sabato 30 ottobre 2010

Un weekend animato

Chi si aspettava al cinema un weekend di Halloween in puro stile horror dovrà ricredersi.

Grande è infatti la curiosità suscitata, a sorpresa, da un film di animazione quale «L'illusionista» di Sylvain Chomet, la cui genesi è già di per sé di enorme interesse.

La storia è tratta da una sceneggiatura del celebre regista francese Jacques Tati, scritta nella seconda metà degli anni '50 e rimasta per più di mezzo secolo in un archivio, fino a quando la figlia di Tati, Sophie Tatischeff, decise che quel testo doveve essere rappresentato proprio da Sylvain Chomet, che aveva già reso omaggio a Tati nel suo precedente «Appuntamento a Belleville».

Opera struggente ed toccante, «L'illusionista» racconta le vicende di un anziano prestigiatore francese (ricalcato sul volto e sulla mimica dello stesso Tati), ormai costretto a esibirsi in caffè e teatrini di periferia perché sui grandi palcoscenici la scena gli è stata rubata da gruppi di rockstar in grado di attirare un pubblico maggiore.
Durante un'esibizione in un piccolo pub scozzese incontra la giovane Alice, che rimane affascinata dai suoi trucchi, credendo si tratti di vera magia. La ragazza, che lo seguirà poi a Edimburgo, diventerà allora la vera ragione di vita del vecchio illusionista.

Oltre che nella storia in sè, il fascino del film risiede anche nelle scelte tecniche dato che, come nel suo precedente lavoro, Sylvain Chomet predilige l'animazione tradizionale, il disegno a mano e le due dimensioni, dando così vita ad una pellicola ormai unica al giorno d'oggi.


Nuova recensione Cineland. Wall Street: il denaro non dorme mai


Wall Street: il denaro non dorme mai
di Oliver Stone con Michael Douglas e Shia LaBeouf.

Ventitré anni dopo il successo di Wall Street (1987), Oliver Stone si ripete e propone al pubblico una storia d’amore e di denaro che funziona e che tiene incollati allo schermo. Per vari motivi:
1- Considerato nel suo insieme, il film resisterà sicuramente al passare del tempo e verrà ricordato come un interessante documento socio-antropologico relativo al primo decennio del XXI secolo.
2- All’opera non manca (quasi) nulla: storia d’amore, vicissitudini del protagonista, il cattivo del passato si redime e aiuta il protagonista a combattere il cattivo del presente, riferimenti alla realtà contemporanea.
3- È forse il primo film – senza contare Capitalism: a Love Story (Michael Moore, 2009) – che vuole parlare, in modo certamente allegorico, della crisi economica mondiale scoppiata nel 2008 e tutt’ora in corso. E lo fa con occhio critico. Proprio come deve essere.
4- Shia LaBeouf si sta gradualmente imponendo sulla scena hollywoodiana come uno dei migliori attori (se non il migliore) della sua generazione: sempre nella parte, espressivo, carismatico. In poche parole credibile.
5- Il film ha ritmo, soprattutto nella prima parte. Stone sta ritrovando la verve perduta.
 
Qualche macchia? Sì. Il finale. Il regista avrebbe dovuto tagliare gli ultimi cinque retorici e superflui minuti.
 
Voto: 4/5
 
(Film visionato il 27/10/2010)

martedì 26 ottobre 2010

Vuoi saperne di più sulla guerra in Iraq?


Ti puoi avvalere di Wikileaks, il nuovo strumento che permette di leggere i diari di guerra.

L'operazione però deve essere condotta con attenzione, perchè il materiale in esso contenuto è grezzo, spesso non verificato.

Come scrive Guido Olimpo sul «Corriere della Sera» di oggi (pag. 46), «Wikileaks ha messo in imbarazzo i governi occidentali, adesso ci aspettiamo che provi a fare lo stesso con Paesi meno trasparenti. Ci auguriamo che trovi come fonte un pasdaran in Iran [...] o un soldato dell'armata popolare cinese [...]. Solo così la rivoluzione sarà completa».

venerdì 22 ottobre 2010

C'erano una volta gli intellettuali. Parte II


Continuiamo con Alberto Moravia, che qui vediamo in un'intervista estratta dal film-documentario Comizi d'amore (regia di Pier Paolo Pasolini, 1965). Quest'ultima è un opera imprescindibile per chi voglia comprendere e approfondire la realtà italiana del boom economico.

Lo scandalo

giovedì 21 ottobre 2010

Nuova recensione Cineland. Buried


di Rodrigo Còrtes con Ryan Reynolds.

Sistema solare. Terra. Medio Oriente. Iraq. Luogo imprecisato. Deserto. Sotto la sabbia una bara. Nella bara un uomo, Paul Conroy (interpretato da Ryan Reynolds). Egli dispone di: uno zippo, un BlackBerry, una fiaschetta di whisky e un pennarello. L'aria scarseggia e Paul, che non ricorda perchè è finito in quella situazione, comincia la sua personale lotta per la sopravvivenza.

Una storia, una persona e pochi oggetti sono sufficienti per tenere incollato lo spettatore allo schermo per tutta la durata del film. Senza un attimo di sosta. Senza mai - finendo inevitabilmente con l'identificarsi nello sventurato - riprendere fiato.

Per chi vuole trovare un significato al di là dell'evento rappresentato, si può osservare che l'opera spinge a porsi alcuni interrogativi sulla guerra, come: Chi ha visto la propria casa cadere sotto i colpi del nemico ha diritto a sottoporre a tortura colui che rappresenta l'invasore, qualunque sia il suo ruolo nella guerra? In questa, esistono figure neutrali? È giusto pagare i riscatti per liberare gli ostaggi?
L'aspetto più interessante di questo film riguarda proprio la condizione di questi ultimi.

Il protagonista maledice la propria sorte non solo perchè rischia di perdere la vita, ma anche perchè si accorge di non avere più un'identità (non a caso Conroy viene associato a tale Mark White, nome comune che rimanda al nostro Bianchi e che quindi veicola universalità). Della sua vita, della sua famiglia, della sua occupazione e dei suoi progetti non interessa né a coloro che lo hanno imprigionato né a coloro che dicono di essersi messi in moto per liberarlo. L'ostaggio è il mezzo per raggiungere un fine: riscatto per i rapitori; gloria per i liberatori.

Tutti gli ostaggi sono uguali. Il loro urlo è solo un "white noise".

Voto: 4/5

(Film visionato il 20/10/2010)

mercoledì 20 ottobre 2010

"Imperial Bedrooms" di Bret Easton Ellis. Recensione


1985. La matricola Clay – studente nel New Hampshire – ritorna a Los Angeles per le vacanze di Natale. Qui ritrova l’insoddisfazione, i genitori idioti, le auto di lusso, lo champagne, le abbronzature forzate, gli idromassaggi, i markettari e la droga a fiumi – cocaina, mescalina, LSD, canne, joint etc. I diciottenni strafatti della West Coast si muovono in un’aria saturata dalle note degli Human League, di Elvis Costello, degli Eagles, di Prince, e ancora dei Led Zeppelin, dei Doors, dei Clash, degli U2, di Sting, dei B52’s, di Billy Idol. Questo è Less Than Zero, con cui tutto ebbe inizio.

2010. Clay – sceneggiatore di successo – ritorna a Los Angeles per le vacanze di Natale. Qui ritrova i suoi vecchi amici – Blair, Julian, Trent, Rip –, quasi tutti impegnati nell’industria cinematografica. Dopo venticinque anni sono ancora strafatti, sempre più insoddisfatti, psicotici, rifatti, vuoti. Clay, che è continuamente pedinato da un’auto nera, riceve strani messaggi sul suo iPhone ed assiste ad un omicidio grazie all’applicazione di YouTube. L’aria non è più satura di note come negli anni Ottanta. Qua e là risuona qualche melodia di Elvis Costello, di David Bowie, dei The Fray. Questo è Imperial Bedrooms, letto tutto d’un fiato.

Forse Ellis non ha veramente più nulla da raccontare. O forse questi fottutissimi "anni zero" non hanno nulla di rilevante da dire e Bret ha centrato il bersaglio ancora una volta. 

martedì 19 ottobre 2010

Novità da Blockbuster. Cosa vedere e cosa no

Ho deciso di fare questo post per tutti quelli che, come me, preferiscono ancora noleggiare i film alla videoteca o al Blockbuster più vicino a casa perché non si accontentano di vedere i film in DivX ma se li vogliono gustare in qualità superiore e, magari, accompagnati da bei contenuti speciali.

La finalità del post è allora quella di individuare, nella grande messe delle novità, alcuni titoli da vedere assolutamente e altri da evitare. Logicamente a questi due gruppi si vanno ad aggiungere, in base al giudizio, i titoli da me recensiti e inseriti nella sezione Cineland.

Da vedere

Lebanon di S. Maoz ***1/2
Uno scorcio della prima guerra del Libano (giugno 1982) visto dall’interno di un carro armato israeliano inviato a perlustrare una cittadina ostile. Vincitore del Leone d’oro 2009. Non si riesce a sentire la voce che sussurra «l’orrore, l’orrore». Rimane però un film dal forte impatto emotivo.

Agora di A. Amenabar ***
Narra la vita della filosofa alessandrina Ipazia che, nel marzo del 415 d.C., venne uccisa da fanatici cristiani parabolani. È un film sulla laicità della cultura e sullo scontro di religioni. Retorico qua e là, ha il pregio di approfondire la realtà politico-religiosa di un periodo storico che ricorda molto quello in cui viviamo.

Fantastic Mr. Fox di W. Anderson ***
Film d’animazione realizzato con la tecnica del passo uno (o stop-motion o anche frame by frame). Graficamente impeccabile, quindi molto gradevole ai nostri occhi. Peccato che la storia, che nella prima parte regge benissimo, scemi sempre più sino ad arrivare ad un finale banale e scollato rispetto alla prima metà. La colpa, però, potrebbe essere di Roald Dahl, scrittore per l’infanzia che da noi viene ricordato più per altre opere (v. La fabbrica di cioccolato, Il GGG, Matilde).

Robin Hood di O. Stone ***
Buona ricostruzione delle atmosfere inglesi del XIII secolo. Suggestivi i paesaggi e riusciti i combattimenti. Storia d’amore – troppo retorica e legata alle moderne consuetudini – che condisce il tutto. Il potere dei soldi (hollywoodiani).

Segreti di famiglia di F.F. Coppola ***
Le tre stelle sono solo per il bianco e nero usato con maestria e che, quindi, rende il tutto esteticamente attraente. La storia è tanto esile quanto banale. Sembra un film di Fellini realizzato da una sensibilità che vale solo un terzo di quella felliniana.

La città verrà distrutta all’alba di B. Eisner ***
Remake dell’omonimo film del 1973 diretto da G.A. Romero. Rispetto al predecessore – oltre ad altri rimandi, come La guerra dei mondi di S. Spielberg – il lavoro incontra i gusti dello spettatore d’inizio millennio e riesce a tenere alta la tensione dall’inizio alla fine. Che è poi quello che chiediamo ad un horror che voglia essere definito tale.

Bocciati

Crazy Heart di S. Cooper **1/2
Chi ha visto The Wrestler (Darren Aronofsky, 2008) non può certo riuscire ad apprezzare questo film, che ne sembra la brutta copia. Certo, la recitazione di Geff Bridges è molto buona. Ma abbiamo sempre d’innanzi agli occhi la carne lacerata di Mickey Rourke. Che è meglio.

L’amante inglese di C. Corsini **
La storia ha senso, ma non regge. Questo perché la caratterizzazione dei personaggi è troppo superficiale. Storie come questa – così apparentemente semplici e allo stesso tempo così piene di implicazioni – sono riusciti a narrarle solo i grandi maestri.

The Hole di J. Dante **
La brutta copia – con la variante del buco in cantina – di Disturbia (D.J. Caruso, 2007). E ho detto tutto.

Case 39 di C. Alvart *
E dire che l’attrice principale è il premio Oscar Renée Zellweger. Già visto, già visto, già visto. Dunque scontato. Ricorda troppo Orphan (J. Collet-Serra, 2009), che invece vi consiglio di vedere.

Hatchet di A. Green *
Tette, culi e sangue da tutte le parti. Per adolescenti brufolosi che dirottano le loro pulsioni su questi gorno (gore+porno) films.

venerdì 15 ottobre 2010

C'erano una volta gli intellettuali. Parte I

Inauguriamo ufficialmente C'erano una volta gli intellettuali, appuntamento settimanale di approfondimento per cercare di capire meglio - attraverso i contributi video scovati per voi su YouTube - la realtà che ci circonda.

Per cominciare bene, partiamo con tre perle di saggezza di Pier Paolo Pasolini.

I medium di massa


La civiltà di consumo


L'ultima intervista

mercoledì 13 ottobre 2010

Chi (non) ha capito Inception?

A oltre due settimane dall’uscita italiana, abbiamo avuto tutto il tempo di vederlo, rivederlo, digerirlo, analizzarlo, studiarlo e dibatterlo.

È arrivato dunque il momento di tirare le somme.

Quello che da più parti è stato definito come “il film più complesso della storia del cinema” (Mereghetti), rivelerebbe in realtà una trama piuttosto semplice e lineare, sulla cui conclusione si addensano i maggiori interrogativi: insomma, questa trottola cade o no?
Fuor di metafora, il finale è una proiezione mentale del protagonista, o Cobb riesce davvero a riabbracciare i figli?

In questa domanda risiede il senso dell’intero film.

Già a luglio Slate aveva raccolto e riassunto le quattro teorie più accreditate, oggi riproposte dal Post:

1. Non c’è nulla da capire

Secondo questa tesi nel film succede esattamente ciò che sembra: Saito ingaggia la squadra di Cobb per innestare un’idea nella mente del ricco ereditiero Fischer, la missione ha successo e alla fine Cobb torna a casa dai suoi figli.

In alternativa Cobb rimane intrappolato nel limbo e la conclusione a cui assistiamo è solo una manifestazione del suo subconscio.

In effetti, dal risveglio di Cobb in avanti, tutto procede in modo fin troppo perfetto e così nasce il sospetto che il finale sia troppo bello per essere vero. Inoltre i bambini non sembrano essere cresciuti, indossano vestiti quasi identici e si trovano nella stessa posizione in cui erano nei ricordi di Cobb: il tutto sembra suggerire che la scena non sia altro che una proiezione del suo subconscio.
Tuttavia, osservando più attentamente, si può notare che, rispetto alle scene precedenti, in quella finale la bambina è interpretata da un’altra attrice e, soprattutto, è presente il padre di Cobb, interpretato nel film da Michael Caine il quale, durante un’ intervista alla BBC Radio, ha escluso categoricamente che la conclusione sia un sogno: «La scena è vera, perché io sono presente mentre nei sogni non ci sono mai».

2. Il quinto livello

L’oggetto dell’inception è Cobb e tutto il film costituisce un suo sogno. L’idea che i suoi compagni cercano di innestargli comporta la liberazione dal senso di colpa provocato dal suicidio della moglie Mal e rappresenta la conseguenza logica della frase che si scambiano più volte lui e Saito: “Vuoi diventare un vecchio, pieno di rimpianti, in attesa di morire solo?”. Il significato velato sarebbe: torna a casa dai tuoi figli, non lasciare che i rimorsi rovinino la tua vita.

Secondo questa teoria i livelli onirici non sarebbero quattro, ma cinque, mentre quello reale non sarebbe mostrato mai.

3. È tutto un sogno

Nulla di ciò che vediamo esiste davvero, è tutto un sogno di Cobb: nessuna squadra, nessuna innovativa tecnologia per estrarre o innestare idee alle persone durante il sonno. Sarebbe solo il subconscio di Cobb che si manifesta in un sogno particolarmente intricato per espiare il senso di colpa derivato dal suicidio della moglie. Una teoria, questa, eccessivamente semplicistica, che invaliderebbe le premesse di un film costruito fin nel minimo dettaglio.

4. Il film come metafora della creazione cinematografica

Il regista è l’architetto, le sceneggiature popolano gli ambienti e lo spettatore vive inevitabilmente nell’immaginario di qualcun’altro. Una volta finito il film, quando si riaccendono le luci in sala, si torna al mondo reale. Questa teoria è interessante, ma appare sommabile a qualunque altra delle tre proposte e non chiarisce nulla della trama.

Un indizio per chiarire una volta per tutte il senso del film di Nolan potrebbe essere costituito dalla ormai famigerata "questione dell'anello", che non ha nulla a che vedere con la trilogia di Tolkien. Si tratta invece della fede nuziale che Cobb porta solo nel mondo onirico, mentre essa curiosamente sparisce nelle sequenze riconducibili alla realtà. Quindi il fatto che durante l’incontro finale con i figli Cobb non indossi nessun anello suggerisce che egli effettivamente sia tornato alla realtà.
Tuttavia questo non esclude l’ipotesi che tutto il film, anche il livello reale sia un sogno.

Dunque tutto è possibile ma forse, in fondo, la cosa più importante non è tanto se la trottola cade o no, ma che Cobb non si volti più a guardarla.

venerdì 8 ottobre 2010

Nostalgia canaglia: CCCP

DOC era un programma televisivo musicale trasmesso da Rai2 negli anni Ottanta.
DOC, nel 1988, trasmetteva questo:


I CCCP, intervistati da Pier Vittorio Tondelli nel 1984, avevano dichiarato:
«Eravamo stanchi di tutto questo vivere all’americana, di mode americane e cose del genere. Credi di vivere in America, ma è ovvio che non è vero. Noi ci sentiamo europei dall’intelligenza più piena […]».
E ancora:
«Scegliamo l’Est non tanto per ragioni politiche, quanto etiche ed estetiche. All’effimero occidentale, preferiamo il duraturo; alla plastica l’acciaio. Alle discoteche preferiamo i mausolei […]».

(Ora su Rai2 c’è Top Of The Pops, che trasmette in prevalenza artisti anglosassoni dalle dubbie sonorità e dai testi inesistenti. E gli italiani? Ci sono, ci sono. Emma Marrone, Valerio Scanu, Marco Mengoni, Arisa, Marco Carta… Sono questi i più cliccati su YouTube).

Saggi. Per questo profetici.

mercoledì 6 ottobre 2010

A volte ritornano... gli intellettuali: Aldo Busi "la merla bianca"

Finalmente un programma televisivo (guardacaso de La7) che dà spazio ad una voce talmente "scomoda" che, per noi, diventa automaticamente "comoda". Ci eravamo chiesti che fine avessero fatto gli intellettuali che svolgono un ruolo di coscienza critica all'interno della società. Intanto eccone uno. Ha ragione? Non ha ragione? Chissene frega. Intanto torniamo a pensare.

Parte I: l'Italia, il governo, la metafora dei topi, il comunismo, la Chiesa, i partiti politici


Parte II: Fini, il caso Tulliani, il patriottismo, l'educazione politica, la condizione delle donne


Parte III: le donne e gli uomini, Berlusconi e i "berlusconini", gli errori della Sinistra, Vendola, la scuola di Adro, il dialetto, il DNA, la giustizia


Parte IV: l'amore, «milioni di telefonini e niente da dirsi», spleen

"Imperial bedrooms", data esatta dell'uscita


Leggiamo su http://www.lafeltrinelli.it/ che la nuova opera di Bret Easton Ellis Imperial Bedrooms uscirà il 12 ottobre 2010 (martedì prossimo). Il libro, edito da Einaudi nella collana Supercoralli e tradotto da Giuseppe Culicchia, consta di 148 pagine e costerà 18 euro.

Bisogna precisare, però, che nel sito dell'editore italiano di Bret la data di uscita non è specificata.

Qui sotto riportiamo quelli che saranno gli incontri con l'autore:

13 ottobre 2010
Torino (TO). Giuseppe Culicchia e Andrea Canobbio incontrano Bret Easton Ellis presso il Circolo dei Lettori (via Bogino, 9) alle ore 21.

14 ottobre 2010 
Alba (CN). COLLISIONI - Giuseppe Culicchia e Andrea Canobbio incontrano Bret Easton Ellis presso il Teatro Sociale G.Busca (piazza Vittorio Veneto) alle ore 21.

15 ottobre 2010
Milano (MI). Antonio Scurati incontra Bret Easton Ellis presso la libreria Feltrinelli (piazza Piemonte, 2) alle ore 18.30.

martedì 5 ottobre 2010

Non dire no al Panda!




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