venerdì 11 maggio 2018

Registi di Parma - Intervista a Luca Magri


Registi di Parma – Intervista a Luca Magri

Luca Magri è attore professionista che ancora fatica a definirsi regista. Eppure nel 2016 ha esordito dietro alla macchina da presa con Il vincente (di cui è anche protagonista) e negli anni precedenti ha partecipato alla stesura di varie sceneggiature. Ancor prima di essere un lavoro il Cinema è per Magri una vera e propria passione, che affonda le sue radici addirittura nella nascita…

Riferimenti culturali

1. Da dove nasce il tuo amore per il cinema?
Penso dalla nascita, visto che a mia madre le si sono rotte le acque quando era al cinema! Sembra uno scherzo ma è proprio così. Stava guardando un film e dopo poche ore sono nato.
Fin dalla prima infanzia sono stato abituato ad andare al cinema. Mio padre è cinefilo e anche mio nonno lo era. Ricordo quelle prime visioni come esperienze fantastiche. Poi dalle elementari vedere film grazie al VHS divenne un’abitudine quotidiana e i miei gusti cominciarono a definirsi: Star Wars, i classici Disney, James Bond, ma anche film molto tosti per un bambino come 2001: Odissea nello spazio e Apocalypse Now.
La svolta vera e propria l’ho avuta a 15 anni, quando andai a vedere con un mio amico L’armata delle tenebre di Sam Raimi. Bruce Campbell, il protagonista, era il mio eroe (e lo è ancora). Volevo essere come lui: un attore/cineasta. Da quel momento sviluppai una cinefilia patologica e la voglia d’imparare a recitare. Guardavo di tutto (3 o 4 film al giorno) spaziando dai classici degli anni Quaranta alla nouvelle vague francese, da Herzog a Tarantino, dal cinema di Hong Kong ai blockbuster americani degli anni 80 e 90.
A 19 anni Luca Mazzieri, un regista amico di famiglia che stava girando un film a Parma, mi scritturò per una piccola parte e da quel momento cominciai a trasformare la mia passione in un mestiere.    

2. Quali sono i tuoi registi di riferimento?
Stanley Kubrick e gran parte degli autori della new Hollywood degli anni 70. Ritengo che sia questo il mio periodo di riferimento. Michael Cimino, Coppola, Scorsese, William Friedkin, John Milius, Terrence Malick, Lucas. Ma ne amo anche altri che appartengono a correnti ed epoche diverse: Polanski, Fellini, Jean Pierre Melville, Sam Peckinpah, Tarantino, Fassbinder, Orson Welles, David Lynch, Visconti, Michael Mann e potrei scrivere ancora un’altra ventina di nomi.

3. Quali film annoveri tra i capolavori?
Ho una quindicina di titoli che ritengo fondamentali per la mia formazione: Il cacciatore, Apocalypse Now, Il padrino, Arancia meccanica, La sottile linea rossa, 2001: Odissea nello spazio, Il mucchio selvaggio, I senza nome, Barry Lyndon, Vivere e morire a Los Angeles, I cancelli del cielo, Mean Streets, Il salario della paura, Un mercoledì da leoni e l’Othello di Welles.

4. Quali sono i film che riguarderesti all’infinito?
Quelli che ho detto prima. Ma potrei aggiungerne altri cento, tranquillamente.

5. Quali sono i gruppi e/o cantanti che ascolti abitualmente?
Amo i Doors. Erano davvero all’ avanguardia nella scena musicale californiana di fine anni Sessanta. Mi piace la musica elettronica anni Ottanta alla Miami Vice (Phil Collins, Genesis, Peter Gabriel ecc.) e da buon cinefilo ascolto molto le colonne sonore dei film che amo. In questi ultimi anni mi sono avvicinato alla musica classica, Wagner e Mozart su tutti. Ma anche Mahler, Puccini e Mascagni. 

6. Quali sono i libri e gli autori letterari che ami?
Omero. Senza ombra di dubbio. Rileggo i suoi poemi ogni 2 o 3 anni da quando ero ragazzino. Tutto è nato da lì, non c’è niente da dire, da questo grande poeta che probabilmente non è mai esistito. L’“Iliade” e l’“Odissea” non sono solo due poemi epici ma sono le due più grandi sceneggiature mai scritte. Purtroppo Hollywood non l’ha capito, dato che i vari studios ne hanno sempre tratto dei film scadenti che ne stravolgevano la struttura originale.
Adoro Dostoevskij. Chi ha visto il mio film sa che ho più di un debito con “Il giocatore”. Tuttavia ritengo che i suoi capolavori siano “Delitto e castigo” e “L’idiota”. Oltre a Dostoevskij amo in generale la grande letteratura russa: Gončarov, Puškin, Tolstoj.
Di altre epoche e nazionalità ammiro Ovidio, Guy de Maupassant, Verga ,Fitzgerald e la Yourcenar. Ultimamente mi ha colpito tantissimo “Berlin Alexanderplatz” di Alfred Doblin. Lo ritengo il più grande romanzo del Novecento.
Tra gli scrittori più contemporanei cito Edward Bunker e James Ellroy con i loro noir-crime. Peccato che Bunker ne abbia scritti pochi, perché è un vero fuoriclasse.
Leggo molto anche fumetti e manga. Al giorno d’oggi come si fa a non definire capolavori o addirittura letteratura alta opere come “Devilman” di Go Nagai e “Watchmen” di Moore? 


Processo creativo

7. Da quali idee/influenze nascono i tuoi lavori?
Non mi ritengo un regista nel vero senso del termine. Dal 2015 ad oggi ho diretto solo Il Vincente e uno spot. Il mio mestiere è quello dell’attore. Però nel tempo ho letto i copioni che mi venivano offerti e ho scritto sceneggiature che sono diventate film sviluppando una certa ricerca di idee. Mi viene da rispondere egoisticamente che quando penso ad un film cerco di sviluppare o ideare quello che ritengo più giusto per me e la mia carriera.

8. Quando trovi il tempo per scrivere il soggetto e la sceneggiatura?
Ormai è diventato un secondo lavoro. Dal 2007 ad oggi ne ho scritte cinque. La sesta la sto scrivendo adesso ma non lo faccio mai da solo. Lo faccio sempre insieme ad altri perché ritengo che sia giusto affrontare questa fase attraverso più punti di vista. Del resto, a dimostrazione di quanto sia importante il lavoro di squadra, posso dire con un pizzico di ironia che l’unica volta che ho scritto una sceneggiatura da solo il film non si è fatto e il mio lavoro non è stato opzionato da nessuno.
Quando sono in fase di scrittura insieme ai miei co-sceneggiatori mi occupo quasi esclusivamente di quello per almeno due o tre mesi. Poi, nel tempo, si capisce subito se il film verrà finanziato e in questo caso ci si lavora ancora, per migliorarlo. Al contrario, se il film economicamente non riesce a partire, lo script viene abbandonato.

9. Cortometraggio o lungometraggio? Perché?
Lungometraggio. Purtroppo il mercato del cortometraggio in Italia è inesistente. Con un cortometraggio puoi cominciare a farti conoscere a qualche festival, ma se vuoi “campare” di cinema devi realizzare un lungo perché è l’unico modo per avere uno sviluppo commerciale e trovare un pubblico vero.

10. Le scene sono frutto di immaginazione o attingi da racconti ed esperienze di vita?
Dipende dal film e dal tipo di storia. Per Il vincente ho praticamente attinto tutto dalle mie esperienze personali e da quelle dei miei coautori oppure da varie storie che ci venivano raccontate da veri giocatori d’azzardo.
Quando ho scritto La casa nel vento dei morti mi sono inventato tutto di sana pianta, magari prendendo ispirazione da alcuni film che mi erano piaciuti. 

11. I personaggi sono ispirati a persone reali?
Sì e no. Per Antonio, il personaggio principale de Il vincente c’è molto di me e dei miei due co-sceneggiatori, mentre altri personaggi ce li siamo inventati.

12. Sei incline a pensare ad ambientazioni e personaggi in un contesto comico, drammatico o fantascientifico?
Non ho preferenze. Sono incline a pensare ad ambientazioni e personaggi in qualunque contesto, dipende da che tipo di film voglio fare.

13. Cosa cerchi di comunicare? A chi?
Cerco di raccontare al pubblico una storia. Sperando che venga apprezzata.


Processo realizzativo

14. Come scegli gli attori?
Volto, capacità e carattere. Come attore, contando anche i piccoli ruoli,  tra cinema e televisione ho recitato in una ventina di film e in una mezza dozzina di cortometraggi e penso che queste esperienze mi abbiano dato la maturità e la capacità di scegliere la persona giusta per un film o un determinato ruolo.

15. In base a cosa scegli le location?
In base a quello che c’è scritto nella sceneggiatura. Lo scenografo mi trova alcune opzioni per una location e a seconda di gusto e agibilità scegliamo insieme la migliore.

16. Preferisci girare in interni o in esterni?
In esterni. È più difficile e quindi più stimolante. Ma devi scegliere l’orario giusto per rendere le riprese al meglio.

17. Che macchina da presa utilizzi? Qual è il suo maggior pregio?
Non ho preferenze. Scelgo a seconda dello stile e della pasta che deve avere il film. Non sono un fan di determinate macchine da presa. Voglio capire cosa può essere giusto per il film e cosa il budget a disposizione mi permette di utilizzare.

18. Qual è il tuo movimento di macchina preferito? Quale usi più spesso?
Non ne ho uno preferito. Decido in base allo stile e al budget la messa in scena che il film deve avere e cerco di rispettarla. Per Il vincente, dato che non avevamo a disposizione ottiche buone e attrezzatura di livello come i carrelli, ho fatto una scelta molto semplice ma penso che abbia funzionato: la prima parte del film è completamente statica (macchina fissa) perché lo stato d’animo del protagonista è in una fase di routine quotidiana; nella seconda, quando per lui cominciano dei seri problemi emotivi, ho usato solo la macchina a mano.

19. Com’è organizzata una tua giornata di riprese?
Cerco di rispettare alla lettera il programma stabilito dal direttore di produzione. C’è sempre poco tempo e non bisogna sforare, ma tutti devono dare il massimo per cercare di ottenere dalla giornata il miglior risultato artistico possibile.

20. La sceneggiatura cambia in corso d’opera?
Nel mio caso cambia sempre, si trasforma, si migliora, si adatta.

21. Lasci i tuoi attori liberi di improvvisare?
Dipende. Se ho a disposizione un attore che per mestiere fa teatro o cinema preferisco che si attenga il più possibile al copione, magari con delle modifiche concordate insieme prima. Questo perché l’attore, se fa di testa sua, tende ad esagerare, ad essere poco spontaneo. Io stesso sono così. È un tipo di impostazione che hanno gli attori in Italia.
Invece un “non attore”, cioè un volto preso dalla strada, è meglio farlo improvvisare il più possibile. Questo per ottenere da lui un effetto immediato e spontaneo che non sarebbe capace di restituire con un testo imparato a memoria, dato che è sprovvisto della tecnica utile per fare funzionare quello che impara.

22. Quali indicazioni dai più spesso ai tuoi attori?
Di capire chi è il loro personaggio e di rispettarlo.

23. Hai dei collaboratori?
Molti. Raoul Torresi, il DP de Il vincente. Abbiamo fatto 4 film insieme in 10 anni. Sono tanti. Lo considero un maestro e un fratello maggiore “cinematografico” perché ha fatto tantissimi film ed è anagraficamente più grande di me. Mi ha sempre spronato a fare il meglio e molti dei consigli che mi ha dato sono stati utili. Facciamo delle litigate pazzesche ma poi torna tutto a posto perché è anche un modo che abbiamo per comunicare.
I miei produttori e soci Antonio Amoretti e Pietro Corradi, con i quali abbiamo fondato un società di produzione (Avila Entertainment). Anche al di fuori del lavoro siamo grandi amici. Negli ultimi dieci anni sono le persone che ho frequentato di più in assoluto e ci divertiamo come matti a lavorare insieme, anche nei momenti più duri. Se non fosse stato per loro Il vincente me lo sarei potuto scordare e, soprattutto, non sarebbe mai stato distribuito. Francesco Campanini regista e produttore di Parma con il quale sono amico dai tempi della scuola e che mi ha diretto in due film: Il solitario e La casa nel vento dei morti, due avventure fantastiche. In seguito ha messo a disposizione tempo ed energie facendo il produttore esecutivo ne Il vincente.

24. Quanto è importante la musica nei tuoi film? Dove preferisci utilizzarla?
È fondamentale. Amo utilizzarla per raccontare lo stato d’animo di un personaggio e certe volte la faccio diventare la narratrice ufficiale del film facendole raccontare quello che succede, accostandola alle immagini senza il dialogo.

25. Quanto ritieni sia importante il montaggio?
È importantissimo. È la fase finale del film, dove gli dai la forma definitiva. Nel mio caso ancora di più. Avendo fatto anche l’attore protagonista, concordavo la messa in scena con Raoul e gli assistenti, davo le indicazioni agli attori ma poi stando davanti alla macchina da presa quasi tutto il tempo potevo capacitarmi della riuscita di una scena solo dopo averla girata, riguardandola sul monitor. Con il montaggio mi sono riappropriato del film completamente, a mente lucida. Con tutta calma ne ho visto i pregi e i difetti, e solo così ho potuto costruire il film che volevo.


Il prodotto finito

26. Quali canali sfrutti per diffondere le tue opere?
Tutti. Purtroppo in Italia la distribuzione non funziona. Molti film non escono e i pochi che escono difficilmente hanno successo, hanno poche copie e vengono smontati quasi subito. Questo vale per tutti i film, anche quelli indipendenti.
La cosa che mi rende più fiero de Il vincente è il percorso distributivo che insieme ad Antonio e Pietro siamo riusciti a fargli fare, perché è stata più difficile la distribuzione del film rispetto alla lavorazione. Grazie all’interesse di Circuito Cinema e di altri esercenti siamo riusciti a tenerlo in programmazione per oltre un mese in una manciata di sale. È stato uno sforzo titanico per una piccola società come la nostra, ma grazie a questo siamo riusciti a venderne i diritti per altre forme di distribuzione come TV, home-video, on demand, ecc. Adesso il nostro film ha trovato veramente un pubblico: si può vedere, comprare, noleggiare. Penso che questo sia il discorso più importante da affrontare quando si fa un film: bisogna dargli un pubblico!

27. Pensi subito di partecipare a qualche concorso o la decisone dipende soprattutto dal risultato finale?
È importantissimo partecipare ai concorsi. Serve a lanciare il film per distribuirlo e venderlo al meglio. Grazie a Il vincente e agli altri film che ho interpretato sono stato a diversi festival: Torino, Courmayeur, Houston, Phoenix, Bellaria, Mantova e tanti altri. Sono convinto che se i film e i corti che ho fatto non fossero passati da quelle manifestazioni avrebbero avuto un destino diverso.

28. Hai vinto qualche premio/riconoscimento? Con quali opere?
Come migliore attore al Mantova Filmfest del 2009 per Il solitario e con Il vincente l’anno scorso ho vinto il Platinum Remi Award al WorldFest-Houston. Ma non do grande importanza ai premi, do importanza al pubblico.

29. Sei soddisfatto dei tuoi lavori? Quale ti rappresenta maggiormente?
Sono soddisfatto dell’esito ottenuto da alcune delle mie opere ma, a rivederle, cambierei qualcosina! Quello che mi rappresenta di più è sicuramente Il vincente. È un film molto personale perché parla di una realtà che ho conosciuto. Poi l’ho diretto, interpretato, scritto, lo hanno prodotto i miei migliori amici ed è stato girato nella mia città.

30. Progetti futuri?
Il prossimo autunno/inverno dovrei fare un nuovo film come protagonista. In parte sarà girato a Parma. Sto inoltre scrivendo la mia opera seconda.



Filmografia

Regista:

- Il vincente, 2016


Attore:

- Il vincente, 2016

- P.O.E III – Pieces Of Eldritch ep. Thou Art The Man, 2015 (Francesco Campanini) 

- Il pretore, 2014 (Giulio Base)
         
- Poltrone rosse – Parma e il cinema, 2014 (doc., Francesco Barilli)

- La casa nel vento dei morti, 2012 (Francesco Campanini)

- Flyght, 2009 (Roberto Lippolis)

- Il solitario, 2008 (Francesco Campanini)

- Capri, 2008 (serie TV, Giorgio Molteni e Andrea Barzini)
         
- Don Zeno, 2008 (film TV, Gianluigi Calderone)

- La maschera dell’acqua ep. Gl’innamorati, 2007 (Lucrezia Le Moli)

- La storia di B., 2006 (Alexandre Messina)

- Cielo e terra, 2005  (Luca Mazzieri)

- Giovani, 2003 (Luca e Marco Mazzieri)

- Il gatto nero, 2003 (cortometraggio, Lucrezia Le Moli)
         
- Crudo, 2003 (cortometraggio, Fabio Zedd Cavallo)

- Virus, 2003 (cortometraggio, Francesco Campanini)

- Nel cuore della notte, 2002 (Primo Giroldini)

- Ossessione, 2001 (cortometraggio, Alex Garilli)

- I.A.S., 2000 (film TV, Giorgio Molteni)

- Cronaca nera, 1998 (miniserieTV, Ugo Fabrizio Giordani)

- Zwei Kinogesichter, 1998 (Luca e Marco Mazzieri)

- Trenta righe per un delitto, 1997 (miniserie TV, Lodovico Gasparini)
         
- Voglio una donna!, 1997 (Luca e Marco Mazzieri)


Sceneggiatore:

- Il vincente, 2016

- La casa nel vento dei morti, 2012  (Francesco Campanini)

- Il solitario, 2008  (Francesco Campanini)


Biografia

A diciannove anni Luca Magri debutta nel cinema con un piccolo ruolo in Voglio una donna! (1998),  diretto da Luca e Marco Mazzieri. Dopo aver frequentato un corso di recitazione si trasferisce a Roma per intraprendere la carriera di attore.
Interpreta ruoli minori in film e fiction televisive sino ad ottenere il ruolo da protagonista nel film noir di produzione indipendente Nel cuore della notte (2002) presentato al Noir in Festival di Courmayeur. Successivamente è tra gli interpreti principali di altri film: Cielo e Terra (2005), La maschera d’acqua (2007), ha un ruolo nella seconda stagione della serie Capri (2008) ed è il protagonista ne Il solitario (2008) di Francesco Campanini. Il film (di cui Magri è anche coautore della sceneggiatura) è un crime-noir che si ispira al polar francese e al poliziottesco all’italiana.
Nel giro di un paio d’anni dalla sua uscita Il Solitario diventa un piccolo cult che permette a Campanini e a Magri di realizzare un film più ambizioso, La casa nel vento dei morti (2012). In questo horror ambientato nell’immediato dopoguerra Magri (anche sceneggiatore) interpreta un ex attore del regime che per risollevarsi dalla miseria organizza una rapina con altri tre disperati.
Successivamente recita in altri film ed esordisce come regista con Il Vincente (2016). Il film, di cui è anche protagonista e sceneggiatore, racconta di un giocatore di poker incallito. Il film, girato in bianco e nero, è stato distribuito nelle sale italiane nel settembre del 2016 e ha vinto il Platinum Remi Award al WorldFest – Houston nell’aprile 2017.

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