venerdì 30 aprile 2010

È ancora possibile la poesia? (Una considerazione)


Da decenni la poesia, più che essere un genere letterario fruito da un pubblico spontaneo di lettori, è diventata il simbolo della libertà creativa – usata e abusata da tutti – nonché un dovere scolastico.
Inoltre, l’arte di leggere la poesia è diventato un esercizio fine a sé stesso in quanto condotto in assenza di regole: questo è dimostrato dall’assoluta mancanza di iniziative editoriali volte alla diffusione della poesia e dalla proliferazione di guitti che declamano opere poetiche spogliandole dalle loro qualità metriche.
Quanto alla descrizione testuale, succede spesso che il popolo dei poeti si offenda, covi risentimento e giuri vendetta ai detrattori.

È, dunque, ancora possibile l’esercizio poetico?
Vorrei rispondere citando Alfonso Berardinelli:
«La poesia è un artigianato che si impara sia mettendosi a scrivere esercitando un sufficiente grado di autocritica, sia leggendo e rileggendo, memorizzando o traducendo una certa quantità di poeti del passato». E ancora, in riferimento ai poeti fai-da-te: «Oggi si ha l’impressione che troppi autori partano da zero, o solo da se stessi. Un segnale in senso contrario è stato il cosiddetto “neometricismo”, che però solo in pochissimi risponde a una vera necessità espressiva. Per il resto si tratta, […], di una moda come un’altra […]».
(da «Il Sole 24 Ore», Domenica, 25 aprile 2010, p. 34).

2 commenti:

sante ha detto...

capisco benissimo questa esigenza di neometricismo. è il bisogno di distinguersi da quelle migliaia di persone che prendono in mano una penna e ci tormentano con i lor problemi d'amore o esistenziali e si definiscono poeti. dovrebbero essere definiti "poetici". che differenza c'è tra la frase di un bacio perugina e una poesia? che la prima è una frase poetica (è scimmiottamento della poesia) e la seconda è poesia. viva il neometricismo! la poesia è ritmo!

A.V. ha detto...

Parole Sante!

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