venerdì 30 aprile 2010

È ancora possibile la poesia? (Una considerazione)


Da decenni la poesia, più che essere un genere letterario fruito da un pubblico spontaneo di lettori, è diventata il simbolo della libertà creativa – usata e abusata da tutti – nonché un dovere scolastico.
Inoltre, l’arte di leggere la poesia è diventato un esercizio fine a sé stesso in quanto condotto in assenza di regole: questo è dimostrato dall’assoluta mancanza di iniziative editoriali volte alla diffusione della poesia e dalla proliferazione di guitti che declamano opere poetiche spogliandole dalle loro qualità metriche.
Quanto alla descrizione testuale, succede spesso che il popolo dei poeti si offenda, covi risentimento e giuri vendetta ai detrattori.

È, dunque, ancora possibile l’esercizio poetico?
Vorrei rispondere citando Alfonso Berardinelli:
«La poesia è un artigianato che si impara sia mettendosi a scrivere esercitando un sufficiente grado di autocritica, sia leggendo e rileggendo, memorizzando o traducendo una certa quantità di poeti del passato». E ancora, in riferimento ai poeti fai-da-te: «Oggi si ha l’impressione che troppi autori partano da zero, o solo da se stessi. Un segnale in senso contrario è stato il cosiddetto “neometricismo”, che però solo in pochissimi risponde a una vera necessità espressiva. Per il resto si tratta, […], di una moda come un’altra […]».
(da «Il Sole 24 Ore», Domenica, 25 aprile 2010, p. 34).

Visto?!


Sì, ve lo avevo detto. Mi riferisco al post intitolato Affinità e divergenze tra il compagno Berlusconi e noi.

Avevo parlato, in tempi non del tutto sospetti, di sistema Gulag. E sistema Gulag è stato.

Non potendo arrivare a Fini (in quanto ricopre un incarico istituzionale), il compagno Berlusconi ha epurato dal partito Italo Bocchino, braccio destro del presidente della Camera.

Questa la dichiarazione più dura e diretta del dimissionario:

«Voleva la mia testa, ha colpito me per educarne cento».

mercoledì 28 aprile 2010

Secondo voi...

Secondo voi, che nome sussurra Walter Chiari all'orecchio di Peppino De Filippo?
Vi do un indizio: stanno parlando di un politico.

video

Il film - profetico - è Gli onorevoli, diretto da Sergio Corbucci nel 1963.

martedì 27 aprile 2010

Com'è cambiato Repubblica.it

Ciò che si nota subito è la condensazione dei contenuti. Prima, soprattutto l’home page, aveva un aspetto confusionario: i contenuti erano collocati su più colonne e, spesso, non avevano una collocazione che fosse il frutto di una loro suddivisione per temi.
Ora, invece, il sito si presenta fortemente strutturato. Innanzitutto i collegamenti alle edizioni locali, che una volta erano collocati nella colonna di sinistra, si trovano sotto l’intestazione. Sotto questi ci sono dunque le varie sezioni tematiche del sito, come Politica, Cronaca, Esteri, Scienze, Tecnologie, ecc.. Vi è poi, dopo una piccola banda dedicata alla pubblicità, una sorta di prima pagina che riporta le notizie più importanti e che occupa la colonna di sinistra e quella centrale. In quella destra sono invece raccolti i contenuti multimediali (musicali e video). Procedendo con lo scroll verticale, i contenuti vengono definitivamente suddivisi su tre colonne: in quella di sinistra si trovano collegamenti a notizie brevi (relative all’andamento della borsa, al calcio, all’oroscopo, al cinema e alle funzioni dei social network); la colonna centrale continua a presentare le notizie del giorno; quella di destra contiene rimandi a foto e video, nonché i collegamenti ai blog dei giornalisti che collaborano con la testata.
Sotto il punto di vista contenutistico, si nota subito come sia cambiata la presentazione degli articoli. Ora ognuno di questi si presenta come segue: un occhiello che, se presente, rimanda ad un’immagine o ad un video; un titolo cliccabile finalizzato all'apertura dell’articolo; un sottotitolo, non cliccabile, che riassume la vicenda.
Dopo aver cliccato sul titolo, l’articolo si presenta suddiviso in sezioni indipendenti, ovvero di senso compiuto, non più lunghe di cinque righe. Ogni articolo può essere commentato dai lettori.
In ultima analisi si può affermare che il sito ha aumentato le possibilità di interazione tra notizia e lettore e ha adottato tutte le nuove possibilità di collegamento a social network, come Twitter e Facebook, e a nuove tecnologie, come iPhone e piattaforme mobili collegabili ad internet.

Risultato sondaggio sul Miglior programma tv di approfondimento

I risultati del sondaggio sul Miglior programma televisivo di approfondimento sono i seguenti (su di un totale di 5 votanti):

L'Infedele: 4 voti;
Anno Zero: 1 voto;
Tetris: 0 voti;
Ballarò: 0 voti.

L'80% dei votanti ha così decretato che il miglior programma televisivo di approfondimento è L'Infedele, codotto da Gad Lerner su La7 il lunedì in prima serata.

Troppi volti (Una proposta)
















L’ultima moda dei grafici editoriali italiani sembra quella di mettere la foto di una ragazza in copertina. Un vecchio trucco se si pensa alle copertine di «Panorama» degli anni Ottanta e Novanta. Queste, però, hanno uno sguardo più profondo, sofisticato, intrigante, esclusivo. Mi sono accorto di questa tendenza con l'uscita del romanzo di Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte, e con l’osannata opera prima di Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi. Stessi titoli, lunghi e accattivanti, e medesima copertina. Del resto è la casa editrice ad essere la stessa: Mondadori. Poi, però, questa tendenza ha invaso il mercato editoriale ed è stata fatta propria anche da altre case editrici. Qualche esempio: Altre stanze, altre meraviglie di Daniyal Mueenuddin (ancora una volta Mondadori), L’isola sotto il mare di Isabel Allende (Feltrinelli), Il libro della gioia perpetua di Emanuele Trevi (Rizzoli), Ragazze del nordest di Romolo Bugaro e Marco Franzoso (Marsilio).
Quanto durerà questa moda? Fino a quando ne arriverà un’altra.
Intanto io mi chiedo perché le case editrici non possano indire concorsi a tema per giovani artisti dove il premio consista nella pubblicazione dell’opera grafica – disegno, dipinto, collage, ecc. – più aderente al contenuto del libro. Tutto questo si tradurrebbe in visibilità per l’artista e copertine più interessanti, uniche e a costo zero per l’editore.

sabato 24 aprile 2010

Affinità e divergenza tra il compagno Berlusconi e noi

Vorrei commentare i fatti interni al Pdl che si sono registrati lo scorso giovedì 22 aprile in occasione dell’assemblea. Come ormai tutti sanno Silvio Berlusconi ha sfidato in una singolar tenzone verbale il compagno Gianfranco Fini, accusandolo di aver puntualmente e quotidianamente criticato tutte le sue dichiarazioni. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio concentrare l’attenzione sulle parole che sono state utilizzate nel conflitto verbale.
Il «Corriere della Sera» ha riportato ieri, venerdì 23, questo virgolettato del Premier, il quale avrebbe intimato all’ex leader di An: «Vuoi fare politica? Dimettiti». Ecco, davanti a queste parole rimango turbato. Ho capito bene o Berlusconi ha implicitamente affermato che chi ricopre una carica istituzionale, in questo caso la presidenza della Camera, non può fare politica? Ovvero che un politico – colui che fa della politica il suo mestiere – non può fare politica? A questo punto bisognerebbe rivedere tutto l’operato dei ministri, dei senatori e dei parlamentari del Pdl. Le direttive di partito – sempre che il Pdl possa essere considerato tale dato che, tra le tante dichiarazioni, Berlusconi ha rilasciato anche questa: «Il Pdl è un popolo, non un partito» – sono dunque per loro insindacabili?
Leggo successivamente che il Premier avrà la facoltà di espellere i dissidenti dal partito.
Cribbio, ma allora lo spettro del comunismo si aggira veramente per l’Europa! E la situazione è più grave del previsto. Oltre ad essere amico di Putin, Berlusconi sta adottando nel suo "partito" accorgimenti palesemente staliniani.
Il prossimo passo?
Sistema Gulag.

Seconda lezione (23 aprile 2010) III

OVVERO
"COME SI SCRIVE SU INTERNET"?

Scrivere su internet vuol dire saper essere SINTETICI, per dare la possibilità agli utenti di approfondire l’argomento. Sulla rete non ci sono infatti né limiti di spazio né di tempo. Essere sintetici è però un dono di natura. Bisogna conoscere molto bene il tema per poterlo sintetizzare.
Il Professore ha poi analizzato le notizie sui principali siti di agenzie stampa e quotidiani. Ci ha fatto subito notare, attraverso comparazioni, che la stessa notizia viene ripresa più volte da quotidiani diversi. Ad esempio Repubblica.it ha dato la stessa identica notizia di Adnkronos, ma con 20 minuti di ritardo. Per il Prof. un’enormità. L’ANSA addirittura non ha riportato la notizia. L’AGI la stava riportando in quel momento, è ciò è stato reputato molto grave. Questo perché per le notizie date su internet la tempestività è molto importante.
Il Professore ci ha poi fatto notare che le stesse notizie vengono riportate da più siti con un asettico copia-incolla. Perché? Perché bisogna fare presto, e non c’è tempo per i commenti. E non c’è più neanche il tempo per verificare la notizia.
C’è dunque la VELOCITÀ. E la SINTESI? Spesso non c’è, perché le notizie non vengono modificate ma, come abbiamo potuto appurare, semplicemente copiate e incollate.

Ci siamo resi conto che nel web c’è TEMPESTIVITÀ MA NON SINTESI. Questo perché si privilegia la prima rispetto alla seconda. Se c’è sintesi è una sintesi a livello di righe, non di contenuti.

NON ESISTE UN VERO METODO DI SCRITTURA SU INTERNET, E LA QUALITÀ VA A SCAPITO DELLA QUANTITÀ.

Seconda lezione (23 aprile 2010) II

OVVERO
"IL VERO GIORNALISTA È QUELLO CHE CONSUMA LE SCARPE E I POLPASTRELLI"

Scrivere è un atto ancora più creativo rispetto ad una volta. Come può un giornalista pensare che i suoi scritti dureranno nel tempo? Nel giornalismo tradizionale ci sono ancora errori galattici. Ad esempio l’evento interno al PDL (lite tra Berlusconi e Fini) è stato abbondantemente sezionato ieri, in tempo reale. Oggi, ben 7 pagine del «Corriere» sono dedicate all’evento. Però solo 1/10 della popolazione si informa sui giornali. Il titolo che il «Corriere» ha dato all’evento è dunque già vecchio, perché molti si sono informati su internet tra ieri e oggi.
Domanda di uno studente (Gaspare): «Su internet però tutti possono scrivere tutto. Qual è il limite?».
(Risposta nel video sottostante)


video

Seconda lezione (23 aprile 2010) I


(Gli studenti che non erano presenti alla prima lezione si sono presentati alla classe ed al Professore)

Il Professor Alfonso ha incentrato questa lezione sulle differenze che intercorrono tra giornalismo "tradizionale" e quello digitale.
Ha dunque principiato in suo discorso affermando che il primo è ormai innervato di tecnologia, in quanto le tecnologie digitali vengono utilizzate in un numero sempre maggiore di campi dell’editoria (dalla fornitura della carta alla distribuzione dei giornali). La tecnologia sta inoltre vivendo un’evoluzione sempre più veloce: ogni anno le TV rinnovano la loro tecnologia; gli strumenti sono sempre più piccoli e potenti. Questi cambiamenti implicano più vantaggi o svantaggi?
Alcuni studenti hanno risposto affermando che ormai le notizie sono troppe, e che quindi sono poche le informazioni veramente utili.
Di contro, il professore ha asserito che effettivamente ci sono molte notizie, ma che molte di queste sono replicate. Ha dunque aperto la pagina di Google News affermando che al giorno d’oggi la difficoltà sta nel fatto che siamo noi a dover decidere dove reperire le informazioni. «E le "bufale"?», gli ha fatto notare una studentessa. «Siamo noi chiamati a verificare la notizia», ha risposto il Professore. E ha continuato dicendo che la rete non ha portato un numero maggiore di notizie false, bensì ha velocizzato il rapporto notizia-lettore. Di conseguenza viene a mancare la mediazione del giornalista che una volta prendeva, ad esempio, una notizia proveniente dall’estero e per renderla comprensibile la doveva rimpastare. Anche lui, comunque, poteva incorrere nell’errore.
Il problema della rete è dunque la VASTITÀ, e la conseguente PERDITA DI TEMPO.
Quale rapporto intercorre allora tra VELOCITÀ e QUALITÀ?
Tutti noi accediamo alle informazioni per saperne di più. Ma quante informazioni possiamo incamerare? E in quanto tempo?
Il Professore ha sostenuto che l’importante è avere le informazioni, poi deciderà il singolo come utilizzarle. La rete è dunque una piattaforma nella quale gli attori sono gli stessi fruitori. Da utenti è dunque molto difficile usare la rete. E lo è ancora di più quando gli utenti cominciano ad essere autori e fanno gli editori di sé stessi.

Balotelli? Chissene


Sono passati quattro giorni dall’incontro di Champions League tra Inter e Barcellona dove Mario Balotelli si è tolto la maglia del team di Milano e l’ha gettata in mezzo al campo palesando il suo disaccordo nei confronti del pubblico "amico". Sdegno da parte di (nell’ordine ed in crescendo):
- Salvatore Bagni;
- Presidente Moratti;
- Tifosi dell’Inter;
- Compagni di squadra;
- Giornalismo italiano, sportivo e non;
- Pensionati;
- Casalinghe;
- Lavoratori autonomi;
- Neonati interisti, che hanno rigurgitato per la scena;
- Acari, che, per reazione, hanno colorato i tappeti di nero e azzurro;
- Alcolisti Anonimi, che hanno trovato una scusa per tornare a bere.

Ebbene, personalmente non ho avuto alcuna reazione. Anzi, NON ME NE È FREGATO PROPRIO NIENTE. Anche perché non penso che questo avvenimento costituisca un problema né per i cittadini italiani né per il Sig. Balotelli, che a solo 20 anni "guadagna" 1 milione e 300 mila euro (cifra che dovrebbe fungere da efficace corazza contro critiche e delusioni).
Infine vorrei rispondere ad una domanda che da giorni intasa pagine di giornali e home pages: Balotelli cambierà squadra?
Risposta: sai che novità se dovesse succedere! Ma i calciatori non hanno sempre giocato per il miglior offerente?
Del resto anche questo aspetto rientra nelle regole del gioco.

giovedì 22 aprile 2010

Prima lezione (16 aprile 2010)

Questo blog nasce da una direttiva che è stata data agli studenti di Giornalismo e cultura editoriale dal Professor Lelio Alfonso, docente di Informatica applicata al giornalismo dell’Università di Parma.
La prima lezione, che si è tenuta venerdì 16 aprile 2010 in aula K3, è stata particolarmente insolita. Ogni studente ha dovuto dire davanti all’intera classe il proprio nome, cognome, università in cui ha conseguito la laurea triennale, argomento della tesi, aspirazioni future e il motivo per cui ha scelto di seguire il suddetto corso. Abbiamo impiegato più di un'ora per presentarci tutti. Dalle presentazioni è emerso che la maggior parte degli studenti vuole intraprendere la strada del giornalismo o dell’editoria, soprattutto libraria. Pochi hanno parlato di televisione, radio, pubbliche relazioni o marketing. È inoltre emerso che nessuno di noi ha scelto spontaneamente il corso, in quanto questo è stato inserito nel nostro piano di studi come insegnamento obbligatorio. Dopo le presentazioni, ci è stato fatto notare che nessuno di noi aveva avuto l'idea di fare foto della lezione, oppure di registrare o filmare le presentazioni. E dire che tutti ormai dispongono di telefonini con tele e fotocamera.
Nella seconda parte della lezione il Professore ha poi seguitato a spiegarci che cos’è un blog, qual è il suo scopo e cosa si può fare con esso, affermando che è un forma espressiva importante e recente ma che, dopo il suo exploit del 2003 dovuto all’introduzione della gratuità del servizio, ora sta vivendo un costante declino. Ci ha inoltre spiegato come si dovrebbe effettuare una ricerca in internet, consigliandoci di non fermarci mai alla ricerca più facile, perché basarsi su un’unica fonte è un rischio oltre che un’operazione semplicistica. Una buona ricerca è invece il risultato di una cernita accurata tra più informazioni.
Infine il Professore ci ha affidato un compito da svolgere: creare un blog seguendo sette semplici regole. Queste sono, nell’ordine:

- Guardare i blog altrui;
- Scegliere un template;
- Creare il blog;
- Provare a scrivere qualcosa ;
- Appropriarsi del meglio che si può trovare sulla rete e rielaborarlo al fine di farlo proprio;
- Legare il proprio blog a quello di altri;
- Inviare l’indirizzo al Professore.

La lezione si è poi conclusa con il motto:

LA RETE È CONDIVISIONE

Economisti nuovi intellettuali



Come potete vedere in questo video l'economista Michele Boldrin, residente negli USA da più di vent'anni, ha messo in discussione il Palazzo ed il "sistema Italia".
Ma questi attacchi una volta non erano prerogativa di scrittori e intellettuali? I nuovi punti di riferimento saranno gli economisti? Parole dure, parole forti quelle di Boldrin a Ballarò dello scorso 20 aprile. Parole condivisibili. Però, avrà proprio ragione lui?
O è Soru che ha individuato il vero problema?

Che fine ha fatto la spazzatura di Napoli?

L’Italia, è risaputo, è un paese in cui la presenza degli anziani si fa decisamente sentire. I mass media però sembrano non tenere in considerazione questo fatto: i quotidiani diventano di giorno in giorno sempre più strutturati e, per fare spazio agli inserzionisti, utilizzano caratteri tipografici sempre più piccoli; i telefonini presentano al loro interno un gran numero di funzioni che li rendono difficilmente gestibili anche da parte di un "nativo digitale"; internet è un labirinto che incute timore ai profani.
C’è ancora una cosa, però, che non è caduta sotto i colpi di questa tendenza giovanilista: il palinsesto.
Prendiamo in considerazione i palinsesti delle reti televisive più importanti d’Italia, ovvero le sette reti che vengono ricevute più o meno da tutti: le tre reti RAI (Rai1, Rai2, Rai3), le tre reti Mediaset (Rete4, Canale5, Italia1) e La7.
Ebbene, ogni palinsesto è letteralmente intasato, dalla mattina alla sera, da programmi oggettivamente discutibili e, quel che è peggio, palesemente indirizzati ad un pubblico di anziani.
Un esempio? Ma anche più di uno. E accompagnato, per giunta, da uno spontaneo commento.

Rai1:
Uno Mattina (6.45-09.35): NOIOSO; Verdetto finale (10-11): MORTALE; Occhio alla spesa (11-11.25): LESIVO PER L’INTELLIGENZA DEGLI SPETTATORI; La prova del cuoco (12-13.30): IN GUERRA SI MANGIAVA QUELLO CHE SI TROVAVA, ANCHE E SOPRATTUTTO I GATTI; Bontà sua (14.10-14.30): PER CHI RIESCE A CAPIRE COSA DICE COSTANZO; Festa italiana (14.30-16.15): SAGRA DELLA PORCHETTA; La vita in diretta (16.15-17): MA LA SOCIETÀ È QUELLA DEI SALOTTI?; L’eredità (18.50-20.00): DOMANDE UN PO’ PIÙ DIFFICILI NO?!; Prima serata (21.10-23.15): VARIABILE, E NONOSTANTE QUESTO DELUDENTE; Porta a porta (23.20-00.55): DULCIS IN FUNDO.

Rai2:
I fatti vostri (11-13): DIREI INNOVATIVO; Italia sul due (14.45-16.10): PER COLORO CHE HANNO A CUORE LE SORTI DEI NAUFRAGHI; Cuore di mamma (16.55-17.55): MA COM’È SIMPATICO AMADEUS!; L’isola dei famosi (20-20.30): E SE RIMANESSERO SULL’ISOLA PER IL RESTO DEI LORO GIORNI? SENZA TELECAMERE PERÒ!; Prima serata (21-23): QUANDO VA PROPRIO BENE C’È UNA PARTITA DI CHAMPIONS LEAGUE.

Rai 3:
Cominciamo bene (10.10-12): CON UNA TRASMISSIONE COSÌ NON PENSO PROPRIO; Un posto al sole (20.35-21.10): DECISAMENTE TRISTE.

Rete4:
Magnum P.I. (7-7.55), Charlie’s angels (8-8.50), Nash Bridges (8.50-10.15), Carabinieri (10.15-11.30), Distretto di polizia (12-12.55), Detective in corsia (12.55-13.50), Forum (13.50- 15.10), Wolff un poliziotto a Berlino (15.10-16.15), Walker texas ranger (20.30-21.10): UN INTERO PALINSESTO AL SERVIZIO DELLA LEGGE.

Canale5:
Mattino Cinque (8.40-11): NANI E BALLERINE; Beautiful (13.40-14.10): IL MUSEO DELLE CERE VIVENTI; Uomini e Donne (14.45-16.15): LA FIERA DELLE VACUITÀ; Pomeriggio Cinque (16.15-18.50): SALTIMBANCHI E CROCEROSSINE; Prima serata (21.10-23.30): BECERO, TRA AMICI, GRANDE FRATELLO, CESARONI, LO SHOW DEI RECORD, CIAO DARWIN.

Mancano all’appello i palinsesti di Italia1 e La7, dato che la maggior parte dei loro programmi sono indirizzati ad un pubblico anagraficamente più giovane. Ma non necessariamente più preparato! Qualche esempio anche in questo senso? Eccolo:

Le iene: MA HANNO ANCORA SENSO? A PARTE LUCCI, SONO NECESSARIE LE IMMANCABILI INTERVISTE A PROSTITUTE, TRANS E PORNOSTAR?;
Striscia la notizia: CLASSICO ESEMPIO DI MERCIFICAZIONE DELLA DONNA. INOLTRE È PESSIMA LA COMICITÀ DEI PRESENTATORI;
Otto e mezzo: I CAPELLI ROSSI DELLA GRUBER NON RICORDANO NEANCHE LONTANAMENTE IL ROSSO DELL’ELEFANTINO ROSSO.

Ricordo ai gentili lettori che questi programmi sono i punti fissi dei palinsesti, alcuni riproposti almeno cinque giorni su sette, dodici mesi su dodici.

A fronte di queste considerazioni, qualcosa si salva?
Fortunatamente sì. Al prossimo post.

mercoledì 21 aprile 2010

Che cos'è un blog?

È l'abbreviazione di web log e indica un sito web autogestito dove vengono pubblicate in tempo reale notizie, informazioni, opinioni o storie di ogni genere, visualizzate in ordine cronologico inverso. Il blog è uno strumento di libera espressione, una via di mezzo tra la homepage personale e il forum di discussione, che tiene traccia (log) degli interventi dei partecipanti. Un blog può essere personale, un diario online costantemente aggiornato che tutti possono leggere, oppure può essere uno spazio sul web attorno al quale si aggregano navigatori che condividono interessi comuni.

Fonte: http://www.pc-facile.com/glossario/blog/

Perchè "L'immagine allo specchio"?


Ho deciso di chiamare questo blog L’immagine allo specchio mutuando l’espressione dal titolo di un film di Ingmar Bergman (foto sopra). Ho scelto questo titolo come reazione ad una morbosa tendenza dei nostri giorni, ovvero quella di guardare tutto ciò che accade dal buco della serratura. A differenza di questa azione credo che lo specchiarsi faccia sorgere in chi si guarda una molteplicità di domande alle quali, spesso, non si possono dare risposte esaurienti. Ecco allora che questo atto diventa spesso motivo di vertigine e spaesamento. Ma è proprio da questa precarietà che si possono trarre informazioni utili almeno per un atto di autocoscienza.

Questo blog è indubitabilmente il mio specchio, uno spazio di ricerca ed approfondimento che mi sono ritagliato nel web. Ma spero che questo specchio potrà essere utile anche a voi visitatori. È per questo che mi impegnerò a fondo per cercare di approfondire nel modo più corretto possibile i temi del corso di Informatica applicata al giornalismo del Professor Lelio Alfonso e cercherò di esprimere giudizi su società, cultura e politica che siano necessariamente il risultato di un’indagine critica della realtà che ci circonda.

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