lunedì 14 ottobre 2013

Nuova recensione Cineland. Anni felici di D. Luchetti

Anni felici 
di Daniele Luchetti 
con Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Martina Gedeck, Samuel Garofalo 
Drammatico, 100 min., Italia, 2013 

Guido e Serena hanno due figli e vivono nella Roma degli anni Settanta. Lui è un aspirante artista che cerca di emergere più coi modi da maudit che attraverso le proprie capacità, lei una casalinga che crede ciecamente nel marito e si annulla pur di non perderlo. La relaziona comincia ad avere degli alti e bassi sempre più frequenti quando lui non riesce a sfondare e lei realizza di non avere una propria personalità. La situazione precipita quando Serena si allontana dal marito fedifrago e ormai fallito, con figli al seguito, per un soggiorno in un campo femminista dove ha una relazione con la gallerista del compagno. Al suo ritorno la coppia si sfalda e Guido vive una fase di depressione che riuscirà ad incanalare in una spinta creativa che lo riscatterà agli occhi dei critici. Qui il film poteva finire e invece, attraverso le reazioni dei figli, Luchetti rimarca il fatto che erano “anni felici ma che nessuno se ne era accorto”. 

La voce fuori campo di Dario, il figlio maggiore ormai adulto, introduce gli eventi e ci spinge ad immedesimarci in lui, a pensare che quello che stiamo per vedere è il ricordo della sua infanzia. Effettivamente l’intento dichiarato del regista era quello di dare vita ad un opera sì romanzata ma dall’impianto autobiografico. E invece ciò che ne esce non è la ricostruzione di una situazione famigliare dalla prospettiva di un bambino, quanto una sorta di Scene da un matrimonio “all’italiana” che si concentra ora sulle reazioni della moglie, ora su quelle del marito, ora su quelle dei figli. Questa continua indecisione prospettica (che svuota di pathos la scena più importante del film), unitamente alla poca distanza del regista dagli eventi narrati, alla mancanza di soluzioni registiche degne di nota e all’assenza di una storia sulla famiglia veramente capace di appassionare e di dire qualcosa di più rispetto a quello che già è stato detto (non basta l’escamotage di una storia lesbica per attualizzare e rendere accattivante la narrazione) sono elementi che non permettono al film di decollare, nonostante l’eccellente recitazione di Rossi Stuart e della Ramazzotti e l’ottima ricostruzione dei costumi e degli interni (tuttavia si nota la tendenza a chiudere le inquadrature, soprattutto negli esterni, per evitare di riprendere elementi architettonici contemporanei). Un film dunque poco a fuoco, come le opere del padre Guido: troppo accademiche per “rapire” l’attenzione degli spettatori, troppo convenzionali per risultare memorabili. 

Voto: 2 su 5 

(Film visionato l’11 ottobre 2013)

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. La riproduzione del titolo, dei testi e delle immagini originali è possibile solo citando con link il sito e l’autore. E’ vietata ogni modifica e utilizzo a scopo commerciale. L’autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all’interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Per tal motivo questo non implica l’approvazione dei siti stessi, sui cui contenuti è declinata ogni responsabilità. L'autore, infine, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo andreavighi@inwind.it