venerdì 1 giugno 2018

Registi di Parma - Intervista a Luca Gorreri


Registi di Parma – Intervista a Luca Gorreri

Gorreri, che ha lunga esperienza come operatore di ripresa, esordisce alla regia nel 2016 con “Sassi nello stagno”, documentario sul Festival del Cinema di Salsomaggiore Terme che ha ricevuto ottime recensioni ed è stato selezionato in festival nazionali e internazionali. La sua attenzione è rivolta al documentario sperimentale.


Riferimenti culturali

1. Da dove nasce il tuo amore per il cinema?
Da lontano, molto lontano sia come tempo, sia come genere. Il primo film che ricordo con gusto è Godzilla Vs. Megalon. Poi i grandi classici della fantascienza, da Ultimatum alla terra a L'invasione degli ultracorpi, poi Solaris e tanti, tanti altri, tutti visti il sabato sera trasmessi dalla TV Svizzera Italiana. Dopo anni sono riuscito ad averli quasi tutti in DVD.

2. Quali sono i tuoi registi e documentaristi di riferimento?
Ora guardo a Godard, Júlio Bressane e Alain Robbe-Grillet per quanto riguarda il cinema. Per il documentario Vittorio De Seta, Elio Piccon, Ermanno Olmi, Folco Quilici, Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian e tanti altri che hanno creato documentari che si posso definire sperimentali o rivoluzionari.

3. Quali opere annoveri tra i capolavori?
Anche se la parola capolavoro è un po' eccessiva posso citare, ora come ora, L'immortale di Alain Robbe-Grillet e Quarto potere di Orson Welles, ma potrei definire capolavori tutti i film che mi sono piaciuti.

4. Quali sono quelle che riguarderesti più e più volte?
Nessuna in particolare. Anche se mi piacciono è difficile che le riguardi. Mi piacciono un po' i ricordi offuscati e talvolta mescolarli.

5. Quali sono i gruppi e cantanti che ascolti abitualmente?
Ultimamente non ascolto molto la musica, ma mi piacciono i Queen, I Run DMC, I Motorhead, Judas Priest.

6. Quali sono i libri e gli autori letterari che ami?
Fantascienza, fantastico e fantasy. Edgar Rice Burroughs per la saga di John Carter di Marte (da cui hanno tratto un film orribile), Philip K. Dick, JRR Tolkien, H.G. Wells, Edgar Allan Poe, H.P Lovecraft. Tutta roba datata. Mi piaceva anche il cyberpunk degli inizi: Gibson, Sterling. La letteratura moderna, di qualsiasi genere sia, non mi attrae.


Processo creativo

7. Perché hai scelto come forma espressiva proprio il documentario?
Penso che il documentario abbia più libertà d'espressione rispetto al cinema di finzione. In quest’ultimo bisogna essere legati a gabbie e moduli precostituiti (come la sceneggiatura) che possono limitare. Io guardo al documentario sperimentale, non classico o ancor peggio televisivo dove vi sono obblighi formali da rispettare.

8. Da quali spunti, idee e influenze nascono i tuoi lavori?
Per la mia opera prima dal luogo dove abito ora e dalla sua storia. Per i progetti futuri, se ci saranno, da fatti o persone viste e incontrate.

9. Quando trovi il tempo per delineare e definire la struttura delle tue opere?
Quando ho realizzato Sassi nello stagno appena avevo un momento libero, sia mentalmente ché fisicamente, lo dedicavo al film. Per i prossimi non so. Forse farò la stessa cosa, credo. Non ho molte certezze.

10. Quanto è importante documentarsi sulla tematica da trattare e sui soggetti da intervistare?
Molto ma non troppo. Bisogna documentarsi quel tanto che ti permette di partire, trovare le persone giuste da contattare, delineare le basi. Documentarsi tanto potrebbe dare uno sguardo distorto e farti trovare in difficoltà. Rimarrei deluso se scoprissi di saperne, o presumere di saperne, di più dei protagonisti.

11. Organizzi il lavoro per tenere il focus su un singolo tema o è importante prevedere anche eventuali divagazioni?
Per Sassi nello stagno sono partito con un’idea più o meno centrale a cui ho fatto seguire ispirazioni dovute agli incontri che ho fatto e alle cose che ho scoperto durante la lavorazione. Poi dipende come un vuole realizzare il documentario. Se si vuole fare un docu-fiction, un documentario d'osservazione (Frederick Wiseman, Sergey Loznitsa), di denuncia o sperimentale bisogna partire da basi differenti.

12. Meglio riportare la realtà senza filtri e senza retorica o bisogna trovare il modo di far emergere da essa la parte poetica?
Una cosa non esclude l'altra e la realtà senza filtri è pura utopia. Anche se mettiamo la camera fissa davanti a un evento [cito Austerlitz di Loznitsa] è sempre e comunque il punto di vista del regista che si esprime nella composizione dell'immagine, nella fotografia ma soprattutto nel montaggio in cui riversa tutto il proprio vissuto, sia consciamente che inconsciamente. Lo sguardo del regista è la sua poetica e quindi qualsiasi sguardo è poetico.

13. Cosa cerchi di comunicare? A chi?
Domanda da far tremare i pilastri del cielo... [semicit. Grosso guaio a Chinatown]. Emozioni? Sensazioni? Riflessioni? Disagio? Tutto questo a chi vuole vederlo o vuole sentirlo.


Processo realizzativo

14. Com’è organizzata una tua giornata di riprese?
Posso, per ora, parlare solo al passato. Comunque, dopo essermi accertato della disponibilità delle varie parti, allestivo il set prima che arrivassero gli “attori”. Mi piace aver già tutto pronto, per quanto possibile ovviamente, anche perché le sorprese non mi piacciono un granché.

15. Quanto ritieni siano importanti le interviste? Come le prepari?
Dipende dal tipo di documentario, non ho una regola fissa. Per il mio ho scritto quattro o cinque domande e le ho poste agli intervistati. Le domande erano le stesse per tutti in modo da facilitarmi il montaggio, che è stato comunque molto faticoso. E sarebbe stato molto peggio se non avessi avuto al mio fianco Stefania (montatrice del film, fonico di presa diretta, luci, sostegno morale).

16. Lasci le persone libere di divagare o cerchi, direttamente e/o indirettamente, di indirizzarle?
Le lascio libere nell'ambito delle domande ma se divagano non le interrompo, taglio poi in montaggio. La divagazione come flusso di pensieri può essere utile a chi parla per raccogliere i ricordi. In una serie di interviste minori ho fatto l'errore di ricordare cosa avevano detto gli intervistati nel nostro precedente incontro e in ripresa, hanno ripetuto le mie stesse parole. Anche per questo, e per una maggior naturalezza, ho deciso che se includerò ancora interviste incontrerò i protagonisti qualche momento prima di registrare in modo da non influenzarli.

17. In base a cosa scegli le location? Quanto sono importanti?
Il luogo è importante in quanto palcoscenico e protagonista della realtà. Per Sassi nello stagno i luoghi di Salso che ho ripreso erano importanti perché già vissuti ai tempi del Festival ed ho voluto a modo mio far vedere un prima e un dopo. Poi, ovviamente, se si vuole comunicare un certo tipo di emozione o riflessione si sceglie un luogo “ancestrale”. All'inizio del mio documentario si vede ad esempio un rivolo tranquillo, autunnale, nebbioso perché l’intenzione è quella di trasmettere (spero di esserci riuscito) immobilità, stagnazione, freddo, disagio.

18. Interni o esterni?
Dipende, non ho preferenze. Purché possa giocare con la luce.

19. Durante le riprese rispetti la scaletta che ti sei dato o cerchi di cogliere al volo anche le situazioni inaspettate?
Di solito cerco di essere fedele il più possibile anche per rispettare certi miei schemi mentali. L'improvvisazione, gli imprevisti o le probabilità li accetto a seconda del mio umore.

20. Che macchina da presa utilizzi? Qual è il suo maggior pregio?
Uso una Canon 60D con una serie di obiettivi: un 20mm, un 50mm, un 100mm macro e il mio preferito in assoluto, un 200mm. E' leggera, facile da usare su treppiede, slider o stabilizzatore e ha una buona resa. Secondo me è un po' la 16mm del digitale e per questo mi piace. Non sono sicuro di voler o poter usare macchine a 4K o superiori. Per me sono troppo dettagliate, non credo che l'occhio umano arrivi a certi livelli di dettaglio. Alle volte le immagini così precise, pulite, dettagliate mi risultano un po' fastidiose. Per me l'immagine deve essere un po' pastosa, della stessa sostanza dei sogni.

21. Hai dei collaboratori?
Stefania, che mi ha aiutato in tutto, sia dentro che fuori dal set. E poi persone di riferimento come Fausto Tinello per la post-produzione audio e Simone Manuli per la musica originale.

22. È presente la musica nelle tue opere? Dove preferisci utilizzarla?
Ho usato musica originale (di Simone Manuli) e l’ho utilizzata principalmente dove non vi era la voce. Preferisco che musica e voce restino separate.

23. Utilizzi la voce fuori campo? E la parola scritta?
La voce fuori campo non mi dispiace se non è ridondante e descrittiva rispetto alle immagini. Come per la musica, deve essere indipendente ma compenetrata nell'immagine. La parola scritta mi piace molto: è di grande impatto e un maestro come Jean-Luc Godard ha tracciato la via che cerco di seguire.

24. Quanto ritieni sia importante il montaggio?
Tantissimo. È fondamentale. Per me il cinema non esisterebbe senza montaggio. Qualcuno potrebbe obiettare che si può fare cinema anche con il piano sequenza (forma espressiva che io adoro e che il cinema dell'Europa dell'Est ha portato a livelli sublimi) ma il montaggio esiste: è all'interno del piano sequenza. C'è ma non si vede.

25. Qual è la tua cifra stilistica?
Con una sola opera all'attivo è difficile per me descrivere il mio stile. Essendo un negativo e un nichilista, posso dire cosa non sono: non sono descrittivo, consequenziale, classico, televisivo.


Il prodotto finito

26. Quali canali sfrutti per diffondere le tue opere?
Purtroppo penso che ad oggi solo internet può far sapere che esisti. Ma devi sapere come utilizzarlo. Teoricamente il mio film avrebbe bisogno di essere proiettato nei cinema, ma è praticamente impossibile distribuire il film nelle sale. Nella mia piccola esperienza posso dire che ho scritto più di un centinaio di mail ed ho avuto solo due risposte. I cinema non rispondono se non ad uffici stampa rinomati o se non vi sono nomi di richiamo. Inoltre mi è stato chiesto di fare di tutto tranne che l'autore: ufficio stampa, public relations, trovare ospiti e pubblico, promoter. Tutte cose che mi hanno esaurito nel corso degli ultimi due anni.
Poi c'è il DVD (altro supporto destinato a sparire) e insieme al mio distributore stiamo pensando al VOD (Video on demand).

27. Pensi subito di partecipare a qualche concorso o la decisione dipende soprattutto dal risultato finale?
Siccome ero soddisfatto del film ed avevo avuto già buone recensioni, l'ho iscritto a molti festival nazionali e internazionali ed è stato selezionato in tre. Diciamo due, perché un festival è stato cancellato (capita anche questo). I festival aiutano se ti premiano e metti i tuoi bei allori sulla locandina del film, e magari questo ti aiuta ad essere distribuito. Ma per farti vedere devi andare ai Festival grandi, con il marché, e soprattutto tramite un agente o un ufficio stampa a livelli internazionali.

28. Hai vinto qualche premio/riconoscimento? Con quali opere?
Nessun premio ufficiale. Ma il premio me lo riconosco da solo, dato che la mia opera è stata selezionata in due festival ed ha ottenuto molte recensioni positive. Per un'opera prima autoprodotta, indipendente e autarchica direi che non c'è male. Inoltre faccio parte di un movimento cinematografico: Fuorinorma, la via neo-sperimentale del cinema italiano. Il mio film compare in una rosa di 70 titoli e di questo ne sono orgogliosissimo.

29. Sei soddisfatto dei tuoi lavori? Quale ti rappresenta maggiormente?
Per ora ne ho fatto solo uno importante e sono molto soddisfatto del risultato artistico e del risultato della critica. Sono soddisfatto anche dei miei lavori minori.
Diciamo che questa mia opera prima è un bel emblema del mio modo di pensare.

30. Progetti futuri?
Uno, nessuno e centomila. Qualcuno che posso fare senza impegno, qualcuno un po' più impegnativo. Ma i prossimi, se ne avrò la possibilità, dovranno essere prodotti da qualcuno, perché questa mia avventura è stata molto dispendiosa. La rifarei ancora, con l'unica variante di investire la maggior parte del denaro in persone che sanno vendere l'acqua ai pesci per affidargli la vita del mio film dopo la creazione.


Filmografia

- “Sassi nello stagno” (2016): www.sassinellostagnodoc.com
- Operatore di ripresa per il documentario Una civile Resistenza di Stefania Pioli
- Lavori e collaborazioni come operatore di ripresa: www.lucagorreri.com


Biografia

Luca Gorreri nasce a Parma 48 anni fa “in una sera di nebbia” e poi ha vissuto a Fidenza, “in un quartiere tranquillo, in una casa dai ricordi fatati, infanzia e adolescenza”. Dice di essere “diventato grande (e grosso) e le cose sono diventate un po' più spigolose e meno facili ed io di conseguenza sono diventato meno facile e più spigoloso (solo di carattere, il fisico è rimasto tondo).”

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