sabato 27 novembre 2010

Attivisti! live @ Circolo Zerbini di Parma


Un uragano (ebbro) si è abbattuto su Parma nella notte di giovedì 25 novembre. Ma non ha scelto il centro o la periferia della città. Tra lo stupore generale ha deciso di occupare le stanze del circolo Zerbini di borgo Santa Caterina, concentrandosi prevalentemente nella zona antistante il bancone del bar. Quell’uragano (ebbro) è stato subito ribattezzato Attivisti!

Sono le ventitré circa e 7i (al secolo Setti) è il primo a dirigersi verso la zona adibita a palco. È alto, imponente, risponde in modo pacato a tutti quelli che lo interpellano. Imbraccia una chitarra nera, che porta un segnale che invita a fare attenzione ai panda, e si posiziona al centro della scena. Intanto S.TE (Sante), alla sua sinistra, accorda un basso color marrone. Indossa delle All-Star completamente nere, pantaloni e giacca a tre bottoni dello stesso colore. Da quest’ultima fa capolino il colletto maltrattato di una camicia candida, tenuto insieme da un’improbabile cravattina rosa a pois grigi. BR1 (Bruno) è già seduto sullo sgabello della batteria: è compatto e fiero (petto… e pancia in fuori). I suoi capelli sono arruffati, gli occhi cotti dall’alcool, le braccia spuntano dalle maniche arrotolate di una camicia bianca. Infine P.R. LOVE (ovvero Capitan Prana), sassofonista che sembra appena uscito da Love Boat con quel suo cappello da capitano e quella giacca impreziosita da uno stemma di carta disegnato a mano e appuntato in posizione del taschino.

Sono tutti in posizione. Sante si avvicina dunque al microfono. «Noi di Modena speriamo che la nostra città possa diventare in un prossimo futuro un luogo d’attrazione. Forse, un giorno, con lo scioglimento delle calotte polari, ci ritroveremo tutti a Modena Beach!». Ottima  introduzione. Mentre il pubblico applaude, le note cominciano ad uscire dagli amplificatori indistinte, penetranti. Il volume è veramente troppo alto. Poi però, quasi come in un delirio estatico, la melodia prende corpo. La voce di Sante è flebile, ma incisiva. «Modena beach già ti vedo bagnata dal mare/ Modena beach sei il mio ideale, il più balneare». Nota dopo nota il pubblico comincia a prendere confidenza con lo stile Attivisti!: c’è chi annuisce, chi sorride, chi saltella, chi riflette. Chi era distratto comincia ad interessarsi alla performance. E fa bene, dato che la canzone seguente è Piero Angela. Ora canta Setti. È sicuro di sé, sempre conscio di quello che dice. «Piero mi dolgo e mi pento/ per sbaglio ho guardato la Macchina del Tempo/ È vero che sono un coglione/ una volta ho guardato Cecchi Paone». Risate. L’allucinazione prende corpo e si estende grazie a Betty, canzone che parla di colei che «beve birra coi [suoi] gatti, e questo proprio non si fa», impreziosita dal sax sempre puntuale di Capitan Prana. Meno precisa risulta invece Attivisti in da auz, il loro cavallo di battaglia, che diventa un mix tra garage rock e rap anche a causa dell’assenza di ^ff, il secondo chitarrista. Sifilide? Gonorrea? Epatite? Purtroppo per lui niente di tutto questo. Solo una banale influenza. È l’ora di una pausa. Il volume è troppo alto e i timpani degli astanti rischiano di lacerarsi. A dire la verità il break non serve a questo. Il fatto è che mancano l’asta ed il microfono per Bruno, che ora dovrà vestire i panni del cantante. Niente paura, gli Attivisti! sono abituati a fronteggiare ben altri problemi (ad esempio favorire il ciclo riproduttivo dei panda travestendosi da panda femmina per raccogliere il seme maschile). Prana si spersonalizza togliendosi il cappello e, a guisa di valletta, soccorre l’amico reggendogli il microfono. Subito dopo le parole cominciano a rincorrere la batteria, e la batteria a seguire le parole, sempre più stanche, sempre più strascicate. «Andavo ai cento all’ora perché guidava Sante/ Andavo ai cento all’ora saluta la volante» (Autovelox). Il pubblico è in delirio e dopo aver assimilato il ritornello – «Ti ho fottuto perché ho rubato l’autovelox, l’autovelox» – non perde l’occasione per urlarlo a squarciagola alla prima occasione. Finita la canzone, l’ovazione è unanime. Tutti vorrebbero avere un autovelox a portata di mano per portarselo via. Il pubblico chiede il bis ma gli Attivisti!, confermandosi come gruppo magnanimo e accondiscendente nei confronti dei propri supporters, optano per un altro pezzo. Manca un chitarrista, è vero. Tuttavia chitarra, sax e batteria sono sufficienti. E il basso? Chissene. Setti, che ha ceduto la chitarra a Sante, afferra un rullante e comincia a scandire il tempo. Il Capitano pompa con il sax una melodia perfetta, ipnotica e, mentre Sante ripercorre il testo di Non si esce fiki dagli anni 80, Bruno "violenta" la batteria come se fosse la prima volta. «Che sballamento l’atmosfera è proprio mitico sto bar/ Con gli Attivisti in concerto che strimpellano da urlo». Parole profetiche. Il gruppo ha finito e ora si gode i suoi meritati applausi.

C’è chi chiede e chi si chiede: ma gli Attivisti! che genere di musica fanno? Provo a dare una risposta. Gli Attivisti! sono uguali solo a loro stessi, ed è questa la loro forza

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Belle canzoni!

sante ha detto...

Sono commosso come sempre. Ma non saranno queste lacrimucce a fermare la nostra conquista del parmense. Oggi circolo Zerbini, domani teatro regio!

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