domenica 30 dicembre 2012

Remember Us: Il conformista, Albert Nobbs, L'uomo puma, Il pranzo di Babette, Poetry

Il conformista
di Bernardo Bertolucci
con Jean-Luis Trintignant, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Gastone Moschin
Drammatico, 112 min., Italia-Francia-Germania Ovest, 1970
*** ½

Ciò che colpisce di questo film è sicuramente la ricerca puntigliosa dell’inquadratura perfetta e la costruzione del racconto. Tratto da un romanzo di Moravia, non tradisce i temi cari allo scrittore (soprattutto la critica alla società borghese) ma li piega alle proprie esigenze. Ci sono così, in nuce, tutte le tematiche che troveremo nella produzione bertolucciana successiva: la contrapposizione fascisti/antifascisti, le manifestazioni di piazza al grido di bandiera rossa, il sesso come convenzione sociale.


Poetry
di Lee Chang-dong
con Jeong-hie Yun, Da-wit Lee, Hira Kim
Drammatico, 139 min., Corea del Sud, 2010
***

Come rappresentare la miseria umana attraverso la frizione tra la bellezza (la voglia di poetare dell’anziana protagonista) e la bruttezza (ciò che ha fatto il nipote insieme ai suoi amici e la reazione dei genitori) che abitano la società. Operazione riuscita, pur con qualche sbavatura.


Il pranzo di Babette
di Gabriel Axel
con Stéphane Audran, Brigitte Federspiel, Bodil Kjer, Jarl Kulle
Commedia, 102 min., Danimarca, 1987 ** ½

In un paesino danese di fine XIX secolo due sorelle castrate dal padre pastore protestante accolgono una donna francese che anni dopo si sdebiterà preparando una maestosa cena alla francese che riporterà l’armonia tra i litigiosi seguaci della loro comunità religiosa. Sarà la "deformazione Masterchef", ma della cena qui si vedono solo i piatti finiti e a noi interesserebbe di più la preparazione o, in alternativa, una riflessione meno buonista della società protestante dell’epoca. Trasposizione fin troppo lineare di una storia di Karen Blixen che è riuscita ad aggiudicarsi l’Oscar al miglior film straniero nel 1988.


Albert Nobbs
di Rodrigo Garcìa
con Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Janet Mc Teer
Drammatico, 113 min., Gran Bretagna-Irlanda, 2011
**

Film sull’identità sessuale? No. Film sulla società inglese di fine XIX secolo? No. Esercizio di stile? Neanche. Breve storia spalmata su due ore che poggia tutta sulla buona recitazione di Glenn Close. Cosa rimane? Quasi nulla. Finale patetico.




L’uomo puma
di Alberto Di Martino
con Walter George Alton, Miguel Angel Fuentes, Donald Pleasence
Trash, 96 min., Italia, 1980
*

Classico del cinema trash. E non poteva essere altrimenti. Solo un genio "del cinema spazzatura" poteva concepire un supereroe chiamato Uomo Puma che vola come Superman e che, per giustificare la sua natura felina, tiene le dita delle mani a mo’ di artigli?

martedì 18 dicembre 2012

Nuova recensione Cineland. Moonrise Kingdom di W. Anderson

Moonrise Kingdom
di Wes Anderson
con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton
Drammatico, 94 min., Usa, 2012

Carrello laterale iniziale, inquadrature simmetriche, jump cut che giustifica sviluppi narrativi altrimenti improbabili, ralenti, colori pastello, e “i cattivi non sono cattivi e i nemici non sono nemici e anche i buoni non sono buoni”. Con Moonrise Kingdom la poetica di Wes Anderson raggiunge la sua piena maturità tecnica e stilistica e dà vita ad una riflessione sulla (pre)adolescenza che mette a nudo i limiti dell’età adulta: la fuga d’amore tra due ragazzini “diversi”, “emarginati”, vuole essere il pretesto per parlare dell’innocenza in un sentimento, quello d’amore, che negli adulti si perde, inevitabilmente.

A metà tra favola e fiaba in immagini, il film (“tutto tenerezza e finali agrodolci”) evidenzia una leggera frizione tra lo stile assolutamente personale del regista, che a livello visivo propone effettivamente qualcosa di nuovo ed inconfondibile, ed una mancanza di originalità a livello di trama. Certo, ci sono delicate metafore come quella dei buchi nelle orecchie della protagonista femminile (allusione alla perdita della verginità) e tributi alla tradizione cinematografica più raffinata, ma poi non bastano vestiti bizzarri, giradischi e un gattino nella cesta di vimini per confondere le acque e vendere come nuovo qualcosa di obiettivamente già visto.

Voto: 3 ½ su 5

(Film visionato il 14 dicembre 2012)

domenica 9 dicembre 2012

Nuova recensione Cineland. Killer Joe di W. Friedkin

Killer Joe
di William Friedkin
con Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Juno Temple, Gina Gershon
Drammatico 103 min., Usa, 2011

Guardando questo film una sola parola può venire in mente allo spettatore. Questa parola è “cattivo”. Il film di Friedkin è molto cattivo e, considerato il regista, non poteva essere altrimenti. Già con Il braccio violento della legge (1971), L’esorcista (1973) e Vivere e morire a Los Angeles (1985) Friedkin aveva definito il suo stile: la contrapposizione tra fiction (personaggi e situazioni inventate) e ambientazioni documentaristiche dava vita ad una frizione che faceva scattare il meccanismo della verosimiglianza.

In quest’ultima opera l’operazione viene perfezionata e ciò che viene messo in scena acquista forza proprio grazie a questo assottigliamento dei limiti tra finzione e realtà. In questo caso abbiamo una famiglia disastrata della periferia di Dallas che si impantana in una storiaccia che esplode in un finale di inaudita violenza fisica e verbale. Ma quel che più colpisce è la splendida atmosfera che il regista è riuscito a creare, aiutato da un’ottima prova degli interpreti (tutti credibili, tutti nella parte) e da un’ambientazione più che azzeccata. Tutto merito di Friedkin, dunque, che ha sfruttato una sceneggiatura di Tracy Letts da molti definita “alla Tarantino” e l’ha fatta dipanare in una di quelle periferie americane talmente disastrate che poco si possono discostare dalla realtà.

E qui, infatti, tutti cercano di fregare tutti, ma quando qualcuno cerca di fregare “Killer” Joe Cooper, assoldato da un ragazzo con debiti di droga per uccidere la madre e riscuotere l’assicurazione sulla vita, si scatena il putiferio. I personaggi vengono progressivamente risucchiati agli inferi e devono fare i conti con la legge del contrappasso: la lussuriosa viene umiliata attraverso una coscia di pollo fritto; l’ignavo trova una morte subdola, più subdola della sua vita; il delinquente/barattiere cade vittima della propria stoltezza.

In tutto questo “Killer” Joe non funge, come si potrebbe pensare, da semplice delinquente corrotto, bensì da giustiziere postmoderno che accelera e perfeziona il processo di espiazione.

Voto: 3 ½ su 5

(Film visionato il 5 dicembre 2012)

martedì 4 dicembre 2012

Nuova recensione Cineland. Il sospetto di T. Vinterberg

Il sospetto
di Thomas Vinterberg
con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkoop
Drammatico, 115 min., Danimarca, 2012

In una piccola cittadina di uno stato nordico le case e le strade sono sempre pulite, i bambini possono scorrazzare senza paure e tutti sono amici da sempre dacché si conoscono dalla nascita. In questo paese c’è Lucas, insegnante divorziato che ha trovato da lavorare in un asilo e che cerca in tutti i modi di ricostruirsi una vita con l’obiettivo di ottenere l’affidamento del figlio Marcus. Lucas è un uomo affascinante e divertente, soprattutto per i bambini dell’asilo. Tra questi c’è Klara, figlia del suo migliore amico, che lo vede come un punto di riferimento paterno, sino a provare per lui un sentimento che si declina in un regalino e un bacio rubato dato sulla bocca. Lucas mette subito le cose in chiaro: per una bambina di quell’età, regali e baci sono da riservare ai coetanei. È a questo punto che Klara metterà in moto la sua tremenda vendetta, una piccola bugia che darà il via ad un crescendo di accuse che vedranno Lucas incolpato di pedofilia e rifiutato da (quasi) tutta la società.

Lontano dai dettami di Dogma 95 e dalla loro declinazione in Festen (1998), l’ultima opera di Vinterberg si qualifica per un impianto stilistico e narrativo assolutamente classico. Basti pensare alla caratterizzazione dei personaggi: sottili occhiali neri ricordano allo spettatore che Lucas (l’ottimo Mikkelsen) è un uomo di cultura, mentre il suo fisico proporzionato lo rende affascinante (anche agli occhi di una bambina); Klara è una biondina da spot pubblicitario, bella e intraprendente quanto basta per farla spiccare rispetto agli altri infanti del film. La morbosità nello spettatore è presto attivata. Ma il regista mette in atto qualcosa di sorprendente. Benché si sappia fin dall’inizio che Lucas è innocente (diversamente da Il dubbio di J. P. Shanley, 2008), l’interesse per la vicenda rimane alto. Le due domande che permettono questo sono: fin dove si spingerà la società nell’emarginare e nel torturare fisicamente e psicologicamente Lucas (non a caso il titolo originale è Jagten, “caccia” in danese)? Quando la società scoprirà, se lo scoprirà, che Lucas è innocente lo riabiliterà?

Vinterberg ci fa capire che siamo sì pensanti, ma pur sempre degli animali. Vigono dunque l’atavico istinto di conservazione di sé e della prole nonché la legge del branco. Anche nel 2012.

Voto: 4 su 5

(Film visionato l’1 dicembre 2012)

mercoledì 21 novembre 2012

Novità da Blockbuster. Bed Time, Chernobyl Diaries, Quella casa nel bosco

Da vedere

Bed Time
di Jaume Balaguerò
con Luis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan
Thriller, 102 min., Spagna, 2011
***

L’ultima opera di Balaguerò, regista che avevamo apprezzato per il bel Rec (con Paco Plaza, 2007), è un thriller di pochi attori e pochissimi spazi. Tutto si svolge nell’appartamento e nell’ingresso di un condominio spagnolo (proprio come in Rec), e le poche eccezioni servono per farci capire chi è veramente il nostro protagonista. César (interpretato dal bravo Luis Tosar) è una persona apparentemente buona e servizievole. Apparentemente, perché nasconde il desiderio di far sparire per sempre il sorriso dalla faccia di coloro che sorridono alla vita. Ogni mezzo è lecito, e così il nostro si accanisce su una giovane e bella donna, narcotizzandola di notte per approfittarsi di lei e riempiendole la casa di scarafaggi, in una escalation che neanche il finale può arrestare. Peccato, perché al film manca l’elemento novità:  The Resident (Antti Jokinen, 2011), con Hilary Swank, mette in scena in anticipo praticamente le stesse cose.

Chernobyl Diaries – La mutazione
di Bradley Parker
con Ingrid Bolso Berdal, Dimitri Diatchenko, Olivia Dudley, Devin Kellev
Horror, 86 min., Usa, 2012
***

Horror classico che ha un pregio: essere ambientato a Chernobyl riuscendo a sfruttarne le potenzialità. Operazione coraggiosa e devo dire riuscita. Perché? Perché i ragazzi che vi si avventurano (in perfetto stile Hostel) non sono solo minacciati da quello che il disastro nucleare ha modificato (persone e animali) ma anche dalle radiazioni che sprigiona la terra. Risultato: bisogna fuggire il prima possibile per non morire tra le più atroci sofferenze. Chi ci riuscirà? I cultori dell’horror conoscono già la risposta.

Da evitare

Quella casa nel bosco
di Drew Goddard
con Richard Jenkins, Bradley Whitford, Jesse Williams
Horror, 95 min., Usa, 2011
*

Dirò una cosa che mi renderà impopolare. Questo è uno dei film horror più brutti che abbia mai visto. Non c'è tensione, non c'è ironia, non c'è innovazione. Non solo. Ho anche dovuto subire un finale a dir poco disastroso: i principali mostri della storia dell’horror racchiusi in un meccanismo stile The Cube (Vincenzo Natali, 1997), una carneficina sconclusionata negli studi che hanno architettato una sorta di La casa (Sam Raimi, 1981) in modalità The Truman Show (Peter Weir, 1998) e gli unici due sopravvissuti che scoprono in una cripta chiamata “Il Tempio” che il motivo per cui vengono sacrificati cinque giovani (la puttana, l'atleta, il buffone, la vergine e lo studioso) è, udite udite, l’esigenza di placare degli esseri chiamati “Antichi” che vivono sotto la struttura e sono conservati in un sonno perpetuo. Qualcuno si sarà divertito a riconoscere tutti i tributi filmici. Per me, in questo caso, è solo un’operazione inutile e commerciale nonché un insulto all’intelligenza dello spettatore.

martedì 13 novembre 2012

Nuova recensione Cineland. Skyfall di S. Mendes

Skyfall
di Sam Mendes
con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes
Azione, 145 min., UK, Usa, 2012

Una pallottola buca il torace dell’agente segreto più famoso al mondo mettendo in luce tutta la sua vulnerabilità e svelando la “dichiarazione di poetica” del regista. Lo 007 di Mendes non è invulnerabile. Lo 007 di Mendes non è l’uomo-automa dei capitoli precedenti. Peccato che l’opera non sviluppi il proponimento, presentandoci una versione di Bond che determina una frizione tra quello che dovrebbe essere (e che tale rimane) e quello che è.

Ne esce così, se è possibile, una versione di 007 ancora più artefatta delle precedenti le quali, in confronto, conservavano una loro coerenza di fondo. Doveva essere un Bond più umano, dunque, ma sin dalle prime scene si intuisce che la musica è la stessa. Pensiamo ad esempio che ad inizio pellicola il protagonista rischia la morte ma viene immediatamente salvato da… una morettona che gli si concede (eh certo, lui è Bond!). Come se non bastasse ritroviamo spesso l’agente interpretato da un Daniel Craig pompato più che mai e impeccabilmente vestito, anche nelle (poche) scene d’azione, sempre più bloccato in pose plastiche che accentuano la volontà di non recidere il cordone ombelicale con la tradizione. Tradizione rappresentata anche da prodotti che hanno fatto la storia della serie (Martini e Aston Martin su tutti). Qui la lista viene riproposta e ampliata, per un’indigestione di marchi che rasenta l’indecenza. Durante la visione vengono citati, più o meno esplicitamente: Bmw, Volkswagen Beatle, Omega Seamaster, Range Rover, Audi e via dicendo, per una colossale operazione di product placement che si dipana lungo tutto il film. E se bambole e marchi trendy abbondano, lo stesso non si può dire delle scene d’azione, ridotte all’osso e comunque debitrici nei confronti di altre pellicole ben più memorabili di questa.

L’orizzonte filmico al quale Mendes si ispira è presto ricostruito: Apocalypse Now (F. F. Coppola, 1979), Cane di paglia (S. Peckimpah, 1971) e Il cavaliere oscuro (C. Nolan, 2008). Soprattutto quest’ultimo viene riproposto in maniera massiccia: Bond sembra Bruce Wayne ma non ne ha il tormento (non è sufficiente una dipendenza da alcol per farlo sembrare più umano); Bardem è Joker, con la stessa voglia di vendetta  e la medesima menomazione facciale; Londra è una Gotham City sì più luminosa ma ugualmente sfregiata e in balia delle forze oscure.

Usciti dal cinema ho esposto queste ragioni alla mia ragazza. La risposta, pragmatica e puntuale, è stata:  «Ma 007 è così. È un figo, c’ha le gnocche… Non è che si può innovare più di tanto». Ho pensato che in fondo avesse ragione. Nulla però mi vieta di continuare a pensare che ciò che ho visto rimane una pacchianata nemmeno troppo di classe.

Voto: 3 su 5

(Film visionato il 10 novembre 2012)

venerdì 2 novembre 2012

Nuova recensione Cineland. Amour di M. Haneke

Amour
di Michael Haneke
con Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert
Drammatico, Francia, Austria, Germania, 125 min., 2012


Tenendoci per mano
abbiamo cadenzato
i nostri passi lievi
con lacrime d'intesa.

Voto: 5 su 5

(Film visionato l'1 novembre 2012)

lunedì 29 ottobre 2012

Remember Us: Persona, Happiness, Al momento giusto

Persona
di Ingmar Bergman
con Bibi Andersson e Liv Ullmann
Drammatico, 85 min., Svezia, 1966
**** 

Un’infermiera e un’attrice che ha deciso di non parlare più. La prima la assiste e gradualmente si apre, raccontandosi fino in fondo. I confini tra le due identità diventano sempre più labili. Film estremo che tratta una miriade di fondamentali tematiche novecentesche: la psicoanalisi, il tema del doppio, la comunicazione, il soggetto in rapporto all'ambiente, la maschera sociale. Sublime la fotografia.

Happiness
di Todd Solondz
con Jane Adams, Jon Lovitz, Philip Seymour Hoffmann
Drammatico, 134 min., USA, 1998
***

Grottesco, cinico, cattivo. La trama si sviluppa intorno a vari protagonisti. Tutti “sporchi”, tutti a loro modo “vinti”, tutti scontenti soprattutto quando dicono di non esserlo. Come se non bastasse i temi trattati sono scabrosi, anche se il limite tra la decenza e il cattivo gusto non viene (quasi) mai oltrepassato. Ottima la recitazione.

Al momento giusto
di Giorgio Panariello e Gaia Gorrini
con Giorgio Panariello, Giovanni Cacioppo, Carlo Pistarino, Kasia Smutniak, Luisa Corna
Commedia, 100 min., Italia, 2000
*1/2

Giornalista di serie B (Livio Perozzi) conquista la Rai grazie ad una “botta di culo”: la torre di Pisa crolla proprio mentre lui sta facendo un servizio sulla città. Il nuovo contratto ha però una clausola: entro la fine dell’anno Perozzi/Panariello dovrà  fare un altro scoop. Le situazioni paradossali si susseguono e si intrecciano con una storia d’amore. Commediola passabile.

domenica 7 ottobre 2012

Remember Us. La pianista, Rushmore, Paradiso + Inferno

La pianista
di Michael Haneke
con Isabelle Huppert, Benoit Magimel, Annie Girardot
Drammatico, 130 min., Francia-Austria, 2001
***½

Maestra di piano di mezza età vive ancora con la madre e sfoga le proprie repressioni sessuali nel voyeurismo e nel masochismo. Un ragazzo si innamora di lei ma non riesce a farla uscire dal vortice. C’è la malattia, c’è un’attrice eccezionalmente brava e affascinante. Il resto viene relegato un po' in secondo piano. Film che non può non aver profondamente ispirato Black Swan (D. Aronofsky, 2010).

Rushmore
di Wes Anderson
con Jason Schwartzman, Bill Murray, Seymour Cassel, Olivia Williams
Commedia, 93 min., USA, 1998
*** 

Preludio al più maturo The Royal Tenenbaums (2001), che ne riprende lo stile (inconfondibile) e la fanciullesca ironia. A tratti simpatico e, soprattutto, ben girato. Ma alle opere di Anderson manca qualcosa. I suoi film ricordano la nouvelle cuisine (mi scuso per il paragone): ottime composizioni che non saziano più di tanto.

Paradiso + Inferno
di Neil Armfield
con H. Ledger, Abbie Cornish, Geoffrey Rush
Drammatico, 108 min., Australia, 2006
*½

Paradiso + Inferno o Requiem for a dream (D. Aronofsky, 2000) + Christiane F. – Noi, ragazzi dello Zoo di Berlino (U. Edel, 1981)?

lunedì 1 ottobre 2012

Nuova recensione Cineland. Reality di M. Garrone

Reality
di Matteo Garrone
con Aniello Arena, Loredana Simioli, Claudia Gerini, Ciro Petrone
Drammatico, 115 min., Italia, 2012

Reality è un film a metà.

Da una parte abbiamo un’opera formalmente ineccepibile, costituita da sequenze perfette di inquadrature perfette impreziosite dalla bellissima fisicità di attori dalla recitazione convincente e verosimile (basta questo per comprendere perché il film abbia ricevuto il Gran Premio della Giuria a Cannes).

Dall’altra abbiamo, ahimè, un’opera narrativamente stanca e irrimediabilmente sorpassata che sta in bilico tra una riproposizione di The Truman Show (P. Weir, 1998) e una rivisitazione di Bellissima (L. Visconti, 1951). I primi dubbi sorgono durante le scene iniziali, tratteggianti un inizio da capolavoro che nasconde però un qualcosa di già visto: il film, che parla degli effetti diretti e indiretti del programma televisivo Grande Fratello, riprende un altro programma televisivo, il Testimone di Pif, che già ci aveva mirabilmente raccontato l’affascinante mondo partenopeo dei matrimoni e dei cantanti neomelodici mettendo in luce tutta la poesia e la cafonaggine di un popolo (quello napoletano) che sembra vivere più per la fama che per il lavoro. Ed è proprio per la fama che il protagonista, il pescivendolo Luciano (l’ottimo Aniello Arena), rischia di perdere la testa e la famiglia.

Ecco, la trama del film si esaurisce qui. Con l’aggravante che non c’è un vero finale e che il tema viene trattato con il solito ritardo (e proprio nell’anno in cui il Grande Fratello non andrà in onda).

Voto: 3 su 5

(Film visionato il 29 settembre 2012)

venerdì 21 settembre 2012

Remember Us. Thriller - A Cruel Picture, La tempesta perfetta, Invasion

Thriller – A Cruel Picture
di Bo Arne Vibenius
con Christina Lindberg e Heinz Hopf
Drammatico/Azione, 107 min., Svezia, 1973
***

Da dove viene il cinema di Tarantino (v. Kill Bill vol. 1 e 2)? Certamente da qui. Da questo capolavoro dei B-movies anni Settanta. Sesso, sangue, violenza, ralenti, situazioni scabrose al limite della decenza e… una donna che si vendica in grande stile. Con La sposa in nero (F. Truffaut, 1968) e L’angelo della vendetta (A. Ferrara, 1981) forma un trittico che dimostra come sia principalmente la donna ad essere un’eccellente protagonista di film d’azione e reazione.

La tempesta perfetta
di Wolfgang Petersen
con George Clooney, Mark Wahlberg, Diane Lane, Karen Allen
Drammatico, 130 min., Usa, Germania, 2000
**

L’eterna lotta dell’Uomo contro la Natura. La buona recitazione degli attori fa solo da corollario alle atmosfere che preparano la catastrofe, indubbiamente ben costruita più sotto il punto di vista della spettacolarità che sotto quello della tensione. Opera “da divano” che non ci fa dormire solo perché il finale non vuole essere scontato.


Invasion
di Oliver Hirschbiegel
con Nicole Kidman, Daniel Craig, Jeremy Northam
Fantascienza, 93 min., Usa, 2007
**

Uno dei più grandi flop del 2007? Alle porte del 2008 la pensavano così. Poi sono passati cinque anni e pensiamo che non sia poi così malaccio. Certo, la Kidman sembra di gomma, Craig è inespressivo come pochi e la gente contagiata vomita nella bocca di altra gente per passargli il virus. A pensarci bene quest’opera potrebbe avere un merito. Quello di aver rivoluzionato gli stilemi del trash nel nuovo millennio.

venerdì 14 settembre 2012

Remember Us. Boogie Nights, Eraserhead, In questo mondo libero


Eraserhead – La mente che cancella
di David Lynch
con Jack Nance, Charlotte Stewart, Allen Joseph, Jeanne Bates
Inquietante, 89 min., Usa, 1977
****

Il film che ha fatto conoscere il genio di David Lynch al mondo intero. Non ci sono parole che possano descriverlo a pieno. Forse l’aggettivo “inquietante” è quello che si avvicina di più alla sua essenza. Da vedere anche perché, a pensarci bene, rientra in quella ristretta cerchia di film che non invecchieranno mai.


In questo mondo libero
di Ken Loach
con Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek
Drammatico, 96 min.,  Gran Bretagna, 2007
*** ½

Certo, non siamo sui livelli del capolavoro Il vento che accarezza l’erba (2006), ma lo stile di Loach è inconfondibile. Ogni suo film possiede una dignità e una coerenza che fanno impallidire qualsiasi altro regista. In questo caso si parla di sfruttamento, di lavoro in nero e non ci sono buoni e cattivi. C’è semplicemente un’umanità malata, incatenata e corrotta a tutti i livelli dal denaro.

Boogie Nights – L’altra Hollywood
di P. T. Anderson
con Mark Wahlberg, Burt Reynolds, Julianne Moore, John C. Reilly
Drammatico, 156 min., Usa, 1997
**½

Indubbiamente questo film riesce a ricostruire una stagione (fine anni Settanta, inizio anni Ottanta), ma non sono così sicuro che sia riuscito a carpirne l’anima. Agrodolce e ironico al punto giusto non riesce, però, a restituire fino in fondo l’idea “dell’altra Hollywood”, che sembra troppo finta, troppo artefatta, frutto di una ricostruzione basata su giornalini e video pornografici dell’epoca più che su una ricerca filologica di ciò che è realmente stato.

lunedì 10 settembre 2012

Remember Us. America Oggi (Short Cuts), Angel Heart - Ascensore per l'inferno, St. Elmo's Fire

America Oggi (Short Cuts)
di Robert Altman
con Andie MacDowell, Bruce Davison, Jack Lemmon, Julianne Moore, Matthew Modine, Tim Robbins
Drammatico, 187 min., USA, 1993
****
 
La Bibbia dei film corali. Ottima sceneggiatura (ispirata ai racconti di Raymond Carver), recitazioni sublimi, ottima regia. Siamo proprio sicuri che la società tratteggiata sia quella americana? Certo, ma è anche la nostra. E questo fa male. Il tempo comincia a farsi sentire ma il film rimane un classico imperdibile. Cosa manca: la dirompenza di un film epico.
 
P.s. Provate a chiedere ad una donna cosa si ricorda del film. Su tre ore di immagini, tutte mi hanno risposto “La donna morta nel fiume”. Chissà perché.
 
 
Angel Heart – Ascensore per l’inferno
di Alan Parker
con Mickey Rourke, Robert De Niro, Lisa Bonet, Charlotte Rampling
Thriller, 113 min., Usa, 1987
***
 
Ottime atmosfere per questo film di Parker, che avvince con la sua trama a tinte fosche e ad alto tasso di mistero. Incubi, riti, sesso e violenza costituiscono la malta di un tunnel che imprigiona lo spettatore e lo porta sino alla luce di un finale imprevisto. Pur essendo sopra le righe, la recitazione di Rourke funziona. Finale non all’altezza.
 
 
St. Elmo’s Fire
di Joel Schumacher
con Emilio Estevez, Rob Lowe, Demi Moore, Judd Nelson
Drammatico/Generazionale, 110 min., Usa, 1985
**

Film generazionale che più generazionale non si può nonché film più anni Ottanta che più anni Ottanta non si può. Però qui, a differenza di The Breakfast Club, manca il tocco fine e la vena malinconica della sceneggiatura di John Hughes. Ci troviamo, infatti, di fronte a 8 amici dalla vita fin troppo irreale e spinta all’eccesso per essere verosimile: sono tutti appena usciti dall’equivalente delle nostre scuole secondarie superiori e sembrano già avere una vita da quarantenni. C’è, ad esempio, il musicista maledetto che ha già una moglie e una figlia e che non riesce a mettere la testa a posto; la ragazza ricca che si fa di cocaina e vende il proprio corpo per fare carriera; il laureando in legge che si innamora follemente di una dottoressa che conosce appena; lo yuppie che cerca la redenzione nel matrimonio (!). Come se non bastasse, in un crescendo di situazioni sconnesse, si giunge allo stucchevole patetismo delle scene finali.
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