giovedì 18 novembre 2010

Nuova recensione Cineland. The Social Network


The Social Network
di David Fincher con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake.

Mark Zuckerberg è uno studente dell'università di Harvard. Mark Zuckerberg è un brillante programmatore del secondo anno. Mark Zuckerberg è un nerd. Mark Zuckerberg è una persona sgradevole (non a caso la canzone del trailer è una rivisitazione di Creep dei Radiohead). Lo è perché è un saputello che parla solo di sé stesso e che ha una grandissima voglia di emergere. Per tutti questi motivi Mark Zuckerberg viene mollato dalla sua ragazza, Erica Albright. Quella stessa notte Zuckerberg crea FaceMash, un sito che diventa talmente popolare da mandare in crash i server del campus. L'episodio, mal visto dall'università, fa sì che Zuckerberg venga notato dai gemelli Cameron e Tyler Winklevoss e dal loro socio Divya Narendra, i quali sono alla ricerca di un programmatore per un progetto, HarvardConnection, finalizzato a connettere online gli studenti di Harvard. Questa è solo la punta dell’iceberg. Il resto dell’opera, compenetrazione tra realtà storica e finzione cinematografica, è incentrato sulle controversie che hanno interessato coloro che hanno avuto a che fare con Facebook.

Il film ha attinto dalla tradizione cinematografica più recente. Tornano alla memoria A Beautiful Mind (Ron Howard, 2001) e Le regole dell’attrazione (Roger Avary, 2002). Anche Zuckerberg, come il matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr., è caratterizzato da una genialità a tratti autistica, contraddistinta da stranezze nel comportamento, sguardo perso nel vuoto e risposte tanto intelligenti quanto irriverenti. Per non parlare di un riferimento ancora più diretto: all’inizio del film un algoritmo viene scritto sui vetri della finestra della camera di un dormitorio. Il film di Avary ritorna invece nella tecnica registica, spesso volta ad enfatizzare gli eccessi e le sregolatezze che animano i campus universitari.

C’è poi un’altra importante coincidenza, da esplicitare se si vuole capire pienamente l’opera di Fincher. The Social Network è un adattamento del libro di Ben Mezrich Miliardari per caso (Sperling & Kupfer). Fin qui niente di speciale. Tuttavia, "non tutti sanno che" Mezrich è anche l’autore di Blackjack Club (Oscar Mondadori, 2005), opera che ha avuto in 21 (Robert Luketic, 2008) la sua trasposizione cinematografica. Non ci stupisce allora osservare che i due film hanno nei fatti le stesse caratteristiche di fondo: spazio studentesco, dei promettenti studenti vogliono mettere a frutto la loro abilità per sfondare e/o semplicemente fare soldi per fare colpo, inevitabilmente si dedicano anima e corpo alla loro attività, conseguentemente perdono amici e/o fidanzata. Ecco, in quattro frasi, la struttura del film. Un po’ pochino.

Il film si caratterizza per essere un buonissimo prodotto: ottimo packaging (compreso il trailer), ottima colonna sonora (non a caso curata da Trent Reznor), qualche momento di sottile ironia. Tuttavia rimane sul livello di una superficialità giovanilistica che gli impedisce di essere un’opera matura, completa. Scarsa è, ad esempio, la caratterizzazione dei personaggi, risolta spesso con l’utilizzo degli stereotipi più scontati: lo studente brutto ma geniale, quello un po’ meno geniale e per questo un po’ più belloccio, lo studente bello, aitante e per questo ricco. E poi, chi è Mark Zuckerberg? Da dove viene? Quali sono le sue aspirazioni? Il suo è solo un tentativo di rivalsa nei confronti di colei che lo ha lasciato? Perché tradisce l’amico? Effettivamente lo sappiamo, ma solo perché viene esplicitato con un dialogo durante lo svolgimento del film.

Il finale funziona, ma è banale: accetterà la ex del protagonista la richiesta d’amicizia che quest’ultimo le ha mandato tramite la sua cretaura?

Voto: 3/5

(Film visionato il 17/11/2010)

1 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

secondo me le numerose domande che ti poni sono proprio l'effetto voluto dal film di fincher.
non dare risposte, non dire chi è esattamente zuckerberg, ma lasciare il dubbio, anzi un sacco di dubbi

le similitudini con "21" non le avevo notate, ma in effetti era anche quello un film che mi aveva colpito particolarmente

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