Visualizzazione post con etichetta Paul Schrader. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paul Schrader. Mostra tutti i post

giovedì 7 ottobre 2021

La (non) recensione di Dune. Ma anche del Collezionista di carte e di Tenet

 


Era da quasi un anno che non andavo più al cinema. Precisamente dal settembre del 2020. In sala Tenet di Nolan. Avevo deciso di non scriverne, e non ne ho scritto. Cervellotico, confusionario, senza capo né coda. Ero molto deluso. Poi il secondo lockdown, in cui mi sono convinto che il Cinema ha ormai cambiato definitivamente forma. Niente più lungometraggi e sale ma solo tante serie tv (storie “brevi ma intense”) su altrettante piattaforme online per una fruizione sempre più casalinga. Ma ho anche pensato che fosse probabilmente la “cattività” a farmi pensare in quel modo. 


Lo scorso mese sono così tornato al cinema, spinto dalla profusione di recensioni positive sul Collezionista di carte. Inutile dire che le aspettative erano molto alte: diretto da uno dei miei registi/sceneggiatori preferiti, storia intrigante, attore protagonista capace. È stato un disastro. Noioso, lento, verboso, scontato. Insomma, un pomeriggio completamente da dimenticare. Pensavo fosse la prova definitiva (inconsciamente cercata) della morte del Cinema in sala. 


Invece, come spesso accade, dopo qualche settimana mi sono dovuto ricredere. Grazie a Dune. Un’opera maestosa, coinvolgente, misurata. Un’opera per la quale, per una volta, sono stato contento d’aver pagato il biglietto. E ne acquisterei ben volentieri un altro per poterla vedere una seconda volta. In sala, perché guardarla in tv non avrebbe senso. 

Andare al cinema ha dunque ancora un senso? Sì, ma solo ad alcune condizioni. La visione di un film in sala deve necessariamente essere un’esperienza. Un momento di pieno coinvolgimento, di spettacolo. Questo però ormai accade solo con i prodotti giusti, ovvero con trame e immagini concepite per questo scopo. Andare al cinema per un’opera che posso tranquillamente vedere nella piccola tv di casa non ha proprio più senso. Ormai già da tempo.

lunedì 18 novembre 2013

Nuova recensione Cineland. The Canyons di P.Schrader

The Canyons 
di Paul Schrader 
con Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Tenille Houston 
Thriller, 99 min., USA, 2013 

Prima di cominciare con l’analisi del film è bene ricordare una cosa: il film è stato realizzato con soli 250mila dollari. Non 25milioni (costo di un film hollywoodiano di fascia medio-bassa). Solo una combinazione di talento e spregiudicatezza può sopperire a una tale mancanza di risorse. 

Diretto da Paul Schrader e sceneggiato da Bret Easton Ellis (i nomi dicono tutto, chi non li conosce si informi), il film è un ritratto cinico e spietato della società contemporanea. Per essere più precisi, The Canyons è un documento socio-antropoligico dalle connotazioni catartiche (secondo l’accezione aristotelica applicata alla tragedia greca). La narrazione è acida e iperrealistica, i personaggi incarnano il “lato oscuro” della società che tendiamo ad escludere dal nostro cono ottico benché sia ben vivo e presente, forse più della sua controparte sana. I luoghi (le immagini dei cinema abbandonati, gli interni freddi, i campi lunghissimi con le ville solitarie delle colline di Hollywood) accentuano il senso di isolamento di una vita che è sempre più connessa virtualmente a quella degli altri ma mai così distante. Non è un caso che i personaggi le cui vicissitudini innervano la pellicola ci vengono presentati attorno ad un tavolo in un locale dove vengono serviti cocktail tutti uguali mentre comunicano tra loro a monosillabi perché incollati ai propri smartphone touchscreen. Una vera a propria dipendenza dalle nuove tecnologie che per la prima volta si fa costante all’interno di una narrazione cinematografica andando quasi a scalzare altre “debolezze” come alcol, droga e pornografia. Elementi comunque presenti in una storia di ricatti (economici e sessuali), giochi di potere, omicidi e bugie che finisce per mettere a nudo le contraddizioni proprie della nostra società, ma in modo inconsueto. Nel senso che qui non ci sono buonismi né filtri, per un risultato che ci fa percepire la totale indipendenza del processo creativo da qualsiasi regola della macchina produttiva hollywoodiana. Ciò non vuol dire che il percorso non abbia presentato ostacoli. Sono risapute le difficoltà con le quali Schrader e Ellis hanno dovuto fare i conti, non ultimo il budget ridottissimo che li ha obbligati ad affidare le parti principali a due outsider. Ma, in fin dei conti, il valore aggiunto dell’opera, nonché lungimirante operazione pubblicitaria, è proprio rappresentato dal fatto che James Deen e Lindsay Lohan si rivelano inaspettatamente perfetti, sempre nella parte. Il primo con la sua faccia da bravo ragazzo, che accentua l’atrocità dei ricatti e degli abusi che il suo personaggio perpetra. La seconda con la sua fisicità che svela definitivamente, sul doppio piano della realtà e della finzione cinematografica, come divismo e popolarità (amplificati a dismisura da internet e social network) abbiano definitivamente sostituito qualsiasi oggettivo valore culturale, etico ed estetico. 

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 16 novembre 2013)

giovedì 13 giugno 2013

Remember Us. American Gigolo, Chronicle, Project X - Una festa che spacca

American Gigolo
di Paul Schrader
con Richard Gere, Lauren Hutton, Hector Elizondo
Drammatico, 117 min., USA, 1980
***

Non lo avevo ancora visto e devo dire che dallo sceneggiatore di Taxi Driver e Toro scatenato mi aspettavo qualcosa di più. Anni '80 a gogò, che vuol dire apertura con musica dei Blondie (onore a Moroder!), vestiti tono su tono, ville sulla spiaggia, droghe, sesso occasionale, i primi abbozzi di quelli che sarebbero diventati fitness e cura cosmetica del corpo ecc. Vale praticamente come documento sugli usi e i costumi del decennio. Ma la storia, che voleva essere esistenzialista (lo afferma lo stesso regista), è un po' deboluccia e come se non bastasse sfocia in un finale quasi imbarazzante (vorrebbe essere un tributo a Pickpocket di Bresson).

Project X - Una festa che spacca
di Nima Nourizadeh
con Thomas Mann, Oliver Cooper, Jonathan Daniel Brown
Commedia, 88 min., USA, 2012
**1/2

Lo dico? Lo dico, perchè fa figo. Mockumentary. Mockumentary che parla di ragazzi sfigati che possono usufruire di una casa vuota e allora decidono di organizzare una festa. Inizialmente nessun coetaneo la prende in considerazione ma poi la voce circola, le aspettative crescono e la festa si ingrossa sempre di più fino a sfuggire al controllo degli organizzatori... e delle forze dell'ordine. Film molto teen dove non mancano droga, tette, nerd e qualche simpatica trovata. Gradevole e, per il genere, ben girato.

Chronicle
di Josh Trank
con Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan
Fantascienza, 84 min., USA-UK, 2012
**

Altro mockumentary. Che si differenzia dal primo per due ragioni. La prima. Per il genere è girato maluccio, nel senso che non sempre i movimenti di macchina sono realistici (troviamo addirittura dei controcampi!). La seconda. L'opera cerca di proporre qualcosa di apparentemente nuovo ma non ci riesce. L'inizio è promettente: cosa farebbero tre ragazzi che scoprono di avere dei superpoteri? I primi comportamenti e le loro conseguenze sono interessanti. Ma poi tutto comincia a ruotare attorno alla massima "Da grandi poteri derivano grandi responsabilità" e il film scivola nella retorica appiattendosi al livello di un tradizionale/banale film di supereroi.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
BlogItalia - La directory italiana dei blog

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. La riproduzione del titolo, dei testi e delle immagini originali è possibile solo citando con link il sito e l’autore. E’ vietata ogni modifica e utilizzo a scopo commerciale. L’autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all’interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Per tal motivo questo non implica l’approvazione dei siti stessi, sui cui contenuti è declinata ogni responsabilità. L'autore, infine, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo andreavighi@inwind.it