lunedì 29 ottobre 2012

Remember Us: Persona, Happiness, Al momento giusto

Persona
di Ingmar Bergman
con Bibi Andersson e Liv Ullmann
Drammatico, 85 min., Svezia, 1966
**** 

Un’infermiera e un’attrice che ha deciso di non parlare più. La prima la assiste e gradualmente si apre, raccontandosi fino in fondo. I confini tra le due identità diventano sempre più labili. Film estremo che tratta una miriade di fondamentali tematiche novecentesche: la psicoanalisi, il tema del doppio, la comunicazione, il soggetto in rapporto all'ambiente, la maschera sociale. Sublime la fotografia.

Happiness
di Todd Solondz
con Jane Adams, Jon Lovitz, Philip Seymour Hoffmann
Drammatico, 134 min., USA, 1998
***

Grottesco, cinico, cattivo. La trama si sviluppa intorno a vari protagonisti. Tutti “sporchi”, tutti a loro modo “vinti”, tutti scontenti soprattutto quando dicono di non esserlo. Come se non bastasse i temi trattati sono scabrosi, anche se il limite tra la decenza e il cattivo gusto non viene (quasi) mai oltrepassato. Ottima la recitazione.

Al momento giusto
di Giorgio Panariello e Gaia Gorrini
con Giorgio Panariello, Giovanni Cacioppo, Carlo Pistarino, Kasia Smutniak, Luisa Corna
Commedia, 100 min., Italia, 2000
*1/2

Giornalista di serie B (Livio Perozzi) conquista la Rai grazie ad una “botta di culo”: la torre di Pisa crolla proprio mentre lui sta facendo un servizio sulla città. Il nuovo contratto ha però una clausola: entro la fine dell’anno Perozzi/Panariello dovrà  fare un altro scoop. Le situazioni paradossali si susseguono e si intrecciano con una storia d’amore. Commediola passabile.

domenica 7 ottobre 2012

Remember Us. La pianista, Rushmore, Paradiso + Inferno

La pianista
di Michael Haneke
con Isabelle Huppert, Benoit Magimel, Annie Girardot
Drammatico, 130 min., Francia-Austria, 2001
***½

Maestra di piano di mezza età vive ancora con la madre e sfoga le proprie repressioni sessuali nel voyeurismo e nel masochismo. Un ragazzo si innamora di lei ma non riesce a farla uscire dal vortice. C’è la malattia, c’è un’attrice eccezionalmente brava e affascinante. Il resto viene relegato un po' in secondo piano. Film che non può non aver profondamente ispirato Black Swan (D. Aronofsky, 2010).

Rushmore
di Wes Anderson
con Jason Schwartzman, Bill Murray, Seymour Cassel, Olivia Williams
Commedia, 93 min., USA, 1998
*** 

Preludio al più maturo The Royal Tenenbaums (2001), che ne riprende lo stile (inconfondibile) e la fanciullesca ironia. A tratti simpatico e, soprattutto, ben girato. Ma alle opere di Anderson manca qualcosa. I suoi film ricordano la nouvelle cuisine (mi scuso per il paragone): ottime composizioni che non saziano più di tanto.

Paradiso + Inferno
di Neil Armfield
con H. Ledger, Abbie Cornish, Geoffrey Rush
Drammatico, 108 min., Australia, 2006
*½

Paradiso + Inferno o Requiem for a dream (D. Aronofsky, 2000) + Christiane F. – Noi, ragazzi dello Zoo di Berlino (U. Edel, 1981)?

lunedì 1 ottobre 2012

Nuova recensione Cineland. Reality di M. Garrone

Reality
di Matteo Garrone
con Aniello Arena, Loredana Simioli, Claudia Gerini, Ciro Petrone
Drammatico, 115 min., Italia, 2012

Reality è un film a metà.

Da una parte abbiamo un’opera formalmente ineccepibile, costituita da sequenze perfette di inquadrature perfette impreziosite dalla bellissima fisicità di attori dalla recitazione convincente e verosimile (basta questo per comprendere perché il film abbia ricevuto il Gran Premio della Giuria a Cannes).

Dall’altra abbiamo, ahimè, un’opera narrativamente stanca e irrimediabilmente sorpassata che sta in bilico tra una riproposizione di The Truman Show (P. Weir, 1998) e una rivisitazione di Bellissima (L. Visconti, 1951). I primi dubbi sorgono durante le scene iniziali, tratteggianti un inizio da capolavoro che nasconde però un qualcosa di già visto: il film, che parla degli effetti diretti e indiretti del programma televisivo Grande Fratello, riprende un altro programma televisivo, il Testimone di Pif, che già ci aveva mirabilmente raccontato l’affascinante mondo partenopeo dei matrimoni e dei cantanti neomelodici mettendo in luce tutta la poesia e la cafonaggine di un popolo (quello napoletano) che sembra vivere più per la fama che per il lavoro. Ed è proprio per la fama che il protagonista, il pescivendolo Luciano (l’ottimo Aniello Arena), rischia di perdere la testa e la famiglia.

Ecco, la trama del film si esaurisce qui. Con l’aggravante che non c’è un vero finale e che il tema viene trattato con il solito ritardo (e proprio nell’anno in cui il Grande Fratello non andrà in onda).

Voto: 3 su 5

(Film visionato il 29 settembre 2012)
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