domenica 2 novembre 2014

Nuova recensione Cineland. Boyhood di Richard Linklater


Boyhood 
di Richard Linklater 
con Patricia Arquette, Ethan Hawke, Ellar Coltrane, Lorelai Linklater 
Drammatico, 165 min., USA 2014 

39 giorni di riprese realizzate nell’arco di 12 anni (dal 2002 agli inizi del 2014) al ritmo di tre o quattro giorni ogni anno. Sempre con gli stessi attori, sempre con la chiara idea di “quale sarebbe stata l’ultima inquadratura, dove sarebbero andati i personaggi”. Boyhood è il risultato di questo lavoro di pianificazione e costanza, di commistione tra realtà (il contesto e l’evoluzione fisica degli attori) e fiction (i personaggi e ciò che accade). 

Proprio questa compenetrazione acuisce le peculiarità di un’anomala storia di formazione che, proprio per il suo alto tasso di sperimentalismo, promuove un fortissimo meccanismo di identificazione. Grazie all'inserimento, all’interno della narrazione, di accadimenti positivi e negativi, degni di nota o irrilevanti, ma sempre fondamentali per cesellare le personalità, siamo testimoni non solo della crescita di un ragazzo che passa dai 6 ai 18 anni ma anche delle sorti dei famigliari che lo accompagnano in questo percorso: la madre, il padre, la sorella. Un po’ come per chi guarda i filmini di famiglia, messa in scena di una realtà dove ci sono personaggi costanti e comparse che non ritorneranno, è impossibile non ritrovare almeno un frammento della propria vita e identificarsi con almeno uno dei personaggi. 

Ma Boyhood è anche un’opera che, grazie al meccanismo di ripresa diretta della realtà, si propone come documento filologicamente ineccepibile sul contesto socio culturale statunitense dell’ultimo decennio (un po’ come Heimat per la Germania). L’opera promuove infatti un’acuta e profonda riflessione su uno dei  pilastri della società, la Famiglia, mettendone a nudo le contraddizioni, le soavità. 

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 29 ottobre 2014)

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