venerdì 27 agosto 2010

Usi creativi per i libri cartacei

Nel mese di luglio, Amazon.com ha annunciato che, durante i tre mesi precedenti, ha venduto più e-book di libri rilegati.

Questo può essere o non essere un indizio sulla forma esclusiva che, in un futuro non troppo lontano, il libro potrà assumere, ma ciò che è certo è che esso già da tempo è oggetto di usi che nulla hanno a che fare con le parole e la lettura.

Per prima cosa, i libri sono stati declinati in una varietà impressionante di opere d’arte. Tra gli altri, Jacqueline Lee Rush realizza sculture dalle forme più strane sottoponendo i libri a vari processi: a volte le pagine vengono arrotolate, a volte sembrano nascere dalle copertine aperte, altre volte sono schiacciate in modi diversi. Su Blackwell's taglia vecchi libri ottenendo fiabeschi pop-up, Stephen Doyle crea carri armati e scale tridimensionali, Guy Laramée e Brian Dettmer ottengono le forme più strane da vari processi di lavorazione, Robert The modella libri in forma di pistola.

I vecchi libri possono però essere convertiti anche in impieghi più funzionali, come quello proposto dal sito italiano Gartenkultur.it, che consiglia di scavare dall’interno libri usati per trasformarli in graziose fioriere, oppure, se impilati correttamente, i libri possono diventare pratiche mensole e librerie pronte ad ospitare altri libri.
E infine, per le persone legate alle tradizioni ma che non vogliono rinunciare alle comodità tecnologiche, su Etsy.com sono addirittura in vendita copertine rilegate di veri libri tagliati internamente per nascondere lettori di e-book.

lunedì 23 agosto 2010

1945-1998

Questo video realizzato dall'artista giapponese Isao Hashimoto mostra tutte le detonazioni nucleari che hanno avuto luogo sulla Terra dal 1945 al 1998.
Il ritmo è dapprima piuttosto lento, scandito solo dall'esplosione del Progetto Manhattan seguita a breve distanza dalle due bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki e poi, a poco a poco, il numero delle deflagrazioni cresce sempre più.

Provate a indovinare quante saranno alla fine del video.

Nucleare in Italia?

Gli incendi che solo una decina di giorni fa hanno minacciato alcune delle maggiori centrali nucleari in Russia sono ormai caduti nel dimenticatoio, tanto che ormai nessuno ne parla più. Pericolo scampato, tiriamo tutti un sospiro di sollievo e non pensiamoci più!
Peccato che da questa esperienza non sia stato tratto nessun utile insegnamento, magari attraverso una facile associazione tra la situazione russa e quella del nostro paese dove, secondo le dichiarazioni rilasciate da Berlusconi a fine aprile, i lavori per la costruzione della prima centrale nucleare saranno avviati «entro tre anni», probabilmente «nei primi sei mesi del 2012».
Una domanda sorge spontanea: dove?
Dove mai sarebbe possibile realizzare in tutta sicurezza un sito nucleare in Italia, senza che questo sia costantemente minacciato da incendi e fenomeni sismici che, periodicamente, flagellano il nostro territorio? (L’Aquila è solo l’ultimo grave episodio).
Una mappa può chiarire la questione:

Qui le zone rosse e gialle sono rispettivamente quelle a grande e medio rischio di incendio, i punti blu indicano le aree a rischio sismico e, infine, i cerchi neri rappresentano i siti adatti, secondo il governo, all’impianto di centrali nucleari.


Ogni commento è superfluo.
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(Mappa tratta da

sabato 21 agosto 2010

Anorak

Dedicata ai bambini ma apprezzata anche dai grandi, ANORAK è una rivista molto diversa da quelle comunemente pensate per l’infanzia. Perché? Perché è semplicemente un capolavoro.

Vi trovano spazio racconti, giochi, ricette, pagine da colorare, tutto illustrato con una grafica moderna, colorata e accattivante, prodotto non soltanto dell’inventiva degli artisti più cool del momento, ma anche dei lettori più o meno cresciuti che, periodicamente, vengono invitati a partecipare con le loro creazioni.

In forma cartacea esce quattro volte l’anno e in ogni numero viene sviluppato uno specifico tema: la paura, il cioccolato, gli animali o le biciclette.
In Italia ancora non si trova ma, nell’impossibilità di concedersi un viaggio all’estero, si può consultare la versione on-line, dove è facilmente ordinabile.


giovedì 19 agosto 2010

Gianfranco Fini dopo Veronica Lario. Berlusconi lo "spaccacuori"

Atto I: "Fini & Berlusconi"

Il 18 novembre 2007 Gianfranco Fini, dalla colonne di «Repubblica», affermò: «Adesso basta è arrivato il momento in cui o questo centrodestra è in grado di trovare una soluzione unitaria, di ridarsi una missione, di rioffrire al Paese un progetto, oppure si prende atto che la coalizione non c'è più, e ognuno va per la sua strada. Tertium non datur...».

L'8 febbraio 2008 giunse l'accordo: alle elezioni Forza Italia e Alleanza Nazionale si sarebbero presentati insieme, con il nome di Popolo della Libertà. Qualunque altro alleato, escluso la Lega Nord, sarebbe dovuto confluire nel PdL o presentarsi autonomamente con un altro candidato premier.

Il 16 febbraio Fini rispose a «Libero», che chiedeva conto di questa mossa inaspettata, in questo modo: «Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è, mi creda. Tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo della Libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell'urna il 13 e il 14 aprile». E annunciò al contempo, per l'autunno, il congresso di scioglimento di AN.

Atto II: "Fini vs Berlusconi"

Ora, più di due anni dopo, la domanda che tutti gli elettori farebbero a Fini e ai suoi seguaci è questa: «Ma ve ne siete accorti solo adesso?».
E questo interrogativo non parte né della concretizzazione parlamentare della loro svolta né dal loro progressivo distanziarsi dalle posizioni di Silvio Berlusconi. Molti storici oppositori del premier hanno ritenuto condivisibili le loro posizioni, ma hanno altresì affermato che il ripensamento è stato piuttosto tardivo e molte delle cose che i finiani oggi contestano al premier erano evidenti da diversi anni.

Oggi il magazine di FareFuturo, la fondazione promossa dal presidente della Camera, prende di petto la questione, parlando esplicitamente di «errori» e «sensi di colpa» in un editoriale scritto dal direttore Filippo Rossi. Ecco, di seguito, le parti salienti del testo:

Eravamo convinti che fosse un semplice dibattito politico, il confronto tra due idee di centrodestra. Eravamo convinti che si trattasse di un normale dialogo tra idee diverse, opzioni diverse, leadership complementari. Eravamo sinceramente convinti che tutto potesse scorrere tranquillamente nei canali della democrazia interna a un partito. […]
Adesso è cambiato tutto e niente sarà più come prima. Perché nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida integralmente con le sue espressioni più appariscenti e drammaticamente caricaturali. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l’avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci. E, purtroppo, il pensiero corre agli eventi passati, all'editto contro Enzo Biagi, contro Daniele Luttazzi, contro Michele Santoro. Il pensiero corre ai sensi di colpa per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa. E oggi che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea. Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima? Non c'è una risposta che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore.
Eravamo convinti che tutto fosse un semplice dibattito politico. Sbagliavamo. È molto, molto di più. È una questione di civiltà. Di democrazia. E di libertà. […]
(continua a leggere sul magazine di FareFuturo)


Meglio tardi che mai?


Fonti: Wikipedia, Il Post.

Barack Obama ritira le truppe USA dall’Iraq. Lettera originale dalla White House

Good afternoon,

Shortly after taking office, I put forward a plan to end the war in Iraq responsibly. Today, I'm pleased to report that - thanks to the extraordinary service of our troops and civilians in Iraq - our combat mission will end this month, and we will complete a substantial drawdown of our troops.

Over the last 18 months, over 90,000 U.S. troops have left Iraq. By the end of this month, 50,000 troops will be serving in Iraq. As Iraqi Security Forces take responsibility for securing their country, our troops will move to an advise-and-assist role. And, consistent with our agreement with the Iraqi government, all of our troops will be out of Iraq by the end of next year. Meanwhile, we will continue to build a strong partnership with the Iraqi people with an increased civilian commitment and diplomatic effort.

A few weeks ago, men and women from one of the most deployed brigades in the U.S. Army, the 2nd Brigade Combat Team, 10th Mountain Division, returned home from Iraq. The Vice President and Dr. Jill Biden were at Fort Drum to welcome the veterans home and spoke about their personal experiences as a military family:



Our commitment to our troops doesn't end once they come home - it's only the beginning. Part of ending a war responsibly is meeting our responsibility to the men and women who have fought it. Our troops and their families have made tremendous sacrifices to keep our nation safe and secure, and as a nation we have a moral obligation to serve our veterans as well as they have served us.

That's why we're building a 21st century Department of Veterans Affairs. We've made one of the largest percentage increase in the VA’s budget in 30 years, and we're dramatically increasing funding for veterans' health across the board. In particular, we're delivering unprecedented resources to treat signature wounds of today's wars - Traumatic Brain Injury and Post-Traumatic Stress Disorder.

Our sacred trust to take care of our veterans goes beyond simply healing the wounds incurred in battle. We must ensure that when our veterans leave the Armed Forces, they have the opportunities they need to further their education and support their families. Through the Post-9/11 GI Bill, some 300,000 veterans and families members have pursued a college degree. Others are taking advantage of job training and placement programs.

My Administration will continue to do our part to support the brave men and women in uniform that have sacrificed so much. But supporting our troops and their families is not just the job of the Federal Government; it's the responsibility of all Americans.

As we mark this milestone in the Iraq war and our troops continue to move out of Iraq, I hope you'll join me in thanking them, and all of our troops and military families, for their service.

Sincerely,
President Barack Obama

mercoledì 18 agosto 2010

Libri&Libri: note, recensioni, appunti...




Nella sezione Libri&Libri: note, recensioni, appunti... è stata aggiunta la scheda relativa all'opera teatrale Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, con sintesi, commento e analisi storico-critica.

martedì 17 agosto 2010

Great American Novelist: Jonathan Franzen

Era il 2000, e il «Time» dedicava il servizio di copertina allo scrittore Stephen King. Oggi quella copertina è di Jonathan Franzen, in occasione dell’uscita di Freedom, a nove anni dal suo precedente romanzo Le Correzioni. [...].

Tra Le Correzioni e oggi, Franzen - che compie oggi 51 anni - ha scritto diversi libri di saggi e articoli, ma ha faticato a ricominciare a scrivere un romanzo. Poi, anche grazie allo shock della morte suicida di uno dei suoi migliori amici, lo scrittore David Foster Wallace, Franzen si è sbloccato, e due anni fa ha iniziato e finito la prima stesura di Freedom in circa nove mesi di lavoro. Ora, il 30 agosto, il libro uscirà negli Stati Uniti. [...]. 

In questi giorni ogni quotidiano e rivista sta dicendo la sua sul libro, e Franzen sembra essere riuscito a replicare la qualità del suo precedente lavoro. [...]

domenica 15 agosto 2010

Stagione cinematografica 2009-2010


Leggo su «Repubblica.it», nella pagina Cultura&Spettacoli, un articolo in cui Chiara Ugolini riporta una classifica di Trovacinema. Nell’elenco figurerebbero le migliori pellicole della stagione 2009-2010 secondo gli utenti. Ecco il countdown:


10. Gli abbracci spezzati di Pedro Almodovar.
9. Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.
8. Sherlock Holmes di Guy Ritchie.
7. Il riccio di Mona Achache.
6. Tra le nuvole di Jason Reitman.
5. Mine vaganti di Ferzan Ozpetec.
4. Baarìa di Giuseppe Tornatore.
3. La prima cosa bella di Paolo Virzì.
2. Il concerto di Radu Mihailehanu.
1. Avatar di James Cameron.

Questa è la ragione per la quale, prima di vedere un film, evito i giudizi degli utenti contenuti in siti internet quali Trovacinema o MyMovies. Di fronte a questa top ten, infatti, rabbrividisco. Sarebbe più corretto chiamarla flop ten. Certamente con qualche eccezione.
Vado ad argomentare:
- Gli abbracci spezzati, Il riccio, Mine vaganti, La prima cosa bella: non posso giudicare in quanto non li ho visti. Riparerò al più presto;
- Bastardi senza gloria: si salva. Indubbiamente un bel film. Il primo quarto d’ora è un capolavoro di cinema. Per il resto buono ma non la miglior prova del regista.
P.s. Non tutti sanno che... questo è un film d’amore. Per stessa ammissione del regista la storia mette in scena una storia d’amore impossibile, ovvero quella tra il giovane tedesco e la giovane ebrea padrona di un cinema parigino. Entrambi amanti del cinema si sarebbero potuti amare ai nostri giorni ma non negli anni quaranta, anni di guerre e di odio tra tedeschi ed ebrei. Sottile;
- Sherlock Holmes: Bocciato. Assolutamente mediocre e tedioso. Ho detto tutto;
- Tra le nuvole: si salva. Bel film;
- Baarìa: si salva in corner. Molto rumore per nulla. È un film ruffiano e il finale è assurdo, inutile;
- Il concerto: bocciato. Storia trita e ritrita fatta di stereotipi. Per far sorridere bisogna necessariamente mettere in scena ebrei avari e russi ubriaconi? Basta!
- Avatar: non mi pronuncio, anche perché l’ho già fatto in questo post.

A questo punto mi si potrebbe obbiettare che i film che non ho visto sommati a quelli che ho salvato raggiungono una cifra superiore alla metà del totale. È vero. Ma il problema è che, nella stagione 2009-2010, sono usciti film decisamente più interessanti e curati sotto tutti i profili – regia, fotografia, sceneggiatura, recitazione.
Ecco il mio elenco, una lista che è più un suggerimento che una classifica.
Fare la classifica spetta a voi dopo averli visti.

I (veri) migliori film del 2009-2010:

Il nastro bianco di M. Haneke;
Il segreto dei suoi occhi di J. J. Campanella;
Lourdes di J. Hausner;
Toy Story 3 di L. Unkrich;
Up di P. Docter e B. Peterson;
L’uomo nell’ombra di R. Polanski;
Revanche - Ti ucciderò di J. Krisch;
Il profeta di J. Audiard;
The Road di J. Hillcoat;
A Serious Man di J. e E. Cohen.

Ed ecco la Top of the Flops:

Predators di N. Antal;
The Final Destinations 3D di D. R. Ellis;
Iron Man 2 di J. Favreau;
Alice in Wonderland di T. Burton;
2012 di R. Emmerick;
Shutter Island di M. Scorsese;
Fuori controllo di M. Campbell;
Parnassus di T. Gilliam;
L’uomo che fissava le capre di Grant Heslov;
Rec 2 di J. Balaguerò e P. Plaza.

venerdì 13 agosto 2010

Libri viaggiatori

Per coloro che quest’estate non possono concedersi una vacanza il quotidiano francese Le Monde propone cinque mete turistiche da visitare attraverso la lettura di altrettante opere letterarie.

Tra queste spicca La testa perduta di Damasceno Monteiro, romanzo di Antonio Tabucchi ambientato nell’affascinante città portoghese di Porto che, con i suoi luoghi incantati e misteriosi, costituisce lo sfondo delle avventure del giovane protagonista, alla ricerca di prove per risolvere il delitto su cui si fonda la narrazione.

giovedì 12 agosto 2010

Chi era Elvira Sellerio?

È morta a Palermo, il 3 agosto scorso, Elvira Sellerio. Aveva 74 anni.

Antonio Calabrò, il 30 giugno 1989, raccontava sulle pagine della «Repubblica» chi era l'editrice palermitana.
(Per leggere l'articolo clicca qui).

Il sito del Foglio ha pubblicato, invece, questo ricordo.

Salvatore Silvano Nigro, italianista e docente alla Normale di Pisa, da più di trent’anni collaboratore della casa editrice, dove approdò anche per volontà di Sciascia e di cui è oggi direttore editoriale, racconta al Foglio, per spiegare chi fosse Elvira Sellerio, che la conobbe “all’inizio degli anni Settanta, dopo una mia recensione molto negativa, uscita su Paese Sera, di un libro da lei pubblicato”. Invece di arrabbiarsi, l’editrice “volle conoscermi. Volle sapere di me, della mia famiglia, della mia vita, e mi propose di collaborare alla sua impresa. Sciascia mi aveva messo scherzosamente in allarme. Attento, mi aveva detto, Elvira è una sirena. Ed è vero, è stata sempre una straordinaria seduttrice intellettuale, capace di ottenere tutto quello che voleva”.

Una sirena, dunque. Di un genere poco convenzionale, grande nuotatrice nel mare delle passioni letterarie: “Era da sempre una lettrice voracissima. Conosceva autori anche minimi della letteratura mondiale, e questo le permetteva di tirar fuori dalla sua biblioteca personale titoli dimenticati, che faceva rivivere nelle sue collane e che noi scoprivamo grazie a lei. Non abbiamo mai pubblicato un libro che Elvira Sellerio non avesse letto e che non avesse discusso, approvato e curato personalmente. Non credo che siano molti gli editori da tremila libri di cui si possa dire la stessa cosa”, dice ancora Nigro. Perché, pur considerata “piccola”, la casa editrice Sellerio è a tutti gli effetti una grande impresa culturale, “con una produzione invidiabile – sottolinea lo studioso – e di questo il merito va soprattutto a lei”.

Se qualcosa non la convinceva fino in fondo, Elvira Sellerio non chiudeva le porte. “Non diceva mai un no deciso, perché temeva di offendere le persone. Diceva semmai: vediamo domani. Con noi collaboratori, compreso Sciascia, dopo averci dato ragione all’inizio, ci portava dove voleva. Con tale sottigliezza che, alla fine, tutti la ringraziavamo, perché aveva davvero ragione lei”. La stessa incapacità di dire dei “no” secchi la conoscono tutti coloro che hanno avuto la ventura di chiederle interviste. Molto rare, quelle concesse, più che altro all’epoca del coinvolgimento nella breve stagione nella Rai dei “professori” (si dimise con sollievo, ansiosa di tornare ai suoi libri e anche alla sua amata campagna dalle parti di Ragusa). Interviste subite con grazia da quella bella signora di eleganza antica, talmente schiva da sembrare scostante.

Nemica delle fotografie: lei, moglie di un grande fotografo. Provava in ogni modo a far desistere il questuante, rimandava, si scusava, prometteva, si sottraeva mille volte prima di rassegnarsi a parlare. E allora, finalmente, non lesinava né cordialità né sorrisi, seduta nella sua poltrona nell’ufficio di via Siracusa 50, sempre avvolta dal fumo delle sue proibitissime sigarette (gustate di nascosto fino all’ultimo, però, perché “i vizi vanno coltivati”). Intorno a lei, la grande famiglia allargata della casa editrice. Prima di tutto i figli veri, Antonio e Olivia. Figli del marito separato ma mai lontano, Enzo Sellerio. Autore della copiatissima veste grafica dei libri blu, dal 1983 si occupa delle pubblicazioni d’arte e di fotografia. “Le persone che lavorano alla Sellerio sono le stesse di trent’anni fa – spiega ancora Salvatore Silvano Nigro – e davvero l’impronta di Elvira Sellerio è inconfondibile. Pochi redattori, tutte donne, tutte cresciute lì dentro, tutte entusiaste. Lei, per prima, non si è mai risparmiata: passava l’intero giorno a leggere, circondata dai manoscritti, o a parlare con gli autori. Li seguiva, li incoraggiava, li consigliava. Non so immaginare un intreccio più appassionato tra vita e lavoro”.

mercoledì 11 agosto 2010

Libri&Libri: note, recensioni, appunti...



Nella sezione Libri&Libri: note, recensioni, appunti... è stata aggiunta la scheda relativa all'opera La Montagna incantata (Der Zauberberg) di Thomas Mann, con sintesi, commento e analisi storico-critica.

Legge salva-Mondadori

La sede della Mondadori
Legge salva-Mondadori doveva essere e legge salva-Mondadori è stata. La casa editrice controllata dalla Fininvest si avvia a chiudere con una mini-transazione da 8,6 milioni un contenzioso quasi ventennale in cui l’agenzia delle entrate le contestava il mancato pagamento di 173 milioni di tasse evase nel 1991, in occasione della fusione tra Amef e Arnoldo Mondadori. Segrate ha già contabilizzato a tempo di record nella sua semestrale il versamento della sanzione per calare il sipario sulla partita con l’amministrazione finanziaria «grazie al decreto legge 25 marzo 2010 n. 40 sulla chiusura delle liti pendenti». Si tratta - in poche parole - del cosiddetto “Lodo Cassazione”, un provvedimento contestato dall’opposizione per il macroscopico conflitto d’interessi del premier che consente di archiviare i processi tributari arrivati in Cassazione con due sentenze favorevoli al contribuente mediante il pagamento del solo 5% del valore della lite.

martedì 10 agosto 2010

Libri&Libri: note, recensioni, appunti...


Per tutti gli appassionati di letteratura e/o studenti a cui serve un aiuto, da oggi è disponibile sulla colonna di destra la nuova pagina tematica Libri&Libri: note, recensioni, appunti..., destinata ad accogliere riassunti, schede libro e riflessioni critiche su varie opere letterarie, di ogni epoca e lingua.

La pagina verrà aggiornata ogni settimana.

Speriamo possa esservi utile.

giovedì 5 agosto 2010

Quale futuro per l’università italiana?

A seguito dei tagli e dei provvedimenti contenuti nella finanziaria (Legge n. 191 23 dicembre 2009), a cui si aggiungono quelli previsti dalla legge 133\2008 e nella successiva legge 1/2009 (ex decreto 180) l’Università e la ricerca pubblica si trovano in una situazione estremamente complicata, in cui è sempre più difficile garantire servizi e didattica di qualità agli studenti. Alcuni dati possono definire oggettivamente la situazione:
- Taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario di 1,2 miliardi di euro (le risorse destinate principalmente a stipendi del personale e servizi ordinari degli atenei)
- Limiti alle sostituzioni del personale docente e tecnico e amministrativo andato in pensione (turnover al 50%: ogni due pensionamenti è possibile un'unica assunzione);
- Blocco del reclutamento dei ricercatori;
- Riduzione dei fondi legati al diritto allo studio (borse di studio, alloggi, mense, ...)
- Blocco dei rinnovi contrattuali di tecnici e amministrativi.
La diminuzione delle risorse renderà difficile già dal prossimo anno la copertura degli stipendi del personale; gli effetti sui servizi offerti agli studenti sono già visibili da mesi (chiusura di biblioteche e sale studio, riduzione degli abbonamenti a riviste scientifiche, riduzione orari dei riscaldamenti, riduzione delle pulizie nei locali universitari, riduzione degli orari delle segreterie, ...) e tenderanno ad aumentare nei prossimi anni.
A questa situazione già difficile si aggiunge, dal 28 ottobre 2009, il disegno di Legge Gelmini, una proposta di “riforma a costo zero” che rischia di indebolire il carattere pubblico dell'Università e della Ricerca e rischia di destabilizzare fin dal prossimo anno accademico la didattica offerta dagli Atenei. Oltre ad un riordino complessivo degli organi di governo dell'ateneo (con la maggior parte dei poteri accentrati nelle mani di Rettore e Consiglio D'Amministrazione), il DDL Gelmini contiene due provvedimenti che incideranno sugli studenti:
1. Diritto allo Studio: viene istituito un fondo “per il merito” parallelo a quello attualmente utilizzato per garantire il diritto allo studio, non più basato sui criteri congiunti di reddito e merito, come prescritto nell'art. 34 della Costituzione. Non vengono tuttavia previsti ulteriori finanziamenti per il nuovo fondo, che potrebbero arrivare da privati. Il “merito” degli studenti verrà inoltre valutato tramite prove nazionali standard.
2. Ricerca : viene abolita la figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituita da quella del ricercatore a tempo determinato (contratto di massimo 6 anni), reclutato attraverso concorsi locali, valutati da una Commissione giudicatrice nominata dal Rettore scegliendo tra i professori ordinari dei Dipartimenti, e non più attraverso il sorteggio a livello nazionale tra i professori dello stesso settore scientifico-disciplinare.
Attualmente circa il 40% dell’attività didattica è svolta dai ricercatori: nel nuovo quadro la Didattica e la Ricerca saranno affidate a personale qualificato (in possesso di laurea e dottorato) che dopo 6 anni, dopo aver appena maturato esperienza e produttività scientifica, potrà essere lasciato a casa.
I ricercatori del nostro ateneo, come quelli di molti atenei italiani, hanno da alcuni mesi preso una posizione decisa verso le misure contenute nel DDL che penalizzano fortemente la loro figura.
In questo non vengono infatti introdotte norme che riconoscano il ruolo docente degli attuali ricercatori svolto spesso gratuitamente; non viene in alcun modo considerato il lavoro da loro svolto finora né il loro apporto alla maggior parte dei corsi esistenti; non viene affrontato il tema dello stato giuridico dei ricercatori, atteso dal 1980; non ci sono prospettive di progressione di carriera per i ricercatori a tempo indeterminato che vengono soltanto messi in esaurimento.
Dal prossimo anno accademico, se non interverranno sostanziali modifiche al DDL Gelmini, la quasi totalità dei ricercatori italiani si limiteranno al solo adempimento degli obblighi previsti dal loro ruolo non confermando quindi la loro disponibilità a tenere corsi, fare esami, partecipare a sessioni di laurea, seguire tesisti. La prima conseguenza sarà una diminuzione drastica delle forze a disposizione delle Facoltà e un peggioramento della qualità della didattica, non solo per i nuovi immatricolati ma anche per chi è già iscritto all’Università.
Inoltre già da gennaio 2011 la maggior parte delle Università italiane non sarà in grado di assicurare il proprio funzionamento ordinario né di rispondere alla domanda di istruzione universitaria proveniente dai neo-diplomati: a seguito di pensionamenti di docenti e amministrativi non ci saranno assunzioni a causa del blocco del turnover e della forte carenza di risorse.

Fonte: Lettera del Consiglio degli Studenti dell’Università di Parma.
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