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domenica 4 gennaio 2015

I migliori film del 2014 - La Top Ten


La nostra personale classifica dei 10 migliori film del 2014, pubblicata qui con qualche giorno di ritardo per permettere la visione di American Sniper, l’ultimo film di Clint Eastwood appena uscito nelle sale che all’ultimo momento riesce ad accaparrarsi un posizionamento di tutto rispetto (spoiler?). 

N.B. Rientrano in classifica solo i film del 2014, rimanendo dunque esclusi quelli che, pur distribuiti in Italia lo scorso anno, di fatto appartengono alla stagione cinematografica precedente.


10. Winter Sleep - Il regno d’inverno

L’attenzione per la parola, i dialoghi teatrali protratti all’infinito, l’insistenza sui difetti del protagonista e sulla sua incapacità di relazionarsi con gli altri. Ne esce un’opera densa, complessa, a tratti ampollosa e didascalica, le cui oltre tre ore di durata si sentono eccome. Domina su tutto lo splendido paesaggio della Cappadocia, emblema dell’immobilismo dei personaggi.



9. Grand Budapest Hotel

Non sarà il più memorabile della sua carriera, eppure Wes Anderson riesce ancora una volta a stupirci mettendo in scena un caleidoscopio di personaggi e situazioni, tanto numerose quante sono le stanze del Gran Budapest Hotel.



8. Anime nere 
 

Finalmente un thriller italiano ben fatto e con un po’ di verve! Finalmente un film sulla mafia che rifugge gli stereotipi e con attori credibili! Finalmente zero moralismo!
Bisogna aggiungere altro? 



7. American Sniper 

L’ultimo film del buon vecchio Clint che racconta la storia del più prolifico cecchino della storia americana. A breve la recensione sul nostro blog!



6. Interstellar 

Un blockbuster pensato per intrattenere il grande pubblico, in cui non tutto torna ma che resta comunque un’ottima forma di intrattenimento, nonché un tentativo di coniugare spettacolo e comunicazione scientifica (in questo senso emblematica, per quanto didascalica, la spiegazione della natura del wormhole fatta da uno dei personaggi). 



5. Lo sciacallo – The nightcrawler 


Con la sua interpretazione Jake Gillenhall si aggiudica senza alcun dubbio il premio per il personaggio più inquietante, cinico e spietato degli ultimi anni. Come un moderno Weegee, sfreccia sulle strade di una violentissima Los Angeles per immortalare scene di incidenti, omicidi e rapine e venderle alle emittenti locali, in un gioco perverso di autocompiacimento e sopraffazione. 



4. Mommy 

Può l’amore per un figlio essere sufficiente per superare le difficoltà e guadagnarsi il diritto a un’esistenza normale? È la domanda su cui si regge il quinto film del venticinquenne regista canadese ed è la missione che si assume Diane, madre single non più giovane e dalla vita già di per sé complicata, lanciando una sfida alle istituzioni  e a chi le suggerisce di ricoverare il figlio ingestibile e affetto da disturbi mentali in una struttura sanitaria. Ne nasce una storia commovente, per niente scontata, di rara bellezza. 



3. Due giorni, una notte 

Un tema quanto mai attuale, quello della lotta per il lavoro, trattato con la semplicità e la potenza di cui solo i fratelli Dardenne sono capaci. Semplicità che qui non è certo sinonimo di povertà di significato: come sempre i cineasti belgi sanno andare dritti al cuore del problema, scavando le debolezze e la fragilità di una giovane donna che, anello debole del sistema economico-sociale, deve trovare in se stessa, prima che negli altri, la forza per andare avanti e combattere, per guadagnarsi finalmente il proprio posto nel mondo. 



2. Gone girl – l’amore bugiardo 

Quando la moglie sparisce nel giorno del loro quinto anniversario, tutti i sospetti ricadono sul marito, reo di averla maltrattata, tradita, impaurita. Il nuovo film di Fincher è una fredda e spietata analisi sulla vita di coppia e sull’essenza del matrimonio, sulle relazioni umane, sul rapporto tra uomo e donna e la loro inconciliabilità. 



1. Boyhood 

Il capolavoro di Richard Linklater si aggiudica il primo posto nella nostra personale classifica dei migliori film del 2014, in quanto non è un solo un’opera cinematografica, quanto piuttosto una vera e propria operazione esperienziale, in cui vengono a fondersi realtà e fiction, tempo reale e tempo narrativo. Grazie al meccanismo di ripresa diretta degli eventi, anche noi siamo come rapiti e quasi proiettati nella storia, seguendo le vicende dei personaggi e la crescita non solamente intellettuale ed emotiva, ma anche   fisica del protagonista, che si svolge proprio davanti ai nostri occhi, nell’arco dei 12 anni lungo i quali si sono dipanate le riprese.

martedì 30 dicembre 2014

Nuova recensione Cineland. L'amore bugiardo - Gone Girl di David Fincher


L’amore bugiardo – Gone Girl 
di David Fincher 
con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Perry 
Thriller, 149 min., USA, 2014 

Amy (Rosamund Pike) e Nick (Ben Affleck) sono giovani, belli, affiatati. Apparentemente una coppia perfetta. Dopo aver vissuto a New York si sono trasferiti in Missouri per stare vicini alla madre di Nick, gravemente malata. Insieme hanno sconfitto la crisi economica del 2009 che ha minato le loro finanze e, insieme, hanno riorganizzato la loro vita in provincia. Ma il giorno del loro quinto anniversario Amy scompare nel nulla. Nick non sembra particolarmente preoccupato ma segnala la cosa alla polizia, che in casa trova un tavolino rotto e numerose tracce di sangue. Qualche sorriso di troppo rubato dalle telecamere delle emittenti che seguono la vicenda e Nick si ritrova ben presto tra i principali sospettati. 

Finalmente una trama avvincente, frutto di un eccellente regista che mette da parte qualsiasi velleità letteraria lasciando campo libero all’autrice del romanzo da cui è tratta la pellicola (Gillian Flynn, L’amore bugiardo, Rizzoli, 2012). Il risultato è ottimo. Rimaniamo letteralmente incollati allo schermo per 149 minuti godendoceli singolarmente uno ad uno, con picchi di coinvolgimento che da tempo non registravamo davanti al grande schermo. La storia incentrata su una coppia invidiabile che comincia a sfaldarsi, ricostruita abilmente grazie ad un perfetto incastro tra flashback rievocati dalle pagine del diario ritrovato della moglie e vicissitudini del marito che la cerca, potrebbe far pensare alla solita tiritera ampiamente sfruttata dalla settima arte. E invece qui ci troviamo di fronte ad un’insolita, e per questo ancor più apprezzata, variazione sul tema, che si eleva addirittura rispetto alle altre recenti opere cinematografiche statunitensi sulla vita coniugale (lo spietato Revolutionary Road di Sam Mendes e To the Wonder di Terrence Malick, per citarne solo un paio). 

Ne esce uno studio metaforico che estremizza le tematiche legate al matrimonio per farsi ancor più terribilmente realistico (alla maniera ellissiana, mi verrebbe da dire), sorretto dalla bravura degli attori, della sceneggiatrice e di un regista che riesce a concentrare l’attenzione non solo sulle contraddizioni del tema ma anche sul contesto che talvolta le crea, talvolta le subisce. La scomparsa di una moglie diventa dunque un pretesto per indagare i rapporti di coppia e come vengono percepiti all’esterno: il circo mediatico si scatena (che siano vicini di casa o emittenti televisive ad esprimere un giudizio, il risultato non cambia) e la verità che viene a galla è sempre parziale, frutto di un gioco di astuzie costruito sul momento, non nel lungo periodo. 

L’unica perplessità riguarda l’atmosfera generale della pellicola. Il film parte infatti come un thriller finendo quasi per sfociare nel grottesco. Una disomogeneità che tradisce forse un riferimento ad una certa tradizione hollywoodiana (la mente corre alla Guerra dei Roses) e che, a conti fatti, fa calare un poco l’epicità dell’intera opera. 

Interessante infine constatare come l’uscita di quest’opera abbia seguito sia negli USA che in Italia di poche settimane quella dello Sciacallo (Nightcrawler, Dan Gilroy), altra inquietante riflessione sul ruolo dei mass media nella percezione della realtà. 

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 26 dicembre 2014)

domenica 5 gennaio 2014

Novità da Blockbuster. Holy Motors & To The Wonder

To The Wonder 
di Terrence Malick 
con Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem 
Drammatico, 112 min., Usa, 2012 
*** 

Da molti considerato come un incidente di percorso nella carriera di Malick, il film è piuttosto un’opera concepita sull’onda del processo creativo che ha raggiunto il suo apogeo con il capolavoro precedente, The Tree of Life. La perfezione delle immagini (le migliori del cinema contemporaneo, grazie al lavoro del direttore della fotografia Emmanuel Lubezki) continua a riempire la nostra anima, come pure la musica scelta (in questo caso svetta Bach), ma c’è effettivamente qualche punto debole di troppo, soprattutto a livello  narrativo. Il montaggio non segue con precisione la rarefazione del racconto (come invece accadeva in The Tree of Life) e così ci troviamo di fronte a troppe scene ripetitive che non ci permettono di scavare nella storia per riuscire a comprenderne appieno il senso. Capiamo solo che Neil (Affleck) e Marina (Kurylenko) vivono una storia d’amore che non riesce a funzionare. Dalle immagini desumiamo che forse la colpa è imputabile a questioni ambientali: Marina, parigina, non si trova a proprio agio negli USA delle immense distese di campi e delle villette sorte in mezzo al nulla (in questo ci ricorda una figura complementare rispetto alla Pocahontas del finale di The New World). Oltre a questo buono spunto, però, ci sono troppi argomenti non approfonditi, come la crisi spirituale di padre Quintana (Bardem) che è interessantissima e che avrebbe meritato uno spazio maggiore e ben più rilevante. Infine, due banali errori che si sarebbero potuti evitare: la scelta di Affleck, la cui fisicità non si sposa con la grazia (comunque anche troppo enfatizzata) della Kurylenko; l’inserimento delle scene in cui appare Romina Mondello, fuori contesto anche a causa di frasi stucchevoli come “Io sono l’esperimento di me stessa”.


Holy Motors 
di Leos Carax 
con Denis Lavant, Eva Mendes, Kylie Minogue, Edith Scob Drammatico, 110 min., Francia-Germania, 2012 
** 

Holy Motors è metacinema, ovvero cinema che riflette su se stesso. Difficile dire se lo faccia bene o se lo faccia male. La critica si è divisa in due, mentre il pubblico dei cinefili è praticamente concorde nel dire che si tratta di uno dei più importanti film della storia della settima arte (almeno di quella contemporanea). È indubbiamente consolatorio vedere un’opera che cerca di scongiurare la morte del cinema attraverso la sua celebrazione. Tuttavia è pericoloso e non necessariamente azzeccato il modo in cui lo fa Carax. Diversamente da Buster Keaton, che nel capolavoro La Palla n. 13 (Sherlock Jr., 1924) entrava nello schermo e dimostrava come il cinema sia il luogo delle meraviglie e delle eterne possibilità, qui ci troviamo di fronte a Monsieur Oscar, che nell’arco di 24 ore viaggia su una limousine/camerino e assume diverse identità per prendere parte come protagonista a varie scene che ora si svolgono sul ponte Alexandre III, ora nel cimitero Père-Lachaise. Ogni episodio risponde ad un genere cinematografico ed è legato (flebilmente) al precedente dal protagonista. Tutti insieme, gli episodi dovrebbero essere i tasselli di una più generale riflessione sul cinema in cui si riflette sull’identità e i ruoli nella vita e nella finzione, la contemporaneità e il rapporto tra realtà e finzione. Peccato che il tutto rimanga a livello d’intenzione, perché il film procede per accumulazione risultando confuso, cervellotico, frutto di un buon tecnico che però non ha la necessaria preparazione culturale per partorire un’opera che non sia solo ben eseguita ma anche pregna di significato. Certo, c’è qualche buona trovata come l’inserimento degli indirizzi internet al posto delle epigrafi sulle lapidi del Père-Lachaise, ma è anche da queste scelte che si constata come la riflessione si concentri più sui significanti che sui significati rimanendo molto a livello superficiale, per un risultato quasi infantile. Come l’imbarazzante finale (forse il peggiore di questi ultimi anni) in cui ci sono le limousine che parlano tra loro.

mercoledì 27 marzo 2013

Novità da Blockbuster. Argo, Le belve, Di nuovo in gioco

Argo
di Ben Affleck
con Ben Affleck, Bryan Craston, Alan Arkin, John Goodman
Drammatico, 120 min., USA, 2012
***

Un po’ come Il discordo del re. Storia vera, semplice e lineare, per un film ben girato, recitato sanza ‘nfamia e sanza lodo e per questo vincitore dell’Oscar al Miglior film. Ma qui c’è anche la celebrazione del mondo hollywoodiano, che arriva in un momento in cui di idee nuove ce ne sono poche (è il bilancio del cinema USA che esce da questo post) e i sequel vanno per la maggiore. Soliti artifici retorici verso la fine per aumentare la tensione, che si avverte nonostante si sappia già come andrà a finire.

Di nuovo in gioco
di Robert Lorenz
con Clint Eastwood, Chelcie Ross, Ed Lauter, Amy Adams
Commedia, 111 min., Usa, 2012
**

Come con Argo, anche con questo film rimaniamo nel solco della tradizione cinematografica hollywoodiana. Ma in questo caso il fatto che la storia sia originale si rivela un handicap: paradossalmente, scena dopo scena sappiamo già cosa accadrà in quelle successive e i personaggi risultano tratteggiati in modo assai approssimativo. Abbiamo così una lunga carrellata di figure stereotipate e talmente approssimative da lasciare ben poco all’immaginazione. C’è la giovane in carriera che si scopre insoddisfatta della sua vita, il padre burbero ma geniale, la belloccia promessa mancata del baseball americano che cerca di riciclarsi nel mondo degli osservatori e che farà innamorare la ragazza, il ragazzo bianco spocchioso e cicciottello che viene valutato come un campione e che verrà scalzato dall’outsider di origine indiana guarda caso scoperto dalla ragazza grazie agli insegnamenti del padre (non ho anticipato nulla, tanto si capisce tutto dopo mezz’ora di film). Di Eastwood che dire? E’ un vecchio che fa il vecchio e che ormai sa fare solo il vecchio incazzato. Come se non basasse è ancora vivo il ricordo di Moneryball, uno dei migliori film della passata stagione.

Le belve
di Oliver Stone
con Blake Lively, John Travolta, Aaron Johnson, Salma Hayek
Thriller, 131 min., Usa, 2012
* ½

Un pastrocchio postmoderno dove si possono avvertire riferimenti a Jule e Jim, Traffic, The Beach, Pulp Fiction e chi più ne ha più ne metta. Tedioso, per nulla adrenalinico, prevedibile. E dal finale imbarazzante.
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