
I’m still here, l’attesissimo documentario dedicato a quest’ultima controversa parte della vita di Phoenix, era uscito nelle sale americane la settimana scorsa, suscitando una straordinaria curiosità nel pubblico, impaziente di sapere quanto di vero ci fosse in tutta questa storia.
Oggi però il regista Casey Affleck, amico e cognato dell’attore, in un’intervista al New York Times confessa ufficialmente che è stato tutto concepito come un esercizio di recitazione: non solo il (finto) documentario, ma anche la trasformazione estetica, il comportamento da Letterman, e la stessa instabilità di Phoenix. «Non volevamo prendere in giro nessuno, volevamo creare uno spazio, in modo che il pubblico potesse osservare il crollo di una star del cinema senza preconcetti».
Dunque nulla di ciò che si racconta nel documentario è successo davvero, neppure le scene iniziali, in cui si lascia credere che il piccolo Phoenix stia nuotando in un laghetto di Panama con i suoi fratelli: «L’abbiamo girato alle Hawaii con degli attori», spiega Affleck «l’abbiamo registrato su una vecchia cassetta di “Paris, Texas” perché le immagini fossero più sporche».
A quanto pare la geniale trovata sta sortendo i suoi effetti: in Italia I’m still here è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre secondo indiscrezioni Phoenix sta già ricevendo numerose offerte per nuovi film e il prossimo 22 dicembre si ripresenterà da David Letterman, nella stessa cornice in cui aveva lasciato sconvolti i suoi fan con frasi inebetite e assenti.
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