lunedì 26 luglio 2010

Attivisti!


Sto cercando il giusto modo per raccontarvi di cinque ragazzi di provincia. Non voglio però dover ricorrere a frasi retoriche da recensione consumata. Voglio semplicemente riferirvi di una realtà che ora c’è e ora non c’è, che esce di tanto in tanto allo scoperto e poi si dilegua, perché le sta bene così. Mi riferisco agli Attivisti!, gruppo della scena underground (?) modenese – il punto di domanda è doveroso perché non sono poi così sicuro che le band modenesi se ne stiano tutto il tempo a suonare sui binari abbandonati della metropolitana. A parte le interessanti melodie dei brani, è sul loro lato letterario che mi vorrei soffermare. Nei testi di C’avevo l’amarezza (album d'esordio, 2009) ciò che si percepisce immediatamente è la costante presenza della provincia. Una provincia ancora intesa come habitat da vivere senza imbarazzi – non è di certo avvertita come una zona defilata rispetto al resto del mondo – e da descrivere senza esitazioni. Ed è così che: la periferia diventa centro; senza provincia non può esistere metropoli. Modena diventa quindi il teatro ideale per un film di Castellari: «La polizia incrimina e la legge assolve/ La polizia ti elimina e la legge assolve/ Ma se corrompi i vertici in un lampo si dissolve/ E in centro sotto i portici il male cresce, evolve» (Attivisti In Da Hauz). I problemi delle grandi città sono gli stessi della provincia e, allo stesso tempo, le contraddizioni di una piccola cittadina vengono documentate dalla difficile convivenza creata dall’incontro tra elementi propri del consumismo e prodotti della tradizione: «Gnocco fritto marcio ai bordi della strada/ Ma tu gli hai dato un calcio con le tue fottute Prada» (Attivisti In Da Hauz). Sarà forse per colpa di questi paradossi che gli animi sensibili modenesi sono costretti a viaggiare con l’immaginazione al fine di elaborare un’allucinazione credibile. Come pensare che lo scioglimento dei ghiacci possa essere un’opportunità da sfruttare più che una catastrofe: «Ma che caldo fa nel centro di questa città/ Non c’era anni fa, sarà colpa del gas/ Mentre quelli al mare non hanno le zanzare/ Non hanno più lo smog, non strippano sul blog/ […] Ma loro non sanno che i poli si scioglieranno/ Modena beach già ti vedo bagnata dal mare/ Modena beach sei il mio ideale, il più balneare» (Modena Beach). O, forse, più probabilmente, questi potrebbero essere stati gli impensati effetti del caldo uniti ad una "sbronza di mezza estate": «Qui Modena è un deserto, un forno a cielo aperto/ Mi armo di turbante ed esco senza scarpe/ La mia cammella è stanca e sviene su una panca/ Arranco in piazza Grande, mi tolgo le mutande/ È l’ora, me lo sento, ma il mare si sta alzando/ Già sento l’onda anomala, la piazza che si popola» (Modena Beach). Modena città balneare, Modena città universale. La dimensione europea viene ripresa e subito rifiutata e rigettata, quasi come se fosse una realtà troppo stretta per la dirompente creatività della provincia. Meglio essere cittadini del mondo, troppo corrotto e globalizzato, però, per poterci ritrovare la purezza di un tempo: «Siamo europei che non vuol dire proprio niente/ La sola cosa che vorrei è smarrirmi tra la gente/ E fuggir con te in un McDonald di Beirut» (Evropa). Ma vale la pena perdersi tra gli abitanti di una città esotica, quando nella provincia trovi di tutto? Per gli Attivisti! la risposta è immediata: «No!». No perché la fauna di provincia è sicuramente più interessante. Betty, ad esempio, «parla a una cagna di marmo in giardino/ Veste molto anni 80/ Odia il trattore del suo vicino/ […] Ama molto i bisonti/ Si copre di pelli e ne imita il verso al mattino» (Betty); Prana, invece, ama un’auto – una Renault Twingo che, storpiata dall’influenza dialettale, diventa Tuingo – e per questo fa dell’auto-erotismo: «Prana Prana dimmi perché/ La tuingaccia fa proprio per te/ […] Consuma poco e ti diverti assai/ Ho trovato l’amore vero/ Una tuingo di colore nero» (Prana fell in love with my Tuingo). Ma la fauna di provincia diventa anche protagonista di un – e non poteva certo mancare – inno generazionale, vero e proprio manifesto programmatico per le nuove generazioni affidato alla costruzione anaforica di Non ho mai visto Venezia: «[…] non ho mai letto Dan Brown/ non sono incline allo snowboard/ non ho mai fatto il check-sound»; e ancora: «Non riesco a fare il sudoku/ non digerisco l'indie rock/ […] non riesco ad aprirmi un blog/ […]non ho capito Van Gogh/ […] Dovrei andare a Venezia/ (per il carnevale)/ Ma sono stato a La Spezia (niente d'eccezionale)».

Un tarlo abita la mia scatola cranica e lavora incessantemente sul mio cervello mordicchiandolo, bucherellandolo, trapassandolo da parte a parte. A questo tarlo non manca niente: è ritmo, è parola. Questo tarlo sono gli Attivisti!

P.s. Non tutti sono stati a Venezia. Ma chi non è mai stato a La Spezia?!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Grandi! Bei testi. E bella recensione.

Anonimo ha detto...

Devo dire che l'"inno generazionale" rispecchia me e alcuni dei miei amici.
Attivisti!=Gruppo saggio.

sante ha detto...

Non immaginavo, è la prima volta che sento parlare del gruppo in questi termini. Il commento più esaustivo che abbiamo ricevuto finora è stato "fate quelle canzone che si scrivono mentre uno è sul cesso". Ancora oggi sospettiamo che non fosse un complimento.
Siamo felicissimi di averti tarlato la testa. grazie Andrea!

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