelle, Power - Potere

Dopo il matrimonio (Efter brylluppet
di Susanne Bier 
con Mads Mikkelsen, Sidse Babett Knudsen, Rolf Lassgard 
Drammatico, 120 min., Danimarca, Svezia, 2006 
*** ½  

Jacob (Mikkelsen) è impegnato in una missione umanitaria in India quando gli si prospetta la possibilità di ottenere un sostanzioso finanziamento da Jorgen (Lassgard), un facoltoso imprenditore danese. Jacob, lontano dalla sua terra natale da anni, è dunque obbligato a tornare a Copenaghen per esporre il proprio piano umanitario a Jorgen. Durante l’incontro quest’ultimo si dimostra alquanto indifferente verso i progetti di Jacob, ma per conoscerlo meglio e valutarli lo invita a prendere parte al matrimonio della figlia, che si tiene il giorno seguente. Durante la cerimonia Jacob scopre che la moglie di Jorgen, Helene, è una sua ex conquista di gioventù e che Anna, la sposa, … 
Parlando di rappresentati femminili della settima arte, Susanne Bier è senza dubbio, con Kathryn Bigelow, una delle migliori registe al mondo. Lo dimostra con questo film, che non si distingue tanto per la storia, comunque molto gradevole ma con qualche colpo di scena poco ad effetto di troppo, quanto per la tecnica e le soluzioni registiche adottate. Stile quasi documentaristico, fotografia che sfrutta la “luce del nord” (quella, per intenderci, già nobilitata da Lars von Trier e Thomas Vinterberg), ma soprattutto inquadrature di dettagli mai banali, jump cut e splendide ellissi narrative. La sua opera più incisiva rimane Non desiderare la donna d’altri (Brode, 2004), ma Dopo il matrimonio è comunque un’ottima prova, forse superiore al premio Oscar In un mondo migliore (Haevnen, 2010).




Hanna e le sue sorelle (Hannah and Her Sisters
di Woody Allen 
con Woody Allen, Michael Caine, Barbara Hershey, Mia Farrow, Dianne Wiest 
Commedia, 103 min., USA, 1986 
*** ½ 

Un anno di eventi tra le due feste per il Giorno del Ringraziamento organizzate da Hanna (Farrow) e da suo marito Elliot (Caine). Elliot che ha una storia con Lee (Hershey), sorella di Hanna; Hanna che prima di sposare Elliot è stata sposata con Mickey (Allen), il quale avrà una storia con Holly, l’altra sorella. 
Un Woody Allen in stato di grazia adotta la tecnica bergmaniana. Al centro della scena tre donne e le loro vicissitudini, soprattutto amorose, per un risultato agrodolce e newyorkese. Ci affezioniamo a loro e ai loro compagni. Delicato. 


Power – Potere (Power
di Sidney Lumet 
con Richard Gere, Julie Christie, Gene Hackman 
Drammatico, 111 min., USA, 1986 
** 

Pete St. John (Gere) è il mago delle campagne pubblicitarie elettorali. Convinto di poter far vincere chiunque, in uno dei suoi lavori si trova contrapposto al suo ex socio (Hackman), convinto invece di poter vincere solo se il candidato ha effettive capacità. 
Dopo Quinto potere (Network, 1976), Lumet cerca ancora una volta di smascherare i “persuasori occulti” cercando, questa volta, di svelare i meccanismi della propaganda e ricordando che troppo spesso pubblico e addetti ai lavori si concentrano sulla forma anziché sui contenuti. Peccato che si scordi di come i personaggi abbiano bisogno di agire oltre che parlare.


venerdì 18 aprile 2014

Parma River - Porporano (Another way of looking at the Emilian Apennines - Part 2)



Parma River - Porporano (PR) from Andrea Vighi on Vimeo.

Another way of looking at the Emilian Apennines - Part 2

Parma River - Porporano (Parma, Italy)

Camera: Panasonic HX-DC1

Instructions: high volume, dark room, full screen.

giovedì 17 aprile 2014

Remember Us. L'enigma Kaspar Hauser, Searching for Sugar Man, Il ladro di orchidee


L’enigma di Kaspar Hauser (Jeder für sich und Gott gegen alle
di Werner Herzog 
con Bruno S., Walter Ladengast, Brigitte Mira 
Drammatico, 106 min., Gemania, 1974 
***** 

Norimberga, 1824. Un giovane che non sa parlare e camminare viene abbandonato nella piazza di Norimberga. Ha una lettera nella sua mano e sa solo scrivere il suo nome: Kaspar Hauser. Dapprima la cittadina lo aiuta, ma poi lo sfrutta come fenomeno da baraccone per fargli ripagare gli sforzi economici fatti per mantenerlo. Kaspar verrà infine adottato da un medico che lo aiuterà a civilizzarsi, scoprendo in lui un animo sensibile e pieno di fantasia. Ma Kaspar verrà assassinato. 
Piccola grande opera incentrata su un personaggio atipico, che con la sua purezza riesce a smascherare le convenzioni della società “civilizzata”. Misurato, a tratti struggente. Il capolavoro di Herzog.



Searching for Sugar Man 
di Malik Bandjelloul 
Documentario, 86 min., Svezia, GB, 2012 
**** 

Sixto Rodriguez, cantautore statunitense d’origini messicane, incide tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta due album amati dagli addetti ai lavori ma non dal pubblico. In difficoltà economiche, continua dunque a lavorare come operaio. Ma, a partire dalla metà degli anni Settanta, a sua insaputa, grazie al passaparola la sua musica diventa famosissima in Suda Africa e Oceania. Non essendo mai stato intervistato, negli stati dove le sue canzoni sono ormai dei cult cominciano a diffondersi strane leggende sul suo conto, come quella per la quale Rodriguez si sarebbe sparato alla testa durante un concerto. Invece Sixto è vivo e vegeto, ma ancora impegnato a lavorare come operaio nei cantieri edili. Grazie ad un critico musicale messosi sulle sue tracce, Rodriguez riuscirà ad assaporare il successo che non aveva mai avuto. 
Sembra proprio un trama da film di fiction questa bellissima storia vera che si conclude con un’intervista a Rodriguez nella sua casa di Detroit, grazie alla quale apprendiamo che l’insuccesso non gli è mai pesato, che ha sempre cantato per amore della vita e che ha sempre vissuto in condizioni umili donando addirittura i proventi dei suoi ultimi fortunatissimi concerti ai parenti in difficoltà. Le sue stupende canzoni ci accompagnano per tutta l’opera facendoci capire quanto la vita possa prendere strade alternative rispetto ai nostri veri talenti. Rodriguez sembra non essersene mai disperato. Un esempio che ridimensiona le capacità di certi osannati cantanti contemporanei.

Il ladro di orchidee (Adaptation
di Spike Jonze 
con Nicolas Cage, Meryl Streep, Chris Cooper, Brian Cox 
Commedia, Drammatico, Thriller, Biografico, 114 min., USA, 2002  
*** ½ 

Durante le riprese di Essere John Malkovich, lo sceneggiatore Charlie Kaufman (Cage) si trova ad affrontare una forte crisi creativa proprio nel momento in cui gli è stato commissionato l’adattamento del Ladro di orchidee, romanzo che parla dell’incontro tra la giornalista del «New Yorker» Susan Orlean (Streep) e del ladro di fiori rari John Laroche (Cooper). Per uscire dall’impasse, stimolato dal gemello Donald (ancora Cage), Charlie decide di conoscere personalmente Susan, ma scoprirà verità pericolose. 
Lo sceneggiatore Charlie Kaufman (sì, stesso nome dello sceneggiatore del film interpretato da Cage) si è divertito a creare un film che punta tutto sul meccanismo della mise en abyme e che sfrutta il tema del doppio (i gemelli hanno personalità opposte e complementari) per far cambiare ritmo e stile all’opera in corsa: quando prevale la personalità di Charlie stiamo nel drammatico, mentre quando prende piede il gemello Donald l’opera si trasforma in un thriller. Film atipico che piace più (o solo?) a gli appassionati di cinema.

martedì 15 aprile 2014

Memorable Scenes - 5


La geniale scena de La palla n° 13 (Sherlock Jr., 1924) di Buster Keaton.

Magnifico esempio di metacinema.


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